commercio estero

Effetto sushi: corre l’import di salmone dalla Norvegia

Secondo il Norwegian Seafood Council, l’export dal Paese scandinavo nel 2018 è cresciuto del 18%. In otto anni (dal 2010 al 2018) l’export di salmone verso le nostre tavole è esploso del 324%, a danno dello stoccafisso

di Silvia Marzialetti


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Forte crescita per l’import di Salmone dalla Norvegia

3' di lettura

Schizza l’import di salmone in Italia, trainato dal boom del sushi. Secondo il Norwegian Seafood Council, l’export dal Paese scandinavo nel 2018 è cresciuto del 18%, passando dalle 52.700 tonnellate del 2017, alle 62.278 tonnellate del 2018, per un valore di 3,5 miliardi di corone norvegesi (quasi 350 milioni di euro). Con una quota di mercato del 12%, l'Italia è il terzo importatore mondiale di riferimento per il Paese dei fiordi, dietro a Danimarca (16%) e Spagna (13%).

In otto anni (dal 2010 al 2018) l’export di salmone verso le nostre tavole è esploso del 324% a danno dello stoccafisso, che nei consumi italiani ha sempre trovato il primo mercato di riferimento, con una quota di mercato globale del 73% (davanti a Nigeria, Croazia e Stati Uniti).

A tirare la volata al prodotto di eccellenza dei Mari del Nord il boom del sushi, che dal 2016 al 2019 in Italia ha implementato i consumi dell’80%: l’area in cui il piatto spopola è il Nord Ovest (con una quota di mercato del 55,1%), seguito da Centro Italia (20,5%), Nord Est (14,1%) e Sud (10,2%).

Nato come una moda e diventato negli anni fenomeno di massa, il trend tutto in ascesa del pesce crudo è stato incentivato – secondo una indagine condotta da Nielsen per il Norwegian Seafood Council – dall’aumento dei ristoranti di cucina giapponese e dall’ampliamento dell’offerta food-to-go nei punti vendita della Grande distribuzione, dove i prodotti classificati come sushi (bento box a base di pesce, riso e verdura o mix ready to eat) sviluppano un giro d’affari superiore ai 113 milioni.

Arruolato timidamente nel mercato del sushi come sostituito del tonno – diventato troppo caro – oggi il salmone è l’ingrediente che più di ogni altro identifica il celebre piatto a base di pesce crudo e sta guadagnando una buona reputazione anche a livello di sostenibilità.

Secondo il Coller Fairr 2019 Protein Production Index – che classifica sessanta tra i principali produttori mondiali di carne, latticini, pesce e crostacei, sulla base di indicatori legati alla trasparenza, alla gestione dei rischi materiali e alle best practice – la produzione di salmone norvegese è la più sostenibile tra quelle di alimenti proteici al mondo.

Motivo di vanto per il ministro della Pesca norvegese, Harald T. Nesvik, che in un incontro con alcuni giornalisti italiani in ambasciata descrive il sistema: «Le norme che regolano l’acquacoltura nel nostro mare sono le più restrittive: abbiamo tredici aree di produzione controllate da un sistema di regolamentazione: oltre una certa soglia non si può produrre».

«Le aziende norvegesi che praticano l’acquacoltura si trovano in un’ottima posizione rispetto ai fattori di rischio tra cui sicurezza alimentare, inquinamento, uso di antibiotici, benessere animale», prosegue Trym Eidem Gundersen, direttore del Norwegian Seafood Council Italia.

La posizione del Paese scandinavo si rispecchia nel Blue Paper, il rapporto sul futuro della produzione alimentare di provenienza ittica realizzato dal gruppo di alto livello di esperti delle Nazioni Unite per la Sustainable Ocean Economy – composto da 14 capi di Governo – e appena presentato alla Fao, a Roma.

Nei primi dieci mesi del 2019 la Norvegia ha esportato 2,2 milioni di tonnellate di prodotti ittici, per un valore di 87 miliardi di corone norvegesi (8,6 miliardi di euro). Il volume delle esportazioni è diminuito del 4%, ma il valore è aumentato dell’8% (6,3 miliardi di corone), rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il più grande produttore mondiale di salmone, Mowi (ex Marina Harvest), è al primo posto dell'indice Collerr Fairr di quest'anno, seguito da Lerøy. Con Grieg Seafood al sesto posto e Salmar al nono, tutti i principali produttori norvegesi di salmone sono nei primi dieci posti della classifica.

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