parigi

El Greco, fra i padri dell’arte moderna

La mostra dedicata a Domenico Theotokopouols è al Grand Palais fino al 10 febbraio

di Marina Mojana

default onloading pic
El Greco, Gesù nell'orto degli ulivi

La mostra dedicata a Domenico Theotokopouols è al Grand Palais fino al 10 febbraio


2' di lettura

Il Grand Palais di Parigi (3, Avenue du Général Eisenhower;) fino al 10 febbraio presenta Greco, una vasta retrospettiva dedicata al pittore El Greco (1541-1614).

La mostra traccia il percorso del maestro cretese, dalla sua formazione di pittore di icone bizantine, fino alla rilettura della sua opera in chiave moderna.

Domenico Theotokopoulos, originario di Candia e per questo soprannominato El Greco, nacque quando l'isola di Creta era sotto l'influenza veneziana; poco più che ventenne giunse a Venezia per diventare un pittore moderno o, per meglio dire, alla moda, ponendo le basi di una formazione da ritrattista rinascimentale che guardava a Tiziano, Veronese e Tintoretto. In Laguna fu l'ultimo grande maestro del Rinascimento e in Spagna, dove giunse a circa quarant'anni, dopo un passaggio quasi defilato a Roma, divenne il primo grande pittore del Secolo d'Oro.

La mostra riunisce 71 opere, tra cui grandi composizioni, schizzi e una scultura, offrendo un'impressionante ed elettrizzante carrellata di forme allucinate, di colori psichedelici, intinti in una religiosità fiammeggiante e profondamente cattolica, dove ogni forma di vita viene accolta nel grande abbraccio di una luce ultraterrena. La mostra rappresenta l'opportunità di ammirare il quadro più celebre dell'artista, l'Assunzione della Vergine dipinta a Venezia verso il 1577, proveniente dal The Art Institute di Chicago e da poco restaurato.

Nel corso del tempo El Greco, la cui opera venne riscoperta soltanto a fine Ottocento, fu giudicato un eretico, un mistico, un folle, addirittura un astigmatico per giustificare le forme eccessivamente allungate dei suoi personaggi e le proporzioni antinaturalistiche delle sue tele. Il pittore venne anche definito, più semplicemente, un artista estraneo al suo contesto di appartenenza, così avanti da aprire un varco tra il Rinascimento, l'arte moderna e le prime avanguardie del XX secolo. L'ultima tela che chiude il percorso, infatti, raffigurante L'apertura del quinto sigillo (o la Visione di San Giovanni), dipinta verso il 1610 – 1614 e proveniente dal Metropolitan di New York, ricorda in modo impressionante alcuni dettagli de Les Demoiselles d'Avignogne di Picasso e ben si comprende a chi si ispirò il maestro spagnolo quando le dipinse nel 1907, dando il là alla rivoluzione cubista.

La grande retrospettiva in scena al Grand Palais mette, dunque, in luce la produzione dell'artista, seguendone l'incredibile evoluzione, da Venezia a Toledo. La narrazione di questo cammino artistico avviene in uno spazio concepito come la navata di una cattedrale, opera della scenografa Véronique Dollfus, nel quale la luce ritma il passo del visitatore, attirato verso il centro dove è posizionata la grande pala d'altare dell'Assunta.
Proposta in Francia, questa retrospettiva acquista un doppio carico di significato, se si pensa all'influenza che l'artista ebbe non soltanto su Picasso, ma prima ancora su Cézanne, universalmente riconosciuto come il padre dell'arte moderna.

Più in generale, El Greco - che spesso non portava a termine i suoi quadri lasciandone molte parti incompiute - è stato inteso come un precursore del concetto di non finito che attraversa tutta l'arte moderna, da Goya a Manet, da Cézanne a Bacon.

Grand Palais, Parigi, Greco, fino al 10 febbraio,

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...