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El Salvador legalizza il bitcoin, è il primo paese al mondo. Lo Stato sfida la moneta tradizionale?

Il Parlamento del Salvador ha approvato il disegno di legge del presidente Nayid Bukele per legalizzare i bitcoin

di Vittorio Carlini

articolo aggiornato il 9 giugno alle ore 8,37

(Afp)

4' di lettura

Il parlamento de El Salvador ha approvato il disegno di legge del presidente Nayid Bukele, per legalizzare i bitcoin. Lo Stato centroamericano è così diventato così il primo paese al mondo che utilizzerà la criptovaluta come moneta legale.

La mossa era stata annuncitata nel week end scorso. «La prossima settimana invierò una proposta legislativa al congresso per far sì che il bitcoin acquisisca corso legale» aveva annunciato Bukele. Inutile dire che già in quel momento il mondo delle criptovalute (non, però, le quotazioni della cryptocurrency) era entrato in fibrillazione. Su twitter i grandi “influencer” come Tyler Winklevoss, che insieme al suo gemello Cameron è diventato miliardario grazie al bitcoin, avevano cinguettato: «Grande notizia...». Al di là delle reazioni della cryptoeconomy l’annuncio dell’approvazioned ella legge è importante. Nayib Bukele ha previsto la creazione di una partnership tra El Salvador e una società di “wallet” digitali: Strike. L’obiettivo è costruire una moderna infrastruttura finanziaria usando la tecnologia della criptovaluta regina.

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Il “lighting network”

In particolare il meccanismo alla base del progetto è quello di sfruttare il cosiddetto “lighting network”. Di cosa si tratta? Senza pretesa di esaustività, è una rete di trasferimento “off chain” (fuori dalla catena di blocco) sviluppata sopra la blockchain stessa del bitcoin. Il sistema funziona a livello “peer to peer” e, come scrivono Michele Facchini e Giorgio Alessandro Donà Danioni (“Blockchain Masterclass”), la sua utilità «si basa sulla creazione di canali di pagamento (...), attraverso i quali gli utenti possono effettuare transazioni in criptovalute senza soluzione di continuità». In altre parole: si tratta di una tecnologia che, vista la lentezza del sistema di validazione (“proof of work”) del bitcoin, bypassa il problema e consente di usare la criptovaluta regina come “mezzo di trasporto del valore”.

«L’applicazione realizzata da Strike -dice Ferdinando Ametrano, fondatore e ceo di CheckSig - funziona, più o meno, nel seguente modo». Immaginiamo un soggetto A che vuole, tramite un percorso digitale, inviare dei dollari al soggetto B. «Ebbene: la App, nel momento in cui A invia i denari, fa le veci del cambia valute». I dollari vengono trasformati in bitcoin. Questi, grazie al “lighting network” sono trasferiti immediatamente alla fine del percorso. «Qui la App di nuovo opera come cambia valute e ri-trasforma i bitcoin in dollari». La criptovaluta per eccellenza viene usata, per l’appunto, quale «mezzo di trasporto del valore».

Al di là di ciò, va ricordato che El Salvador è un Paese che conta molto sulle rimesse dei suo connazionali dall’estero consente di comprendere quali possano essere i perché di questa clamorosa mossa. Tra le finalità, evidentemente, c’è anche quella di riuscire a disintermediare il sistema finanziario delle transazioni internazionali di valute. Così facendo le commissioni pagate da chi realizza la commessa possono scendere o diventare nulle.

Le implicazioni geopolitiche

È chiaro che il progetto può avere impatti importanti. In primis sul fronte degli stessi intermediari finanziari. «Il programma, nonostante le scarse informazioni in nostro possesso e anche se rimanesse limitato sulle rimesse internazionali - afferma Luca Fantacci, codirettore dell’Unità di ricerca per l’innovazione monetaria della Bocconi -, potrebbe dare luogo ad un sistema complementare a quello tradizionale. Un meccanismo che, tra le altre cose, da una parte» bypassa gli intermediari esistenti; e, dall’altra, «mettendosi in competizione con quelli già in essere, darebbe notevoli benefici al consumatore».

Ma non è solo questione di trasferimenti internazionali di denaro. La situazione è ben diversa nel momento in cui la volontà della Stato Centro Americano fosse di più ampia portata. Vale a dire se, in ipotesi, si concretizza l’obiettivo di utilizzare il bitcoin come valuta da affiancare al dollaro (che è la divisa di fatto utilizzata in El Salvador). In questo caso, infatti, la decisione presa può costituire un ulteriore precedente rispetto allo scontro tra criptovalute e monete fiat. In tal senso non va scordato ad esempio che, poco tempo fa, Pechino ha di fatto vietato l’uso dei criptoasset ai soggetti privati, sia istituzionali che retail. Non perché non c’ è interesse allo sviluppo di valute digitali. Tutt’altro! Il Governo autoritario cinese infatti, conscio che i sistemi di pagamento cashless sono molto diffusi nell’ Impero di Mezzo, da un lato punta a creare il suo yuan digitale; ma, dall’altro, vuole impedire la nascita di un mercato di monete virtuali parallele.

Convivenza tra monete private e sovrane

«Al di là delle strategie in Cina -riprende Ametrano - quello che potrebbe ipotizzarsi, in futuro, è uno scenario un po’ a macchia di leopardo». Vale a dire? «La coesistenza tra monete virtuali private e monete sovrane. Non vedo nulla di strano che, in un mondo globalizzato dove il digitale consente l’ubiquità virtuale, ci siano delle valute le quali nascono in quanto legate a determinati beni e servizi». In realtà il tema non pare così semplice. Una moneta, al di là dei requisiti che tutti conosciamo (unità di conto, mezzo di scambio, riserva di valore), ha un’altra funzione: quella di mezzo di pagamento, che le consente di estinguere il debito che è stato contratto.

È il potere liberatorio del mezzo di pagamento che permette al debitore di sgravarsi dell’onere che pesa su di lui. Si tratta, a ben vedere, di una funzione che da una parte introduce la dimensione temporale (non presente nella caratteristica del mezzo di scambio); e, dall’altra, richiede la presenza di una struttura socio-economica-giuridica-militare la quale riconosca il potere liberatorio alla moneta stessa. A fronte di ciò è chiaro che, piaccia o non piaccia il bitcoin, la reazione degli Stati sovrani (e delle banche centrali) non si farebbe attendere nel momento in cui le cryptocurrency mettessero in discussione la rilevanza della stessa struttura socio-economico-giuridico-militare.

«Potrà essere che accada questo, per quanto dubiti della capacità e velocità di reazione delle istituzioni tradizionali -ribatte Ametrano -. Al di là di ciò, tuttavia, non vedo quale “maleficio” possa concretizzarsi se nel mondo si fanno avanti soluzioni di pagamento, o di riserva di valore, che sono più efficienti e meno onerose di quelle esistenti».

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