recensione

Elden Ring, la cronaca disgraziata di un senza luce e la variabile tempo. La nostra prova

Il 25 febbraio esce l’attesissimo videogioco per Pc e console nato dalla collaborazione tra George R.R. Martin (Trono di spade) e Hidetaka Miyazaki (Dark Souls)

di Luca Tremolada

4' di lettura

Hidetaka Miyazaki il leggendario game director di From Software non un innovatore e neppure un visionario ma il più incredbile architetto di ansia e inquietudine che l’industria dei videogioco abbia mai conosciuto. Chiunque abbia giocato ai suoi Action-Gdr, scopre mondi spaccati e sofferenti, rovine maestose e lugubri, duelli epici e spietati, vive insomma esperienze uniche e indimenticabili. Elden Ring è il successore spirituale della serie Dark Souls, è stato scritto con George R.R. Martin, l’autore della saga del Trono di spade ed è il gioco per Pc e console più atteso dell’anno. É un open world ed è una novità per From Software: per la prima volta viene resa liberamente esplorabile una terra dolente e magica, con orizzonti di nebbia sospesi nel tempo, castelli girigi e monumentali e paludi morenti popolate da abomini grandi come case e creature solitarie che custodiscono pezzi della cosmologia di un regno che andrete a ricostruire nel corso del gioco. Siamo dalle parti di “The Legend of Zelda: Breath of the Wild per vastità e di Shadow of the colossus di Fumito Ueda per meraviglia: parliamo di un titolo non rivoluzionario per i fan dei souls like ma finalmente più accessibile e per questo candidato a migliore gioco dell’anno.

L’Anello Ancestrale e l’Albero Madre sono fonti della grazia e della vita che popola l’Interregno

Cronaca di un senza luce e senza grazia

Chi vi scrive ha giocato alcune decine di ore nell’Interregno, ha combattuto con tutte le sue forze contro un drago che gli è piombato dal cielo ma ha perso. Nelle lande bagnate della Sepolcride è sgusciato dietro un gigante di pietra, lo ha colpito con la sua spada, non la ha neppure scalfito ed è presto morto. Allora è entrato in una catacomba, ha combattuto per due ore ma è uscito con una katana incantata più potente. È tornato dal troll ma ha perso di nuovo. Di solito chi vi scrive pur studiando moltissimo le statistiche e curando con precisione la progressione delle abilità di combattimento del proprio personaggio cede prestissimo alla frustrazione all’ansia e allo scoraggiamento. Questo volta non è accaduto. La progettazione di Elden Ring aperta e più diciamo inclusiva ha reso il gioco più accessibile. Che non vuole dire più facile ma solo leggermente più leggera. Possiamo scappare via veloci quando le creature che ci circondano sono al di sopra delle nostre possibilità, ci sono più punti di salvataggio, abbiamo più occasioni per fermarci e cambiare strategia e più vie di fuga. L’illusione è di poter carpire il segreto dell’anello ancestrale anche senza perdere troppo spesso la pazienza. Non è così, è sempre e comunque un gioco di Miyazaki che riserva frustazione e rabbia. Tuttavia, in qualche modo i senza luce (cioè noi) siamo più incoraggiati e coraggiosi. Elden Ring è resta severo come gli altri Dark Souls ma è il dark fantasy meno oscuro di From Sofware.

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È uno dei boss che incontrerete se provate ad avvicinarvi al castello di Stormveil

La collaborazione con George Martin e le lore

La narrazione ambientale è parte del fascino del franchise dei giochi di Hidetaka Miyazaki. Elden Ring, vale la pena ribadirlo, è a tutti gli effetti un gioco di From Software, le lore cioè gli elementi della trama sono state scritte dall’autore di “Il Trono di Spade” . Il rapporto tra i due, racconta il portavoce dello sviluppatore giapponese, si è concretizzato in un carteggio che ha portato a una comune visione della mitologia che poi è stata scomposta e affidata a elementi del videogioco di Miyazaki che vuole dialoghi con personaggi, documenti ritrovati, rune, messaggi ecc. Il giocatore si trova così a scoprire quanto è accaduto, il proprio destino e le vicende delle creature esplorando l’ambientazione e portando a termine le sfide che incontrerà lungo il suo cammino. Il mondo di Elden Ring è suddiviso in sei grandi dungeon governati da semidei concepiti da Martin. Il personaggio controllato dal giocatore, non nasce con una personalità pre-costituita scopre il suo scopo durante il gioco.

Elden Ring - Overview Trailer

Le novità di Elden Ring

A differenza di qualsiasi altro gioco FromSoftware, i giocatori possono evocare una cavalcatura da qualsiasi parte del mondo aperto che permetterà loro sia di muoversi più velocemente nella mappa (e quindi di fuggire in caso di necessità) sia di operare nuovi attacchi. L’esperienza è intuitiva e appagante, inoltre aumenta la varietà del sistema di combattimento che peraltro di arricchisce di una meccanica “Guard Counter” che consente di infliggere un colpo subito dopo una normale parata. Il contrattacco tuttavia è contrattaccabile. Nulla è lasciato al caso: come negli altri Souls dovrete impiegare tempo per progettare le strategie di attacco e di difesa del vostro personaggio. Come in Sekiro, i giocatori possono scegliere di eliminare i nemici attraverso opzioni stealth tipo nascondervi tra l’erba o immobilizzare l’avversario con dardi soporiferi. A differenza di Sekiro però il combact system è meno tecnico e rigoroso: vuole dire che non sarà oltre al tempismo e ai riflessi servirà studiare una strategia di lunga durata per affrontare i boss più forti. Come Dark Souls ci sarà la possibilità di evocare spiriti per assisterti nelle aree chiave e negli incontri con i boss. E questo è un bene.

Elden Ring - Story Trailer

Cosa ci è piaciuto? Che è divertente

È vero che se lo prendi sul serio non c’è nulla da ridere ma c’è una ironia più marcata rispetto al passato. Il mondo è meno angosciato, disperato e mortifero: c’è insomma vita intorno a voi. Per esempio nell’acquitrinio troverete animali selvatici, tra i ruderi di roccia mercanti e tanti piccole geniali follie che disturberanno il vostro tragitto strappandovi a volte qualche sorriso. In alcune situazioni, per esempio, sentirete parlare del The loathsome Dung Eater (il ripugnante Mangiatore di Letame). La classe del disgraziato viene così definita: «Un povero, inutile pezzente, nudo come il giorno in cui è nato. Ha soltanto un randello con sé». Vi troverete ad assistere a scontri di colossi che si massacrano tra loro. Certo non è come vivere nel mondo di Candy Candy ma il livello dell’ansia in qualche modo lo sentire più basso, anche solo di qualche tacca.

La variabile tempo.

Per finire Dark Souls ci vogliono almeno 60 ore. Sekiro 30 ore, Bloodborne quasi 35 ore in media. I giochi di FromSoftware richiedono pazienza, studio e tempo. Tanto tempo. Se aggiungi come autore come George Martin (sette romanzi delle serie le Cronache del ghiaccio e del fuoco) puoi solo intuire il tempo che passerai là dentro a leggere, scoprire e incantare armi. Inoltre, l’open world rende l’esperienza di Elden Ring più intimista. Avrete meno la voglia di copiare dallo streamer “professionista” e più desiderio di trovare la vostra strada. Vuole dire spendere più tempo nel gioco ma ne vale la pena.

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