al voto il 4 marzo

Election day: in Lombardia rottura a sinistra, nel Lazio si tratta ancora

di Andrea Gagliardi e Andrea Marini


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4' di lettura

Election day: per gli elettori di Lazio (4,4 milioni) e per la Lombardia (7,5 milioni) il 4 marzo – in base a quanto comunicato dal Viminale – si voterà non solo per il rinnovo di Camera e Senato, ma anche per eleggere il nuovo governatore. Una decisione che dovrebbe consentire di risparmiare quasi 100 milioni. Tuttavia, i partiti sono tutt’altro che avanti nel definire i propri candidati o, dove i candidati ce li hanno, nel determinare le proprie alleanze. E se il centrodestra conferma l’intesa Fi, Lega e FdI, nel centrosinistra si prospetta una spaccatura anche a livello locale tra Pd e la sinistra (o parte di essa).

Gori e le due liste civiche in Lombardia
In Lombardia a sfidare il governatore uscente Roberto Maroni (leghista, sostenuto anche da Fi e Fratelli d’Italia) ci sarà Giorgio Gori, sindaco di Bergamo, renziano, che si è schierato a favore del referendum sull’autonomia voluto fortemente proprio dalla Lega e da Maroni. Ancora da definire la coalizioni di Gori, scelto senza ricorrere alle primarie. A sostegno del candidato governatore di centrosinistra ci saranno due liste civiche, una centrista (con un pezzo dell'ex Ncd) e una “progressista” che richiamerà l’esperienza di Giuliano Pisapia. E mentre il M5s schiera il consigliere regionale uscente Dario Violi, che ha vinto le regionarie lo scorso novembre con 793 voti, è saltata invece ogni possibilità di un accordo con la sinistra con Liberi e Uguali.

LeU corre da solo al Pirellone
«Non c'è una pregiudiziale nazionale, valutiamo caso per caso, a seconda dei territori i margini per possibili alleanze con il Pd. In Lombardia la situazione à compromessa. Non ci sono le condizioni politico-programmatiche per un accordo» dichiara il deputato Alfredo D'Attorre, esponente di Mdp-LeU. Liberi e uguali ha deciso oggi di formalizzare la rottura con il Pd e presentare un suo candidato alla presidenza, che sarà ufficializzato martedì. Il nome, come spiega Onorio Rosati, consigliere regionale uscente di Mdp-LeU, sarà votato dall'assemblea regionale di Leu (alla quale parteciperanno i militanti di Si, Mdp e Possibile) convocata mercoledì 10 gennaio non a caso a Sesto San Giovanni, storica roccaforte rossa passata per la prima volta dal Dopoguerra al centrodestra nelle scorse elezioni comunali. Si lavora ancora all'identikit del candidato presidente. Non è escluso che alla fine possa emergere un nome della società civile per allargare il profilo della lista, che presenterà lo stesso simbolo delle elezioni politiche. «Da più parti mi è stato chiesta la disponibilità a candidarmi e io l’ho data, ma sono pronto a fare un passo indietro nel caso in cui dovesse emergere una candidatura più autorevole della mia» chiarisce Rosati.

Zingaretti si ricandida nel Lazio
Nel Lazio, il governatore uscente del centrosinistra Nicola Zingaretti (del Pd, ma non renziano)ha già annunciato la sua ricandidatura da mesi, con l'obiettivo di creare una coalizione ampia, aperta anche alla società civile. E se Massimiliano Smeriglio – vicepresidente uscente, ex Sel e già vicino a Giuliano Pisapia – è ora tra i promotori della lista civica di Zingaretti, in Liberi e Uguali è in corso una discussione: la parte che fa riferimento a Mdp vorrebbe correre a fianco di Zingaretti, mentre la parte che viene da Sinistra italiana punta a presentare un proprio candidato (che potrebbe essere Paolo Cento, al cui seguito potrebbero aggiungersi anche altri movimenti civici e di sinistra). Al momento la possibilità che anche Si corra con Zingaretti è data al 40 per cento. Una decisione dovrebbe arrivare tra martedì e mercoledì della prossima settimana. E se Liberi e Uguali alla fine dovesse spaccarsi andrà risolto il problema del simbolo: se, e da chi, potrà essere utilizzato nel Lazio.

Centrodestra in ritardo nel Lazio
Anche i 5 stelle hanno già scelto la deputata Roberta Lombardi. Mentre nel centrodestra per ora c’è solo la disponibilità del sindaco di Amatrice Sergio Pirozzi. Pirozzi, proveniente da Fratelli d’Italia e in un primo momento sponsorizzato da Matteo Salvini, non ha però avuto il sostengo delle tre anime del centrodestra. Dato che il leghista Maroni corre in Lombardia e Nello Musumeci, vicino a FdI, ha vinto in Sicilia, Fi ha chiesto che sia un suo uomo il candidato del centrodestra nel Lazio (si parla di Maurizio Gasparri). Sembra comunque scontata la definizione di una candidatura comune dopo le divisioni che hanno portato alla debacle del centrodestra alle comunali di Roma nel 2016.

Incognita Molise
In teoria anche il Molise (256mila elettori) potrebbe aderire all’election day, come già avvenuto nel 2013. Ma nel Pd c’è chi frena e il governatore Paolo Di Laura Frattura ha fatto sapere che serve una intesa con il Viminale sulla data. Intesa che non è stata ancora raggiunta. Proprio il centrosinistra rischia di presentarsi spaccato. Il Pd, con il presidente uscente renziano, Paolo Di Laura Frattura, sembra al momento «isolato», come spiega il parlamentare molisano di Mdp Danilo Leva: «La nostra condizione per una alleanza parte dalla richiesta di discontinuità con il passato, con una alleanza chiara di centrosinistra senza la presenza di uomini provenienti dal centrodestra». L’alleanza chiamata Ulivo 2.0 (che raggruppa non solo LeU ma anche Centro democratico e esponenti della minoranza Pd) potrebbe presentare a questo punto un proprio candidato. C’è da vedere cosa faranno i seguaci di Antonio Di Pietro, uomo forte in Molise, che ha già annunciato di volersi candidare alle politiche nel collegio uninominale in regione per «Partito democratico o Liberi e Uguali. Sarebbe meglio tutti e due insieme». Anche nel centrodestra i giochi sono tutti da definire: finora ha dato la sua disponibilità l’ex governatore Michele Iorio, per i fittiani di Direzione Italia. Ma Forza Italia rivendica un suo candidato.

Friuli Venezia Giulia: no a Election day
Il Friuli Venezia Giulia (952mila elettori) è ormai orientato a seguire il percorso di cinque anni fa, quando si votò per il rinnovo del presidente in una data distinta dalle politiche (quasi due mesi e mezzo dopo). Il 20 dicembre il consiglio regionale ha bocciato la mozione che prevedeva l’election day, chiesto da M5S e Fi. Ci sarà tempo quindi per chiudere su candidati e alleanze. Già si sa che la governatrice uscente renziana, Debora Serracchiani, non si ripresenterà: correrà alle politiche.

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