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Electra investe 200 milioni per la rete di ricarica veloce ma i fondi del Pnrr sono a rischio

La società francese annuncia un investimento per realizzare 3mila colonnine – Motus-E lancia l’allarme su risorse e tempi di attuazione degli interventi sull’infrastruttura

di Filomena Greco

(Cyrille PAWLOSKI)

3' di lettura

Sul fronte delle infrastrutture per la ricarica elettrica, l’Italia deve accelerare perché è soltanto settima in Europa per dotazione di colonnine di ricarica. Nasce in questo contesto la decisione della francese Electra di investire 200 milioni di euro in Italia per realizzare una rete di hub supercharger, stazioni che garantiscono una ricarica completa del veicolo in 15-30 minuti, alimentate con energia sostenibile e distribuite in spazi e parcheggi pubblici e privati, di supermercati, grandi negozi, catene alberghiere, autogrill.

Obiettivo dell’azienda, specializzata in tecnologie per la ricarica veloce e ultraveloce dei veicoli elettrici, è favorire la transizione verso una mobilità sostenibile e a zero emissioni garantendo agli utenti una accessibilità ai dispositivi ventiquattr’ore su ventiquattro senza code, grazie alla possibilità di prenotare in anticipo la postazione di ricarica attraverso una app dedicata.

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La società francese, fondata nel 2021 da Aurélien de Meaux (CEO), Augustin Derville (CTO) e Julien Belliato (COO), con headquarter a Parigi, punta a installare in Italia 3mila punti di ricarica ultra rapida nel prossimo triennio e provare così a conquistare la leadership nel settore.

In Italia, a dicembre 2022, si contano circa 171mila auto full electric pure circolanti. Se si guarda alle immatricolazioni, il paese ha una quota di ricaricabili (full electric e plug-in) assai inferiore rispetto ad esempio a Germania e Francia, e comunque sotto la soglia del 10%. Si tratta di un mercato però destinato a crescere grazie alla disponibilità dei potenziali acquirenti e alla crescente offerta delle case automobilistiche.

«È urgente accelerare lo sviluppo di una rete infrastrutturale di ricarica adeguata ed efficiente, che renda la ricarica facile come il rifornimento della benzina e che sia accessibile in qualunque momento, tenendo presente che per almeno un quarto degli italiani la difficoltà legata alla ricarica del veicolo elettrico potrebbe influire sull'acquisto» sottolinea Eugenio Sapora, General Manager di Electra Italia.

Gli operatori del settore guardano con interesse ai 713 milioni di euro previsti dal Pnrr per installare entro fine 2025 nuove stazioni di ricarica per i veicoli elettrici lungo le superstrade e nei centri urbani. Questo, sulla carta, fa dell’Italia un mercato con grandi potenzialità. Anche se c’è non mancano le difficoltà.

A lanciare l’allarme è Motus-E che in una nota evidenzia come i fondi rischino di diventare inutilizzabili «senza un rapido intervento del Governo sulle misure attuative». I criteri e le modalità per l'impiego delle risorse, spiega l’associazione, «risultano per diversi aspetti inapplicabili nella pratica, mettendo a rischio l'obiettivo di installare con i finanziamenti Ue oltre 21.000 nuovi punti di ricarica per i veicoli elettrici (di cui almeno 7.500 lungo le strade extraurbane e 13.755 in città)».

L’Italia dunque rischia di perdere un’occasione irripetibile. «La somma a disposizione contribuirebbe a realizzare nella Penisola una rete di ricarica ad alta potenza tra le più capillari d'Europa, alimentando lo sviluppo di nuove filiere nazionali e la creazione di posti di lavoro – spiega il segretario generale di Motus-E Francesco Naso – ma il tempo a disposizione per intervenire è poco». Il problema sta nella lunghezza degli iter approvativi. «Le scadenze indicate per la presentazione dei progetti– conclude Naso – sono inconciliabili con i tempi necessari per il via libera alle infrastrutture da parte delle amministrazioni locali. Senza una modifica urgente o la creazione di una ‘fast track' autorizzativa, potrebbe essere impossibile usare i fondi a disposizione».

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