mephisto waltz

Elementare Watson


2' di lettura

 Si sa, l’occhio acuto del Diavolo vede anche l’altra faccia della medaglia. Non solo quella della Luna che tanti naviganti, poeti e cantautori ha ispirato fin dall’antichità, per l’inquietante luminosità diafana, perlata, intitolata alla Dea che la impersona, Artemide, signora della notte. Il gemello geloso Apollo, con un inganno - «Lo vedi quel puntino nero in mezzo al mare? Sai colpirlo con la freccia?» - le fece trafiggere Orione, l’amato cacciatore che stava nuotando al largo. Gli Dei, commossi, lo collocarono in cielo, nella  costellazione che prese il suo nome. Accanto a Sirio, la stella più luminosa, in Canis Majoris, il suo.

La faccia marmorea della Luna dolente è quella di Artemide (Diana per i latini) rivolta a lui, per l’eternità. Alle Gallerie d’Italia milanesi c’è ora una mostra irripetibile, mai realizzata sinora, che altri marmi accosta, con i due più importanti scultori neoclassici Antonio Canova (1757-1822) e Bertel Thorvaldsen (1770-1844), i “classici moderni”. Un capolavoro per tutti, la prima versione delle «Tre Grazie» - Aglaia, Eufrosine e Talia - figlie di Giove. Prestate, “incredibile auditu”, dall’Hermitage. Un gran colpo, alla faccia di quei musei che trovano ogni scusa per non fare viaggiare un’opera. Un trionfo della bellezza femminile, già trasfigurata nelle «Tre Grazie» di Raffaello, vanto del Museo Condé di Chantilly, che le accosta alle «Très riches heures du Duc de Berry» (1412), vertice dei codici miniati medievali.

Perfezioni idealizzate, simboli di purezza e serena armonia celano – ecco l’altra faccia della medaglia - corporeità palpitanti, in sublimi carni marmoree frementi di passione. Un ritorno al Barocco, quando i soggetti dei dipinti erano condizionati dalla Controriforma cattolica, tra Spagna e Italia e gli orridi tribunali dell’Inquisizione. Dove ogni santa martire era sempre trasfigurata, in estasi e abbandoni orgasmici, come nei capolavori di Caravaggio a Capodimonte, l’«Estasi di Maria Maddalena» (1606) e la «Flagellazione di Cristo» (1607) dal corpo luminoso, immortalato in una sorta di passo di danza. Simile al Sebastiano del Piombo di San Pietro in Montorio. Come gli altri San Sebastiano trafitti, che facevano trasalire  Giovanni Testori per gli incarnati più che realistici. «Sono dei nostri» esclamava, con mascula  ammirazione. Roberto Longhi sosteneva che la storia di un Paese più che dalle carte si può capire dai quadri che ha prodotto. Si stropiccia gli occhi Mephisto e sibila «in special modo, dalle statue ignude». Elementary, Watson (Conan Doyle, 1887)

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