intervista

Elena Beccalli (Cattolica): «Sono riserve temporanee ma c’è rischio cortocircuito»

Il Covid ha rafforzato una serie di comportamenti: la tendenza al risparmio e ai depositi; la prociclicità negli investimenti, cioè la tendenza a fermarsi quando il mercato è in perdita

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Il Covid ha rafforzato una serie di comportamenti: la tendenza al risparmio e ai depositi; la prociclicità negli investimenti, cioè la tendenza a fermarsi quando il mercato è in perdita


2' di lettura

«Gli italiani sono da sempre portati al risparmio, ma se la tendenza è finalizzata unicamente ai depositi, come appare in questo momento storico, si rischia di creare un circolo vizioso che danneggia l’intero sistema economico». A parlare è la professoressa Elena Beccalli, preside della Facoltà di Scienze bancarie, finanziarie e assicurative dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Professoressa, le famiglie italiane hanno risparmiato durante questi primi mesi del 2020. Lei dice che è solo l’accentuarsi di un fenomeno già in corso?

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Il Covid ha rafforzato una serie di tendenze e di comportamenti già tipici della situazione italiana: la tendenza al risparmio e ai depositi, che già nel 2019 aveva portato ad avere stock di liquidità elevati; la prociclicità negli investimenti, cioè la tendenza a fermarsi quando il mercato è in perdita, investendo solo nei momenti di crescita. Tutto questo rischia di essere particolarmente dannoso se non ha carattere solo temporaneo.

Altrimenti cosa si rischia?
Una situazione di stallo. Le famiglie hanno risparmiato perché hanno ridotto l’acquisto di beni e servizi, intimorite dal futuro e dalla possibilità di un calo del reddito. Ma così è calata anche la domanda, e questa flessione si riflette sulle imprese.

Le aziende, per di più, hanno messo in atto lo stesso meccanismo con un aumento del risparmio “liquido” ancora maggiore...

Certo, le imprese si sono trovate in un momento di grande incertezza e hanno ridotto gli investimenti per mancanza di fiducia. Ma senza la ripresa dell’attività produttiva e senza nuovi investimenti si rischia un calo della domanda aggregata, con una ricaduta sulle imprese stesse e sull’intero sistema.

Insomma, è uno scenario senza vincitori.
Sì, se il risparmio è fermo nei depositi e non è investito, non c’è vantaggio né per il depositante né per il sistema economico nel suo complesso.

Il fatto che i risparmi non vengano investiti non può dipendere dal fatto che non sono risparmi “reali”, ma sono accantonamenti legati anche alle misure speciali di sostegno messe in campo dal Governo?
Sicuramente misure come la moratoria dei mutui o la temporanea sospensione dei versamenti hanno creato forme di risparmio che potremmo definire “non stabili” e che le famiglie, o le aziende, non hanno investito perché sono somme depositate solo temporaneamente. Quando queste misure cominceranno a venire meno si avrà sicuramente un impatto sulle famiglie, ma soprattutto sulle imprese, di cui andrebbe valutata la solidità, indipendentemente dalla liquidità.

Nel medio termine che cosa ci possiamo aspettare?
A mio parere ci possiamo attendere un’ulteriore ondata di crediti deteriorati.

Cosa le dice la distribuzione geografica dei depositi e i loro incrementi, più elevati nelle piccole province?
Nelle grandi aree metropolitane c’è probabilmente una minore capacità di realizzare queste forme di risparmio temporaneo per via delle spese che sono elevate. Ma va considerata anche una probabile maggiore propensione all’investimento legata a un’educazione finanziaria più diffusa rispetto al resto del Paese.

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