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Elena Bonetti: «Arriva per le vittime il microcredito di libertà da 3 milioni»

La ministra delle Pari opportunità e della famiglia ha annunciato l’accordo con Abi, Federcasse, Caritas ed Ente Nazionale per il Microcredito.

di Simona Rossitto

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La ministra delle Pari opportunità e della famiglia ha annunciato l’accordo con Abi, Federcasse, Caritas ed Ente Nazionale per il Microcredito.


3' di lettura

È in arrivo il fondo di garanzia da tre milioni di euro, frutto dell’accordo con Abi, Federcasse, Caritas ed Ente Nazionale per il Microcredito, con l’obiettivo di dare alle donne vittime di violenza la possibilità di riacquistare fiducia e ripartire con nuove opportunità. Lo annuncia al Sole 24 Ore la ministra per le Pari opportunità, Elena Bonetti, spiegando che lo strumento, denominato “Microcredito di libertà” e garantito al 100% dallo Stato, «da un lato sostiene e accompagna, dall’altro promuove libertà, autonomia e potenzialità delle donne». L’iniziativa è da leggere nella chiave dell’empowerment femminile che sarà, aggiunge Bonetti, uno dei temi centrali del nuovo piano anti violenza e dei progetti per il Recovery Fund.

È in scadenza il piano anti violenza per il 2017-2020, quali priorità per la nuova strategia?

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L’ultimo piano ha dimostrato visione ed efficacia perché ha costruito un’azione sistemica e una strategia strutturata, ma il lavoro da fare resta ancora tantissimo. Lo dicono i numeri dei femminicidi, delle donne che si rivolgono al 1522 o ai centri anti violenza per chiedere aiuto. Confermo la necessità di lavorare, in continuità con il vecchio piano, in maniera sinergica, e per queste ragioni ho convocato per domani 26 novembre una conferenza generale con i soggetti che lavorano nel contrasto alla violenza. Proseguiremo con l’apertura dei tavoli tematici, per arrivare nei primi mesi del 2021 con l’adozione del nuovo progetto. Nel merito, è necessario fare dei passi avanti soprattutto in due direzioni: un’ulteriore valorizzazione dell’esperienza femminile e l’affiancamento alle tre “p” (prevenzione, protezione e punizione) di una quarta “p”, la promozione delle donne, ovvero il cosiddetto empowerment. È infatti da evidenziare che il tema di una cultura di disparità di genere è ancora presente nel nostro Paese, le donne sono meno rappresentate nel mondo del lavoro e delle istituzioni, ed quindi è importante lavorare a monte.

In ambito normativo, dopo l’adozione del Codice Rosso ci sono state critiche soprattutto sull’obbligo del pm di sentire la vittime entro tre giorni. State studiando modifiche?

Il ministero della Giustizia ha terminato a questo proposito un’analisi che a breve verrà pubblicata. Inoltre il tema rientrerà nel dibattito che si aprirà domani e nel contesto dei tavoli tematici. A livello europeo ci è stato riconosciuto il merito di aver promulgato una legge di punizione certa, tuttavia eventuali criticità possono certamente essere risolte. Riguardo al revenge porn, ad esempio, vorremmo potenziare strumenti di carattere preventivo, non solo punitivo.

Il Comitato dei ministri del Consigio d’Europa, nella procedura per il caso Talpis, ha evidenziato carenze nel nostro sistema, ad esempio nell’applicazione della giustizia. Quale sarà la risposta dell’Italia?

Ci sono stati rilievi avanzati all’interno di un quadro, tuttavia, che riconosce la qualità dell’azione del governo italiano. Sono reduce da un incontro dei ministri delle Pari opportunità europei, in occasione del quale sono state raccolte buone pratiche, come ad esempio quella che riguarda la rete dei centri e l’utilizzo del 1522, il numero anti violenza del Dipartimento per le Pari opportunità. Nell’occasione è emersa la possibilità di dar vita a un numero anti violenza europeo e noi come Italia ci siamo espressi a favore. Quanto alla giustizia, il tema sarà oggetto del nuovo piano, c’è bisogno di maggiore integrazione tra processo civile e penale e anche con il tribunale dei minori.

Un altro nodo dolente resta quello delle risorse erogate, secondo i centri anti violenza, in maniera disomogenea da parte delle Regioni

In questo tipo di politiche il titolo V della Costituzione prevede che le competenze dirette siano delle Regioni. Proprio per rispondere alle criticità rilevate, nell’ultimo decreto di riparto abbiamo inserito criteri di monitoraggio chiari e abbiamo previsto che, nel caso di risorse non erogate correttamente, ci fosse una penalizzazione. Tra le novità, in tema di risorse, oggi posso annunciare l’avvio del progetto sul microcredito di libertà per le donne vittime di violenza. Abbiamo messo un fondo di garanzia da tre milioni, che verrà via via alimentato, ed è frutto di un accordo con Abi, Federcasse, Caritas ed Ente nazionale Microcredito centrale. È un progetto che vedrà protagonisti i centri anti violenza ed è uno strumento interessante perché da un lato sostiene e accompagna, dall'altro promuove libertà, autonomia e potenzialità

Che altri progetti prevede in tema di empowerment?

Nell’ambito del piano proposto per il Recovery Fund, si prevede un cluster sull’empowerment, nel quale, oltre a decontribuzione del lavoro femminile, sostegno all’imprenditoria femminile (le cui misure sono già nella legge di bilancio), premialità per la parità di genere, ho inseritoun progetto specifico per l’inserimento lavorativo delle donne vittime di violenza che sosterrà anche forme di microcredito.

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