25 giugno 1678

Elena Lucrezia Cornaro, prima donna a ottenere un dottorato nel mondo

La giovane, quinta di sette fratelli, era figlia naturale del nobile Giovan Battista Cornaro e di una popolana. Solo a 18 anni fu iscritta nell’ambo d’oro dei nobili

di Nicoletta Cottone


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3' di lettura

La prima donna al mondo a conquistare un dottorato fu una patrizia veneziana. Fu il padre Giovan Battista ad accorgersi delle qualità della giovanissima Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, quinta di sette figli, e a spingerla a coltivare gli studi. A quell’epoca era davvero un fatto straordinario che una giovane donna potesse accedere agli studi universitari. Accanto alla passione per lo studio, Elena aveva una forte vocazione religiosa, non condivisa dalla famiglia che volevano farla sposare. Lei invece scelse di essere una oblata benedettina, evitando la reclusione monastica. In occasione della festa delle donne lo scorso anno è stato creato un francobollo ad hoc da 95 centesimi per Elena.

Iscritta all’albo d’oro dei nobili a 18 anni
La ragazza, nata a Venezia il 5 giugno 1946, era figlia naturale del nobile Giovanni Battista Cornaro, procuratore di San Marco, e di una donna di umili origini, Zanetta Boni, fu iscritta all’albo d’oro dei nobili solo a 18 anni, quando il padre pagò 100mila ducati per elevare a patrizi lei e i suoi fratelli. A 19 anni prese i voti come suora oblata e svolse studi filosofici e teologici. Studiò latina, greco, ebraicon e spagnolo, ma anche francese, arabo, aramaico. Curò anche la sua cultura musicale.

L’opposizione del cardinale alla laurea in teologia
Il padre Giovan Battista la voleva laureata in teologia, ma il cardinale Gregorio Barbarigo si oppose perché non riteneva opportuno che una donna potesse laurearsi. Solo 32 anni, nel 1678, la giovane ottenne una laurea, ma in filosofia. La laurea fu solo un primo traguardo, ma per la parità di accesso agli studi per le donne dovettero passare secoli.

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Elena Lucrezia Cornaro Piscopia (Afp)

La sua fama varcò i confini
La giovane ebbe insegnanti di fama e fu accolta in accademie di alto livello, come l’Accademia dei ricoverati di Padova, quella degli Infecondi di Roma, quella degli Intronati di Siena, quella degli erranti di Brescia. E a Venezia in quelle dei Dodonei e dei Pacifici. La sua fama varcò i confini e si diffuse all’estero, tanto da essere consultata su problemi di geometria solida dal cardinale Federico d’Assia-Darmstadt. Elena chiese di distruggere opere e manoscritti dopo la morte. Le sue opere si erano limitate a quattro discorsi accademici riguardanti la religione, la politica e la morale, undici elogi, cinque epigrammi, un acrostico, sei sonetti e un'ode. Tradusse dallo spagnolo un libretto spirituale di Giovanni Lanspergio e il Colloquio di Cristo all'anima devota, che fu pubblicata in cinque edizioni.

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Lapidario il giudizio di Croce
Lapidario il giudizio di Benedetto Croce sulle sue opere: «Scarsissimo o nullo è il valore di tutta cotesta letteratura ascetica e rimeria spirituale», citandola come appartenente a un filone letterario minore del Seicento. La sua produzione letteraria - per quanto oggi si conosca, fu limitata a quattro discorsi accademici su religione, politica e morale. Poi undici elogi, cinque epigrammi, un acrostico, sei sonetti e un'ode. E la traduzione dallo spagnolo di un opuscolo spirituale di Giovanni Lanspergio. Poi in cinque edizioni il Colloquio di Cristo all'anima devota.

Salute minata dagli studi e dalle prove ascetiche
Gli intensi studi e le prove ascetiche a cui si sottoponeva minarono la sua salute, tanto che morì a soli 38 anni di cancrena. Fu sepolta nella chiesa di Santa Giustina a Padova. A lei è stato dedicato il cratere Piscopio - 26 km di diametro - sul pianeta Venere. Un busto la ricorda nella Basilica di Sant’Antonio di Padova, una statua a palazzo del Bo, sede dell’ateneo padovano. A Ca’Foscari una lapide la ricorda, all’universitò di Trento le è stata dedicata un’aula - la 421 - della Facoltà di Lettere.

Il primato messo in discussione
Il primato della giovane fu più volte messo in discussione da studiosi chericordavano Bettisia Gozzardini, dottoressa in diritto canonico a Bologna nel 1236. Che viene ricordata come la prima donna docente di giurisprudenza all’università di Bologna. Le sue lezioni erano talmente affollate da tenersi all’aperto. O Costanza Calenda , dottoressa in medicina a Napoli nel 1422. Figlia di un fisico, assistente del padre alla corte napoletana, potrebbe essere la prima donna a ottenere una laurea in medicina in Occidente. Ma la documentazione a supporto della tesi andrò distrutta durante la seconda guerra mondiale.

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