I fumetti della Domenica del Sole.elenia beretta

Elenia, la ragazza che dà del tu alla luce

di Alfredo Sessa

“L'illustratrice bergamasca Elenia Beretta”

3' di lettura

Elenia Beretta, 29 anni, illustratrice bergamasca, dà del tu alla luce. Sa come domarla e come diffonderla, bianca e generosa, per fare risaltare i colori caldi che reggono il peso dei sentimenti e raccontano le storie. Nella favola “Tre desideri”, che Elenia ha disegnato per “C’è qualcuno che sa leggere” (le pagine della Domenica del Sole dedicate ai più piccoli), si sente il profumo del bosco, il freddo della neve, la fragilità delle illusioni umane. «La tecnica che uso, l’acquerello - spiega Elenia - riesce a dare queste sensazioni. Lo spunto viene da una favola di Charles Perrault, i Desideri inutili. Ho conservato la base del racconto, ma allo stesso tempo l’ho personalizzato: invece di trasformare la moglie del boscaiolo in una focaccia, come nella versione originale di Perrault, l’ho trasformata in una mela, che mi sembrava più vicina, come forme e colori, all’immaginario italiano».

Come nasce questa tua passione per l’immagine tradizionale, un po’ rivolta al passato?

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La mia è una precisa scelta di stile. Anche perché, in questo momento, emergono molto le illustrazioni fatte al computer. Allora io ho scelto di usare uno stile a mano, tradizionale, che va decisamente controcorrente. Diciamo che il tipo di illustrazione che mi ha influenzato nel tempo è sicuramente quella tradizionale, del passato. Quando mi accingo a preparare un lavoro, e faccio una ricerca iconografica, faccio prevalentemente ricerche vintage.

Come spieghi, nella favola dei Tre Desideri, il contrasto tra l’impronta nordica ( la Foresta Nera, la neve) e il ricorso alla mitologia mediterranea, cioè l’intervento di Zeus?

L’impronta nordica non è una cosa che ricerco volutamente, probabilmente è inconscia nel mio immaginario estetico. Non mi disturba il contrasto tra lo scenario tenebroso, della Foresta Nera, e il ricorso alla mitologia greca rappresentato da Zeus. Ritengo infatti che oggi, nella nostra contemporaneità, circolino culture molto diverse, che fanno comunque parte della nostra vita. Questo si riscontra molto, per esempio, anche nel cibo. Direi che la forza dell’illustrazione è proprio questa: poter associare nell’immaginario cose e culture molto diverse.

Ti piace raffigurare spesso gli animali. Perché?

Non c’è un motivo preciso. Forse preferisco raffigurare gli animali più spesso del corpo umano perché gli animali possono essere, attraverso i disegni e le illustrazioni, più poetici dell’uomo.

Consideri i tuoi lavori dei graphic novel?

No, per me il fumetto dei Tre Desideri è stato un esperimento, un mettermi alla prova. Per me infatti il graphic novel è un’altra cosa, e non è quello che vorrei fare io. Mi piace soprattutto illustrare i libri per i bambini, e mi piace disegnare per i magazine.

Come sta cambiando il mondo del fumetto?

Da illustratrice, quello dei fumetti non è un mondo che seguo molto. Mi sembra però che che le carte comincino a mischiarsi. Nel senso che ci sono illustratori che fanno i fumetti, e fumettisti che fanno gli illustratori.

Cosa fai quando non disegni?

Mi piace molto andare al cinema, ci vado una o due volte a settimana, mi piace andare a ballare, andare in montagna. Mi vedo poi con un gruppo di illustratrici: abbiamo fondato un collettivo, disegniamo insieme cose che non sono strettamente legate al nostro lavoro, ci piace sperimentare tecniche nuove.

Un film, una musica, un libro che hanno influenzato la tua attività di illustratrice?

Il film è Fantastic Mister Fox diretto da Wes Anderson: tutti i suoi film, come immaginario, rispecchiano molto quello che io penso quando disegno. Sono film caratterizzati da una grande cura, nei colori e negli oggetti. Per quanto riguarda la musica dipende dall’umore, a volte disegno anche per 10 ore e mi piace alternare musica e film. Ultimamente mi piace ascoltare i Tame Impala, una band australiana. Per quanto riguarda invece il libro, mi è piaciuto molto come spirito Picasso, di Gertrud Stein, che racconta il lavoro e il travaglio dell’artista.

Sei stata una grande appassionata di skateboard. Cosa rimane di questa passione sportiva nel tuo lavoro di illustratrice?

Quanto disegno ora è molto lontano dall’immaginario dello skateboard e dalla grafica legata a quel mondo. Lo skate è stata un’esperienza di vita, mi ha insegnato la determinazione nel raggiungere gli obiettivi. La vita dell’illustratrice free-lance è difficile, bisogna procurarsi il lavoro ed essere determinati . In questo, la vita “randagia” dello skate mi ha sicuramente aiutata.

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