lirica

Eleonora Buratto, Mimì per la Royal Opera House

Fra i maggiori soprani al mondo sarà presto anche “Rusalka” all’Opera di Amsterdam

di Grazia Lissi


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Eleonora Buratto photo Dario Acosta New York

3' di lettura

E' entrata nel mondo della lirica con l'entusiasmo di un'artista rock. E ha rivelato talento assoluto per l'opera. Fra i maggiori soprani al mondo, Eleonora Buratto, è in scena al Royal Opera House di Londra, con “Bohème”, un'altra tappa della sua intensa carriera che quest'anno la vedrà a Tokio in “Così fan tutte”, al Rossini Opera di Pesaro, al Festival Verdi di Parma, all'Opera di Berlino e al Metropolitan di New York.

Capace d'interpretazioni profonde e coinvolgenti, una voce dalle infinite sfumature, l'artista a giugno, all'Opera di Amsterdam, sarà “Rusalka”, prima cantante italiana nella storia del teatro musicale a interpretare la complessa eroina del capolavoro di Antonin Dvorak.

Eleonora Buratto photo Dario Acosta New York

Quando ha capito che sarebbe diventata un soprano?
«Ho cantato nel coro di voci bianche di Ostilia, Mantova, poi sono stata vocalist in una band, facevamo cover, “Simply the best” di Tina Turner era il mio pezzo forte. Entrata in Conservatorio non ero così sicura di voler diventare una cantante lirica, poi piano piano mi sono sentita affascinata dall'opera».

Oggi interpreta Mimì. Come la racconta?
«Di lei percepisco la voglia di vivere, ha una salute fragile e uno spirito forte. E' una giovane donna innamorata, non vuole rendersi conto della gravità della sua malattia, non crede di dover morire, solo nel secondo atto quando sente Rodolfo confidarlo a un amico diventa consapevole della sua fine. In lei mi ritrovo, quando anni fa a mia madre è stato diagnosticato un tumore, come Mimi, anch'io ho voluto ignorare la realtà finché il medico non mi ha spiegato tutto».

A giugno debutterà in “Rusalka” all'Opera di Amsterdam. Non teme confronti con chi l'ha preceduta?
«Ci sono state grandi interpreti madrelingua, oltre l'americana Renée Fleming, io sono il primo soprano italiano a interpretarla. Una bella responsabilità. Non mi spaventa la scrittura, è un ruolo che le mie corde possono sostenere molto bene, l'unico scoglio è proprio la lingua ceca. Sto lavorando con pianisti madrelingua, come nella lingua italiana il ceco cantato non è quello parlato. La storia è appassionante, Rusalka, ninfa delle acque, vuole diventare umana per vivere con l'uomo che ama, un Principe che poi la tradirà. E' un'opera potente, non facile, la musica è straordinaria. La protagonista suscita tenerezza è disposta a tutto pur di non tradire il suo amore, non le importa di non essere ricambiata, è fedele a se stessa, può sembrare debole ma è coraggiosa».

Quali ruoli hanno segnato maggiormente la sua carriera?
«Oltre Mimi? La Contessa d'Almaviva de “Le nozze di Figaro”. Elettra in “Idomeneo Re di Creta”, l'ho cantata per la prima volta lo scorso anno al Teatro Real di Madrid, mia madre era scomparsa da poco, è stato un debutto difficile. Al Liceu di Barcellona ho interpretato “Luisa Miller”, un ruolo in cui mi sono trovata benissimo, mi ha cresciuto tecnicamente».

E quali cantanti sono un suo riferimento?
«Secondo la parte che interpreto riascolto Callas, Tebaldi, Freni, Ricciarelli, Daniela Dessì, Caballé. Non sono imitabili, da loro prendo ispirazione».

E' fidanzata con Emanuele Quaranta (musicista, suona il trombone, è fra i fondatori del Mascoulisse Quartet nda). Cosa significa condividere la passione per la musica?
«E' meraviglioso, ascoltiamo musica insieme, ne discutiamo, ci diamo consigli a vicenda. Lui ha colmato le mie lacune sulla sinfonica, io gli racconto la lirica. C'è una grande affinità fra il suono della voce e il trombone, questo è bello».

Chi sono i compositori che hanno accompagnato il suo talento?
«Mozart, mi ha fatto crescere musicalmente, mi ha preparata a Verdi e Puccini. Donizetti ha fatto la sua comparsa con due ruoli Norina nel “Don Pasquale” e Adina in “L'elisir d'amore”».

Se potesse, quale compositore vorrebbe incontrare?
«Sicuramente Verdi e poi Beethoven, con quest'ultimo porterei anche Emanuele, abbiamo cosi tante domande da porgli»

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