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Eleonora Riccio, la stilista-botanica che colora la moda con le piante

Si trova a Roma l’atelier della giovane creativa, esperta di storia del colore, che sperimenta i pigmenti e le forme vegetali per le sue creazioni, piccoli concentrati della bellezza della natura. Ecco la sua storia

di Chiara Beghelli


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4' di lettura

Monteverde è un quartiere di Roma che non si chiama così per caso. Alberi, giardini e gatti coesistono con i suoi abitanti, in una sorta di oasi pacata, che sembra lontanissima dal caos, pur vicino, del centro. Non è dunque un caso che Eleonora Riccio abbia scelto queste vie come indirizzo per il suo showroom, dove nella stanza coabitano le sue creazioni e pentoloni d’acciaio. Sono quelli i calderoni con cui Eleonora cuoce verdure, foglie, frutta, per ottenerne tinture. Ma più che di alchimia, si tratta di sostenibilità.

Dalla cipolla si può ottenere un rosa tenue e dalla robbia un tono salmone, dalla curcuma un giallo intenso, e il cavolo rosso può donare sfumature verde smeraldo, rosa o turchesi. «Mi sono laureata all'Accademia di Costume e Moda di Roma con una tesi sui pigmenti naturali nella moda e nell'arte – racconta Eleonora, nata nella Capitale 38 anni fa-. Poi mi sono trasferita in Toscana per collaborare con Ferragamo e Ferré, e sono in seguito tornata a Roma. Qui ho iniziato a lavorare con un’azienda “industriale” del settore e di fronte a certe logiche e certi eventi ho capito che quella non era la mia strada. Allora sono partita quasi per caso per Londra, dove sono rimasta per due anni. E lì, visitando i Kew Gardens, sono stata folgorata dalla bellezza della natura. Dunque sono rientrata in Italia, ho fatto dei corsi, anche di imprenditoria femminile, e ho dato vita al mio marchio, dove unisco il mio amore per la botanica a quello per la moda. Una moda fatta a mano, con gusto e mestiere, quello di mia madre che è stata sarta per Capucci e Schubert».

La tecnica dell’eco-printing ha fatto la differenza: «Ho fatto dei corsi speciali e ho imparato a trasferire sui tessuti che utilizzo, tutti biologici e certificati, i colori e le forme della natura». Avvicinandoci ai pentoloni e muovendo l’acqua, bucce di avocado galleggiano nel liquido color arancione. In un’altra, l’acqua verde lime è generata dalle foglie di un particolare tipo di carciofo coltivato nella provincia di Salerno. «Amo fare esperimenti, vedere cosa una pianta può donarci anche in termini cromatici», spiega.

Alcuni foulard appoggiati sul tavolo sono stampati con foglie di diverse forme e misure. «I tessuti devono essere prima mordensati (sic) con dei sali naturali. Poi vi adagio foglie di diverse specie, di rosa, bambù, castagno, mimosa, acero. Avvolgo il tessuto molto strettamente a un bastone di legno. E aspetto». Quando si srotola, le forme delle foglie si sono impresse in modo indelebile, con effetti inaspettati. Come sorprende la capacità di saper cogliere distintamente la differenza fra stampe e tintura naturali e artificiali: è come se in qualche modo fosse rilassante per gli occhi e la mente, come una passeggiata in un bosco.

Eleonora Riccio, quando la natura colora la moda

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«Chi sono i miei fornitori? Il fioraio sotto casa mi regala enormi buste di foglie di rosa, il bar le bucce di melagrana dalle spremute, poi sono in contatto con alcuni banchi dei mercati rionali ma anche con aziende agricole come Artena, che ha castagneti e mi fornisce le foglie. Ora vorrei iniziare a lavorare con il guado, una pianta che veniva usata anticamente per estrarre il pigmento blu e che poi è stata sostituita dalla radice di Indigo, che come dice il nome veniva dall’India: c'era una produzione molto importante fra Marche, Umbria e Lazio. Anche Piero della Francesca, che era figlio di tintori, lo usava nei suoi quadri. Poi è scomparsa, ma di recente alcune aziende stanno tornando a coltivare il guado».

Oltre ai foulard, Eleonora Riccio ha iniziato a produrre anche abiti e maglie, coinvolgendo una rete di laboratori di sartorie e ricamo di Roma. Abiti couture, ricamati con migliaia di perline e cristalli, tinti con il cavolo rosso, e da cocktail in organza di seta tinti con un mix di cipolla rossa di Tropea e cipolla bionda. Li ha presentati nella sua prima sfilata, organizzata da Donne in Campo (associazione femminile della Cia) a Roma alla fine di settembre, dove ha suscitato grande interesse.

Un evento che ha fatto rimbalzare il suo nome sulla stampa ma anche sulla sua pagina Facebook, dove le richieste per le sue creazioni sono sempre di più: «Per ora mi appoggio a una rete di negozi e organizzo eventi ad hoc (il prossimo sarà il 10 novembre all'hotel Sant'Anselmo di Roma, ndr). Ma certo vorrei crescere, sviluppare la mia produzione e proporre un total look».

I foulard di Eleonora Riccio si trovano anche nel book shop del museo di Aboca, l’azienda erboristica di Sansepolcro alla quale la creativa invia continuamente nuovi prodotti: «Sto preparando anche delle nuove sciarpe di cashmere, il filato è certificato Gots. Come le mie altre creazioni saranno riposte in una scatola di cartone fatta a mano e accompagnate da un cartiglio che racconta le caratteristiche delle piante usate per tingerla o stamparla, scritto in italiano e in latino».

E la couture, i marchi di moda sempre a caccia di nuove soluzioni sostenibili, cosa aspettano a usare in massa le tinture naturali? «Peraltro non si può mai replicare una tonalità anche se dallo stesso vegetale – prosegue Eleonora –, dunque tinture come queste conferirebbero ancora più unicità a una creazione che viene concepita dall’inizio come tale. E l’artigianalità sarebbe ancor più esaltata, insieme alla bellezza della natura».

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