Milano Design City

Eleonore Cavalli: «Perché occorre avere una visione sostenibile»

Non un semplice oggetto green. Per Eleonore Cavalli, art director di Visionnaire, occorre ripensare a un concetto di lusso a basso impatto ambientale

di Camilla Colombo

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Un ritratto di Eleonore Cavalli, art director di Visionnaire.

Non un semplice oggetto green. Per Eleonore Cavalli, art director di Visionnaire, occorre ripensare a un concetto di lusso a basso impatto ambientale


3' di lettura

Non ho mai pensato di approcciare il tema, quanto mai attuale, della sostenibilità creando un oggetto green. Sin da quando è nato il brand Visionnaire , 15 anni fa, ho cercato di sviluppare una progettazione strategica su vasta scala, capace di domandarsi cosa significhi lusso oggi. È da qui che siamo partiti per offrire ai clienti ormai consolidati e a quelli di domani, sempre più attenti a giudicare un brand non per il suo posizionamento, ma per i valori che trasmette, sia prodotti a basso impatto ambientale sia spazi d'interior, dove l'elemento naturale fosse centrale per il benessere dell'uomo e il suo equilibrio interiore.

Abbiamo iniziato a esplorare i materiali alternativi con le cuscinerie e gli imbottiti, presentando al Fuori Salone del Mobile del 2013 un divano lungo 40 metri fatto di fibre di mais. Abbiamo, quindi, compiuto scelte di campo significative, riducendo la produzione da 150 a 80 prodotti l'anno. Il passo successivo è stato diminuire gli sprechi durante il processo di creazione. Non si può negare che senza i passi avanti compiuti dalla tecnologia, certe scelte sostenibili non sarebbero possibili. Il tavolo Kerwan (sopra) è un esempio del nostro impegno a coniugare l'unicità del prodotto – il nostro leitmotiv è unicità nella riproducibilità – con il rispetto nei confronti delle risorse del Pianeta. Siamo, quindi, stati in grado di ridurre lo spreco in fase produttiva, non lavorando il marmo da blocco, ma piegandolo in lastra: il risultato è un tavolo scultoreo a tre lastre, il top bisellato, le altre due, le gambe, ottenute da piegatura di lastra. Un altro esempio è il tavolo da esterno Freddie, in cemento, un materiale considerato impattante, ma che, se lavorato in un certo modo, soprattutto negli spessori, può diventare più leggero e, quindi, inquinare meno in fase di trasporto e fornitura. Siamo giustamente attenti alla produzione a chilometro zero nel cibo, dovremmo esserlo altrettanto nel design, anche se è un'operazione complessa, perché si tratta di brand con numerosi flagship store nel mondo.

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Sedia Astrid, collezione Kerwan Anniversary (5.394 €).

Essere un'azienda a basso impatto ambientale è un processo lungo che richiede investimenti e prese di posizione importanti. È il caso del legno: il 90 per cento dei nostri 3mila prodotti a catalogo presenta legno, visibile e non visibile. Tutto è certificabile FSC (Forest Stewardship Council), ovvero proveniente da foreste gestite in maniera responsabile secondo rigorosi standard ambientali, sociali ed economici. All'inizio della filiera, tra stoccaggio e controlli, risulta ancora una scelta anti-economica che può portare il prodotto finale a costare parecchio di più. Ma non vogliamo rinunciare a fare la nostra parte in questo processo di cambiamento culturale e a trasmettere ai nostri clienti il valore di questa evoluzione, perché sono convinta che si possano fare buoni profitti e profitti buoni. Anche la nostra collaborazione con il settore nautico s'inserisce in quest'ottica: è sempre più sentita l'esigenza del refitting, ovvero del restyling della barca con processi di minore spreco e materiali più sostenibili.

Il nostro ultimo progetto è un invito a cambiare modo di vivere non solo gli spazi interni delle case, ma anche quelli esterni delle città. Abbiamo deciso, infatti, che ai nostri clienti big spender non offriremo più in regalo unicamente un oggetto materiale di nostra produzione, ma un progetto di riforestazione urbana per incentivare il mondo dell'architettura verde, delle città sostenibili e intelligenti.

Il mio impegno non si ferma a Visionnaire, ma si estende al mio ruolo in Federlegno e Assarredo che ha attivato, all'interno del board del consiglio direttivo, un tavolo di lavoro sulla sostenibilità di cui faccio parte. Un impegno a medio-lungo termine per sensibilizzare sull'argomento gli associati di Federlegno, creando una strategia della sostenibilità che funzioni per tutte le realtà aziendali.

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