L’analisi

Elettriche in crescita ma il 100% è irrealistico

di Pier Luigi del Viscovo

(teksomolika - stock.adobe.com)

2' di lettura

La crescita delle auto elettriche pare non conoscere pandemia né chip-crunch. Nell’anno in cui l’industria non è stata capace di gestire le forniture di microchip, la spesa degli italiani per le full electric è più che triplicata da 620 milioni a 2,1 miliardi di euro, secondo le prime stime del Centro Studi Fleet&Mobility.

È vero che c’erano gli incentivi, ma sarebbe riduttivo attribuire a qualche migliaio di euro una scelta così radicale, che trasforma le abitudini di mobilità e il rapporto d’uso uomo-macchina.

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Però abbiamo pure capito che non c’è all’orizzonte un 100% delle vendite. Affermazioni di puro buon senso continuano ad arrivare dai vertici delle case. L’Unrae, associazione dei costruttori, ha presentato una simulazione delle vendite che indicava come fosse irrealistica la proposta della Commissione di fermare tutto al 2035. Recentemente anche il campione dell’elettrificazione, il capo di Volkswagen Herbert Diess, ha fatto una giravolta dichiarando che non è possibile immaginare una mobilità solo elettrica. Da un sondaggio Deloitte emerge una percentuale favorevole al motore full electric del 7%, non distante dalla quota inferiore al 5% che si riscontra nelle vendite.

Diverso il discorso per le auto elettrificate, ossia con un motore termico più uno elettrico alimentato dalle batterie, di cui gli italiani sembrano innamorati. Lo scorso anno hanno raddoppiato la spesa, passando da 6,5 a 12,7 miliardi di euro, che è più di un terzo del totale. In termini di prezzo medio, si piazzano a metà tra i 20mila euro delle auto a benzina e i 30mila di quelle a gasolio, sebbene queste medie siano molto influenzate dai diversi mix di auto grandi e utilitarie.

Prezzo a parte, non chiedono altro. Non impongono di cambiare le abitudini. Quando si può si viaggia a batteria, poco o molto, e se serve ci si ferma qualche minuto dal benzinaio. Trovare parcheggio resta una piccola gioia della vita, perchè non bisogna lasciarlo appena finita la ricarica. Hanno dalla loro il jolly, la sensazione di agire una mobilità più moderna e sostenibile, senza dover dare nulla di sostanzioso in cambio.

Da oltre un decennio ci confrontiamo con l’idea della mobilità elettrica e sostenibile, dove elementi di cambiamento venivano regolati in teoria.

Ora siamo alla prova del pudding: la ricetta che diventa realtà e viene misurata, valutata e scelta nella vita vera, con tutte le sue implicazioni. Funziona? Sì, ma non sempre e non per tutti. I costruttori di autovetture, che raccontano teorie ma teorici non sono, ne stanno prendendo coscienza. Con una sensibilità di marketing che non hanno e con meno autoreferenzialità, di cui abbondano, avrebbero potuto coglierla prima, ma tant’è. L’automobile elettrica non cambierà il mondo, ma troverà il suo posto, nel mondo.

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