Scenari

Elettriche e ibride ricaricabili alla conquista del mercato

I costruttori moltiplicano l’offerta di Bev e Phev che segnano nei primi cinque mercati un boom di vendite In Italia crescita del 118% (ma le vetture sono solo 8.233). Accenture stima che nel 2025 la quota delle e-car arriverà al 30%

di Mario Cianflone

3' di lettura

Transizione energetica, auto elettrica, ibrida plug-in e urbanistica tattica. Sono queste le parole chiave che permettono di accedere e interpretare il mondo dell'automotive di questi mesi così duramente colpiti dalla pandemia.

La rivoluzione dei powertrain in una chiave di maggiore sostenibilità è sotto gli occhi di tutti e si chiama elettrificazione; comprende due formati tecnologici rappresentati da due sigle Bev e Phev cioè Battery electric vehicle, ovvero le vetture elettriche al 100% con batterie tipicamente a ioni di litio e Plug-in Hybrid electric vehicle, ossia i sempre più numerosi modelli “ponte” tra auto alla spina e motori termici. Le Phev infatti sono due auto in una: una ibrida con un pratico motore termico e una elettrica 100% che permette una cinquantina di km di autonomia (ma si sta arrivando verso quota 100) a emissioni zero. L’offerta di mercato è cresciuta a dismisura: praticamente tutti i costruttori hanno uno o più modelli in gamma. I problemi per le 100% elettriche sono noti: infrastruttura, costi e autonomia reale, nell’uso quotidiano dove i risultati, lo abbiamo provato direttamente, si discostano in modo enorme rispetto ai dati dichiarati. È vero che anche i consumi delle vetture a benzina o diesel sono lontani dal dichiarato (e non può essere diversamente) ma con una elettrica si rischia di rimanere a piedi. Infatti, vivere la mobilità con un modello Bev impone un radicale ripensamento delle proprie abitudini e una pianificazione dei tragitti in funzione delle ancora scarse infrastrutture di ricarica. Va ricordato che le full electric sono un punto di arrivo dell’automobile (evoluzione delle batterie permettendo) e sono favorite dalle politiche della Ue per la lotta global warming e dai prossimi standard euro 7 che renderanno critica la sopravvivenza dei propulsori termici.

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E di questo cambiamento vanno ben comprese le implicazioni sociali ed economiche in termini di posti di lavoro vaporizzati dal cambiamento (basti pensare allo tsunami sui componenti lubrificanti compresi).

Quanto alle ibride plug-in, queste mostrano una molteplice criticità: complessità costruttiva, prezzi elevati e, soprattutto, vanno utilizzate in modo corretto: la batteria deve essere carica, altrimenti il termico si porta dietro una zavorra e i consumi ed emissioni salgono considerevolmente. Qui la soluzione migliore è avere una propria wallbox o almeno una stazione di ricarica nei pressi del luogo di lavoro se non in sede. Le Phev sono infatti spesso vetture di flotta aziendale ed è opportuno che il funzionamento sia ben spiegato agli utilizzatori per non vanificare gli sforzi green dell’azienda e aumentare i costi del carburante.

Il mercato sta premiando le Bev e le Phev. Secondo le rilevazioni di Jato nei primi 5 mercati europei a febbraio le vendite combinate sono aumenta dell’82% superando quota 13% con quasi 75.500 unità. La In Germania si nota un balzo di oltre il 140%, con un market share del 21%. Brilla l’Italia con immatricolazioni in aumento (si partiva da numeri ridotti) del 118% e una quota del 13% con 8.233 esemplari. Accenture, invece stima addirittura che nel 2025, il 30% delle vetture sarà elettrico.

I numeri indicano chiaramente che la transizione è in corso e che i consumatori ci stanno credendo, tuttavia la strada delle auto a zero emissioni (locali e allo scarico, beninteso) è letteralmente intralciata da un vero e proprio sabotaggio della mobilità automobilistica privata (anche quella elettrica) attuata da molti comuni. Si chiama urbanistica tattica e prevede restringimenti di carreggiate (è il famoso traffic calming), ciclabili di ampie dimensioni, aree inaccessibili, imbuti realizzati con cordoli pericolosi. L’obiettivo è quello di imporre una “mobilità dolce e sostenibile”, ma queste policy (che prevedono anche la riduzione dei parcheggi) raggiungo un solo obbiettivo coerente con finalità anti-auto: creare ingorghi e imbottigliare tutti, anche chi usa il car sharing e soprattutto chi comprato l’auto elettrica utilizzando per di più il denaro pubblico degli incentivi statali.

E a proposito di intervento pubblico, è di questi giorni la richiesta di Anfia, Unare e Federauto di instituire una task force pubblico-privato per affrontare la transizione della filiera verso l’elettrificazione e per sostenere gli investimenti in nuove tecnologie.

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