Scenario

Elettriche e smart car: incognite e molta confusione

di Gia.Cal.

Mobilità robotica. Hyundai immagina un futuro dove l'auto e altri oggetti faranno parte della cosiddetta Mobility of Things (MoT)

2' di lettura

Quello dell’automobile non è un mondo che in passato si è distinto per flessibilità e velocità nell’adottare i cambiamenti. Anzi, potremmo dire che fino a un decennio fa le linee di produzione erano sacre e immutabili, anche per le molte certificazioni necessarie e della paura di inserire componenti non abbastanza rodate nel processo di costruzione dell’auto.

Le cose, però, adesso devono cambiare: tutte le grandi case automobilistiche si sono date degli obiettivi ambiziosi come data massima per la trasformazione elettrica e questo significa rivoluzionare le linee di assemblaggio e buona parte del sistema produttivo in meno di cinque anni. Ma a che punto siamo? Dal Ces è emerso chiaramente che c’è ancora moltissimo lavoro da fare per portare ogni casa automobilistica ad avere una sua piattaforma hardware e sofware.

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Basti guardare a quante offerte ci sono al momento sul mercato e quanto sono variegati gli approcci. Qualcomm, per esempio, ha scelto la strada del “chiavi in mano”, proponendo una piattaforma completa che va dalla gestione dei motori, fino a quella della guida autonoma, passando per il sistema di intrattenimento di bordo. In pratica, una base tutta da personalizzare, ma già esistente basata sul suo famoso Snapdragon, l’insieme di chip che troviamo anche negli smartphone. Ha il grande vantaggio di garantire uno sviluppo e una implementazione veloce, ma lega indissolubilmente il brand a un solo fornitore cruciale e questo potrebbe non piacere alle case automobilistiche che sono rinomate per la loro voglia di indipendenza.

Non a caso, Bosch segue un approccio differente, fornendo un sottostrato di software sul quale innestare tutta una serie di componenti proprie, ma anche di terze parti. In questo modo, l’ecosistema all’interno di un’auto risulta più variegato e se dovesse servire modificarne un pezzo lo si potrebbe fare in maniera agile, senza dover prendere un pacchetto completo e quasi chiuso.

Non mancano, poi, le proposte poco mature. Sony e Samsung hanno presentato delle demo più che altro di concetto per la gestione dei cruscotti e degli abitacoli digitali, che devono ancora arrivare a una versione industrializzabile delle tecnologie. In fiera non hanno saputo rispondere a nessuna delle domande sulle caratteristiche tecniche che avranno le versioni finali e questo lascia presagire che “ci penseranno dopo”, quando avranno gli accordi con gli eventuali clienti.

Infine, non possiamo non citare Hyundai che propone addirittura un sistema per rendere mobile qualsiasi oggetto, coniando il termine Mobility of Things (MoT). I moduli Plug & Drive e Plug & Lift racchiudono i sensori necessari per il movimento autonomo e possono essere facilmente integrati in qualsiasi oggetto, sia esso destinato al trasporto di persone, merci o del solo robot. Il futuro prossimo è quello delle applicazioni industriali, ma Hunday pensa che diventerà praticamente ubiquo e in diverse dimensioni potrà arrivare a rendere “animati” i mobili di casa.

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