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Elettricità, i prezzi tornano indietro di 5 anni: merito del metano

Nel 2019 la corrente all’ingrosso ribassata del 14,7%. Il Gme rileva una frenata del carbone, corre l’eolico

di Jacopo Giliberto


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(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

La corrente costa meno. Non è solamente il ribasso scattato il 1° gennaio per le famiglie con l’aggiornamento tariffario dell’autorità dell’energia Arera: il costo minore dell’energia elettrica è quello del 14,7% rilevato per l’intero 2019 dal Gestore del mercato elettrico (Gme) per le quotazioni alla borsa del chilowattora scambiato all’ingrosso. Come se fossimo tornati indietro di cinque anni. Merito soprattutto, spiega il Gme, dei ribassi del metano, il principale combustibile delle centrali elettriche italiane.
Alla borsa elettrica hanno frenato bruscamente le vendite delle centrali a carbone e il solare, mentre corrono il metano a ciclo combinato e l’eolico.

Lo rende noto il Gme nella newsletter che sintetizza l’andamento annuale del mercato elettrico italiano.

Questi numeri sono confermati indirettamente anche dalla rilevazione dei consumi del 2019 condotta da Terna, la quale ha censito una crescita per la produzione eolica (+28,2%), idrica (+23,8%) e fotovoltaica (+2,9%) con una domanda a 319,6 miliardi di chilowattora soddisfatta per il 35,3% dalle rinnovabili.

Indietro di cinque anni
Secondo la rilevazione del Gme, nel 2019 il prezzo unico di acquisto dell’energia (Pun) sulla borsa elettrica è stato in media pari a 52,32 euro per mille chilowattora e registra un calo annuale del 14,7% che, dopo due rialzi dal minimo storico del 2016, lo ha riportato sui livelli del biennio 2014-2015.

Effetto del gas
Il calo riflette principalmente la riduzione dei costi del gas, sceso a un livello che è superiore soltanto al minimo storico che venne rilevato nel 2016.

Restano invariati, ancora ai massimi dal 2013, i volumi scambiati nel mercato, sostenuti da un’offerta generosa delle centrali a metano a ciclo combinato e delle centrali eoliche (ai massimi storici), mentre dal lato della domanda i volumi sono spinti da una crescita degli acquisti degli operatori non istituzionali e dell’export.
Stabile — e per il terzo anno di sèguito rimane sui livelli più elevati di sempre — anche la liquidità del mercato (72,1%), con i volumi di borsa che aggiornano ancora il valore più alto dal 2009 (+0,2%).

Si riduce il divario con il Sud
Ma vediamo una scansione anche geografica. Nel 2019 sono stati in riduzione decisa tutti i prezzi di vendita, che si sono attestati sui 51-52 euro per mille chilowattora sia sui mercati del “continente” come anche in Sardegna (con un ribasso di -8/9 euro). Quotazioni discese perfino nella carissima Sicilia, dove sono scese sotto i 63 euro (-7 euro).
Interessante anche il fatto che si stringe sempre di più il divario fra le quotazioni di vendita in Alta Italia e quelle nel Mezzogiorno, finalmente diventato irrilevante (appena 36 centesimi per mille chilowattora, cioè -0,98 euro in meno).

Crolla il carbone
In termini di fonti e tecnologie produttive, il Gme rileva che nell’anno passato la crescita delle vendite nazionali è sostenuta dagli impianti a fonte tradizionale (+2,7%), in particolare il gas a ciclo combinato arrivato ai massimi dal 2012 (+12,2%).
Arriva invece al minimo storico la produzione di elettricità delle centrali a carbone (-39,5%).

L’eolico corre, il solare frena
Per le partite di corrente negoziate alla borsa elettrica è stabilmente debole la produzione delle centrali alimentate da fonti rinnovabili (-0,6%), ma è il massimo storico per i volumi eolici (+15,1%), e un contestuale calo delle vendite degli impianti idroelettrici (-4,1%), mantenutesi comunque su livelli molto elevati e di quelle solari che invece si portano ai minimi degli ultimi otto anni (-4,2%).

Rallentano i consumi (non gli scambi alla borsa elettrica)
Dopo le partite di chilowattora scambiante all’ingrosso alla borsa del Gestore del mercato elettrico, ecco i consumi 2019 secondo i primi dati provvisori elaborati da Terna, la spa dell’alta tensione. I dati non coincidono con quelli del Gme perché i consumi sono soddisfatti anche da elettricità che non passa attraverso il mercato all’ingrosso.
Il totale dell’energia elettrica richiesta in Italia nel 2019 ammonta a 319,6 miliardi di chilowattora (-0,6% rispetto al 2018). Nel 2019 le fonti di energia rinnovabile hanno soddisfatto il 35,3% della domanda elettrica italiana (valore in crescita rispetto al 34,7% del 2018).

Cade del -2,2% la domanda di dicembre
Nel mese di dicembre 2019, secondo quanto rilevato da Terna, la domanda di elettricità in Italia è stata di 25,6 miliardi di chilowattora, in flessione del 3% rispetto allo stesso mese del 2018. Tale risultato è stato ottenuto con un giorno lavorativo in più e con una temperatura media mensile superiore di 1,5°C rispetto a dicembre 2018. Il dato destagionalizzato e corretto dagli effetti di calendario e temperatura porta la variazione a -2,2%. A livello territoriale la variazione tendenziale di dicembre 2019 è risultata ovunque negativa: -4,3% al Nord, -2,1% al Centro e -0,7% al Sud.

Per approfondire:
L’Italia diventa l’hub elettrico europeo
Bollette, dal 1° gennaio il nuovo tetto Isee. Come fare per avere lo sconto

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    Jacopo Gilibertogiornalista

    Lingue parlate: italiano, inglese

    Argomenti: ambiente, energia, fonti rinnovabili, ecologia, energia eolica, storia, chimica, trasporti, inquinamento, cambiamenti climatici, imballaggi, riciclo, scienza, medicina, risparmio energetico, industria farmaceutica, alimentazione, sostenibilità, petrolio, venezia, gas

    Premi: premio enea energia e ambiente 1998, premio federchimica 1991 sezione quotidiani, premio assovetro 1993 sezione quotidiani, premio bolsena ambiente 1994, premio federchimica 1995 sezione quotidiani,

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