giovedì comizio unitario centrodestra

Elezioni 2018, da Berlusconi no alle larghe intese: non siamo la Germania

di Andrea Gagliardi

5' di lettura

«Sono a disposizione». Così Silvio Berlusconi al Forum live Facebook-Ansa ha risposto a chi gli chiede se in caso di stallo e nuove elezioni tra un anno, qualora tornasse candidabile, sarebbe pronto a proporsi di nuovo come presidente del Consiglio. Poco prima, ai microfoni di Radio 1 il leader azzurro aveva confermato il nome del presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani come candidato premier di Forza Italia a questa tornata elettorale. «Sono vincolato da lui, per l’altissima carica che ricopre, a fare il suo nome soltanto quando lui me ne darà l'autorizzazione», ha detto l’ex Cavaliere. Ma da Tajani è arrivata una frenata. Quest’ultimo infatti, pur dicendosi «onorato» della proposta di Berlusconi, in un'intervista alla Welt pubblicata stamani, ha dichiarato: «Io vorrei restare presidente del Parlamento europeo, è importante per l'Italia» e faccio «tutto per lavorare ancora nell'interesse dell'Europa»

Berlusconi: con flat tax via Imu e Irap
Dal Cavaliere è poi arrivato di nuovo un no netto all’ipotesi “larghe intese” post-voto. «Noi non siamo la Germania, i partiti in campo hanno visioni e principi differenti e noi leader del centrodestra ci siamo obbligati con i nostri elettori a non dare vita a grandi coalizioni che in Italia sono percepite come “inciuci”. Sono sicuro che questo non avverrà, e che noi saremo in grado di avere un governo», ha affermato il leader di FI nel corso del Forum Ansa-Facebook. Ha assicurato che l'introduzione del vincolo di mandato nella Costituzione sarà una delle riforme del governo di centrodestra. E ha ricordato che la Flat tax proposta dal centrodestra «contiene anche le imposte dirette». Sicché «non ci sarà un'imposta sulla casa, non ci sarà il bollo sull'auto, toglieremo l'Irap, che è un'imposta rapina, e l'Imu agricola».

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Salvini: azzeriamo legge Fornero
Dal canto suo il leader della Lega Matteo Salvini, ha respinto il sostegno offerto dalla destra di Casapound («Ringrazio ma non mi servono i voti di altri, minestroni non ne faccio») dopo le aperture dei giorni scorsi. Una presa di posizione probabilmente concordata con Berlusconi, che durante il forum Ansa-Facebook ha assicurato: «La nostra coalizione non ha nulla a che fare con Casapound, né con i loro programmi. Non avrà nulla a che fare con Casapound né ora né dopo le elezioni».

Salvini ha inoltre ribadito l’idea di un ministero per i disabili e di un ministero per il turismo in un governo da lui guidato. E ha rilanciato il suo cavallo di battaglia in materia pensionistica, ossia l’abolizione della legge Fornero. «Abbiamo firmato un patto, sulle pensioni c'è scritto nel programma azzeramento della Fornero, anche Berlusconi l’ha firmato», ha scandito il leader della Lega a Rtl 102.5, sottolineando che «chi dice che la Fornero non si tocca fa il male dell’Italia e dei ragazzi che non trovano lavoro». La proposta della Lega è quello di consentire il ritiro dal lavoro «con 41 anni di contributi o con quota 100 tra età e contributi».

Manifestazione unitaria del centrodestra a Roma
È stata ufficializzato intanto il palco unitario del centrodestra giovedì 1° marzo a Roma (dopo le piazza finora separate) nella sala Atlantico dell'Eur. «Sì faremo la manifestazione unitaria e sarà a Roma giovedì prossimo alle 18», ha confermato Berlusconi al Forum live Facebook-Ansa. «All’Atlantico a Roma sarebbe bello» essere tutti insieme, aveva rilanciato in mattinata il leader della Lega, ancora in attesa di una risposta del Cavaliere, specificando: «Il mio obiettivo non è governare da solo, vinciamo come squadra, facciamoci vedere come squadra».

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Maroni: Salvini ha dimenticato il federalismo
Una nuova stoccata al leader della Lega, è arrivata intanto dal governatore della Lombardia Roberto Maroni. Quest’ultimo, dopo aver accusato il mese scorso di «metodi stalinisti» il segretario leghista e dopo aver disertato sabato scorso il palco della manifestazione del Carroccio a piazza Duomo, è tornato a parlare di federalismo, accusando Salvini di aver archiviato questo tema.

Annunciando la firma questa settimana dell'accordo con il governo per dare maggiore autonomia alla Lombardia, dopo il referendum dello scorso 22 ottobre, Maroni ha detto infatti che l’accordo sull’autonomia «riscopre una parola dimenticata dalla politica: federalismo. Un tema assente dalla campagna elettorale, dominata da chi la spara più grossa, ma sempre centrale per la (ancora irrisolta) questione settentrionale. Un tema di cui, lo dico con rammarico, la Lega di Salvini ha perso le tracce». Accuse alle quali Salvini ha replicato così: «Se domani Luca Zaia e Roberto Maroni vanno a firmare il pre-accordo sull'autonomia di Veneto e Lombardia è perché la Lega è forte. Nel programma del centrodestra c'è il progetto di una Italia federale, è scritto nero su bianco, e io conto di metterlo in atto».

Renzi: gigantesco investimento su famiglie e sociale
Nel campo del centrosinistra il segretario dem Matteo Renzi, parlando alla Coldiretti, ha promesso come prima mossa di un governo dem «un gigantesco investimento sulle famiglie e il sociale». E ha spiegato: «Non vengo a dirvi che vi abbasserò le tasse. Ora dobbiamo pensare di più alle famiglie. Non ci sono soldi per tutti, chi dice che ci sono 100 milioni di riduzione fiscale con la flat tax vi sta prendendo in giro, finisce domani mattina». Nessuna «proposta choc», dunque , ma l’impegno a «spendere mezzo punto di Pil, 9 miliardi che dobbiamo mettere innanzitutto sui figli».

Minniti: io premier? Ipotesi dell’irrealtà
Ieri Renzi ha escluso passi indietro da segretario in caso di sconfitta elettorale. Oggi invece è stato il ministro dell’Interno Marco Minniti a escludere l’ipotesi di una sua premiership dopo il voto. «Io premier? È una ipotesi del terzo tipo, dell'irrealtà, non ha alcun fondamento», ha detto Minniti su Radio Capital. E ha aggiunto: «Il Pd sta giocando questa partita con l'idea di una squadra. Renzi e Gentiloni oggi pomeriggio daranno in questo senso un messaggio importante al Paese». E sul rischio di ingovernabilità dopo il voto ha aggiunto: «Abbiamo fatto passi solidi, abbiamo un elemento di certezza. È giusto che ogni partito metta in campo i propri programmi e li faccia conoscere». «Poi - ha concluso - ci
penserà il presidente della Repubblica».

Di Maio: per formare governo passeranno da noi
Il leader del M5S Luigi Di Maio ha ribadito come il M5S sia «l’unico ad avere già pronta una squadra di governo» che presenterà al Quirinale e renderà nota il 1 marzo». E ha anticipato oggi alla Stampa che allo Sviluppo economico proporrà Lorenzo Fioramonti, professore di Economia politica all'Università sudafricana di Pretoria. «Nel pieno rispetto delle prerogative del capo dello Stato - ha assicurato - la nostra sarà una proposta al presidente della Repubblica». Per quanto riguarda l'altra proposta M5s alle forze politiche e cioè quella di un “contratto” di governo, Di Maio ha aggiunto: «Se non dovessero esserci i numeri, quindi una maggioranza assoluta del movimento, vorrò vincolare le altre forze politiche ai temi a favore dei cittadini». E ha chiosato: «I vecchi partiti dovranno passare da noi per formare il governo. La corsa è tra noi e il centrodestra».

+Europa, Bonino: io non in vendita, scelto centrosinistra
Dalla leader radicale Emma Bonino, in un filo diretto con l'Huffington post, è arrivata poi una smentita ai retroscena per i quali +Europa sarebbe disponibile a appoggiare o guidare un governo di centrodestra. «Nessuno mi ha mai parlato né formalmente né informalmente, né privatamente né pubblicamente. Sono tutte bufale per di più a mio scapito. Non sono in vendita e nemmeno in saldo che sono già finiti», ha detto Bonino, che ha detto di preferire Gentiloni a Renzi a palazzo Chigi («Penso che serva un periodo di maggior rassicurazione»). E ha puntualizzato: «Noi abbiamo fatto una scelta di campo molto netta nell'ambito del centrosinistra, proprio per rafforzarne l'impegno europeo a volte altalenante».

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