le proiezioni

Elezioni in Austria: il democristiano Kurz in testa, balzo dell’estrema destra euroscettica (26%)

di Vittorio Da Rold


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(Reuters)

3' di lettura

VIENNA - I popolari di Sebastian Kurz (Oevp) hanno vinto le elezioni austriache con il 31,6%, secondo le ultime proiezioni, 7 punti in più rispetto alla precedente consultazione. I socialdemocratici del cancelliere Christian Kern scendono al 26,9%, ma restano secondo partito, mentre l'estrema destra (Fpoe) di Heinz Christian Strache, euroscettica e anti-islamica, fa un balzo al 26%, più cinque punti, il miglior risultato dal 1999 quando raggiunse con il carismatico Joerg Haider il 26,9 per cento. In caduta libera al 3,8% i Verdi, che rischiano per la prima volta di non entrare in Parlamento. I Neos vanno al 5,1% e la lista Peter Pilz al 4,4 per cento.

Secondo le proiezioni che tengono conto anche dei 900mila voti postali che verranno conteggiati però solo successivamente a quelli delle urne, si delinea una netta maggioranza del 57,6% per un governo di centrodestra formato dai popolari del giovane leader Sebastian Kurz e i nazionalisti di Heinz Christian Strache, che chiederanno posizioni dure contro Bruxelles in materia di migranti. Sempre possibile sulla carta una riedizione della Grande coalizione tra popolari e socialdemocratici, rifiutata però da entrambi i partiti, mentre non si esclude una strana alleanza tra l'estrema destra di Strache e i socialdemocratici. Vedremo nei prossimi giorni.

In questo momento il piccolo Paese alpino vira decisamente a destra con i socialdemocratici che sono stati puniti dagli elettori anche per uno scandalo che li ha coinvolti circa la diffusione di fake news, notizie false messe su pagine Facebook contro Kurz. Male i Verdi, che pagano il fatto di essersi divisi in due formazioni.

Il vincitore è Sebastian Kurz, “wunderwuzzi”, il mago bambino, che ha riportato il Partito popolare austriaco dal terzo ad un saldo primo posto. Se Sebastian Kurz diventerà cancelliere sarà il premier più giovane del pianeta a soli 31 anni. Ma niente paragoni con il presidente francese Emmanuel Macron, 39 anni, poiché si tratta di tutta un'altra storia. Macron ha fondato un suo partito partendo da zero, Kurz ha preso in mano il vecchio partito dei democristiani (l'Oevp) trasformandolo in un partito personale e spostandolo decisamente a destra. «Fino a quando non saranno sicure le frontiere dell'Austria dovremo proteggerle», ha ripetuto fino alla nausea Kurz in campagna elettorale Kurz, per erodere voti all'Fpoe di Heinz Christin Strache, l'erede di Joerg Haider.

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Dopo aver chiuso la rotta Balcanica nel marzo 2016, il prossimo passo per Kurz dovrebbe essere il blocco della rotta mediterranea, per aiutare i migranti nei Paesi d'origine, anche se dal Mediterraneo non arriva nessun migrante in Austria poiché vengono tutti fermati al Brennero. Assomiglia - dicono i suoi detrattori - a un Orban, il presidente populista ungherese in lotta con Bruxelles, dai modi più moderati, ma la sostanza è il rifiuto delle quote di migranti.

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Vienna rischia così di essere un ostacolo ai piani di rilancio dell'integrazione europea prospettati da Macron poiché Kurz si oppone all'istituzione di un ministro delle Finanze dell'eurozona. L'economia invece c'entra poco con l'avanzata dell'estrema destra.

E l'Europa?
Per i mercati finanziari, il fattore chiave in caso di coalizione tra ÖVP e FPÖ sarebbe probabilmente il fatto che un partito euro-scettico, ossia l'FPÖ, entrerebbe nella stanza dei bottoni. Nel suo programma elettorale, i nazionalisti eredi di Joerg Haider affermano che vogliono invertire la marcia che l'Europa ha adottato dopo la firma dei trattati di Maastricht e di Lisbona, due capisaldi che hanno posto le basi per l'Unione monetaria e l'attuale Ue. Tuttavia, l'FPÖ non promuove il ritorno allo scellino ma chiede che le competenze siano trasferite da Bruxelles agli Stati membri.
Le sue idee sul futuro dell'Ue e dell'Unione monetaria sono quindi in contraddizione diretta con le richieste del presidente francese Macron per una più profonda integrazione dell'Uem.

L'ÖVP di Sebastian Kurz è più positiva rispetto all'Europa rispetto al FPÖ. Kurz recentemente ha accolto con favore l'iniziativa di Macron su una riforma della zona euro. Ma probabilmente vuole solo “più Europa” nella politica estera, di sicurezza e di difesa e non a caso sottolinea il principio di sussidiarietà (per cui egli non è molto distante dall'FPÖ). In termini concreti Kurz è contrario al ministro delle Finanze europeo e, come i liberali dell'FDP in Germania, il programma dell'ÖVP si oppone a mettere in comune il debito dei vari Stati rispettando il trattato di Maastricht. Di conseguenza, un bilancio comune della zona euro non è probabile con Kurz al potere.

Sembra quindi che l'Austria rifiuterà i punti centrali dell'agenda di Macron dopo le elezioni. Questo allontanerà le speranze di molti investitori che l'Unione monetaria possa essere finalmente stabilizzata con una più profonda integrazione.

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