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Elezioni comunali e referendum giustizia: come e dove si vota

Seggi aperti nella sola giornata di domenica, dalle 7 alle 23. Per lo spoglio si parte dai quesiti per poi passare, dalle 14 del lunedì, alle Comunali

di Nicola Barone

Referendum Giustizia, che cosa riguardano i 5 quesiti

4' di lettura

Per l’Italia il 12 giugno è election day. I cittadini di circa mille Comuni, per un totale di quasi 9 milioni di persone, sono chiamati a rinnovare le amministrazioni locali e allo stesso tempo si vota in tutto il Paese per i cinque referendum sulla giustizia. In totale gli elettori, secondo i dati del Viminale, sono 51.533.195 di cui, 25.039.273 uomini e 26.493.922 donne.

Seggi aperti (solo) domenica

I seggi rimarranno aperti nella sola giornata di domenica, dalle 7 alle 23; lo spoglio partirà dai referendum, per poi passare, dalle 14 del lunedì, alle schede per le Comunali e le eventuali elezioni circoscrizionali. In particolare le Amministrative coinvolgono 4 capoluoghi di Regione (Genova, Palermo, Catanzaro e L’Aquila) e 22 capoluoghi di Provincia (Alessandria, Asti, Barletta, Belluno, Como, Cuneo, Frosinone, Gorizia, La Spezia, Lodi, Lucca, Messina, Monza, Oristano, Padova, Parma, Piacenza, Pistoia, Rieti, Taranto, Verona e Viterbo).

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Il voto negli enti locali più piccoli

La platea dei candidati gareggia per conquistare uno degli oltre 12.600 posti da consigliere comunale nei 978 enti locali in ballo, una percentuale pari al 12,4% dei complessivi 7.904. Le modalità di espressione del voto cambiano in funzione della popolazione. Nei Comuni fino a 15mila abitanti si può tracciare un segno sul nominativo del candidato sindaco o sul contrassegno della lista collegata al candidato sindaco o anche sia sul candidato sindaco che sulla lista collegata al medesimo candidato sindaco: in ogni caso, il voto viene attribuito sia alla lista di candidati consiglieri che al candidato sindaco collegato. Viene eletto primo cittadino il candidato che ottiene il maggior numero di voti. In caso di parità di voti si procede ad un turno di ballottaggio domenica 26 giugno tra i due candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti.

Le opzioni oltre i 15mila abitanti

Sono possibili più soluzioni nei Comuni con più di 15mila abitanti. Tracciare un solo segno sul rettangolo recante il nominativo di un candidato sindaco, senza cioè segnare alcun contrassegno di lista: in questo caso il voto viene attribuito solo al candidato sindaco prescelto; tracciare un segno solo sul contrassegno di una delle liste oppure tracciare un segno sia sul nominativo del candidato sindaco che su una delle liste collegate al medesimo candidato sindaco: in entrambi i casi il voto viene attribuito sia al candidato sindaco che alla lista collegata; esprimere un voto disgiunto, tracciando un segno sul nominativo del candidato sindaco ed un altro segno su una delle liste ad esso non collegata: in questo caso il voto viene attribuito sia al candidato sindaco che alla lista non collegata. Diventa sindaco al primo turno il candidato che ottiene la maggioranza assoluta dei voti validi (almeno il 50% più uno); qualora nessun candidato raggiunga tale soglia si tornerà a votare domenica 26 giugno per il ballottaggio tra i due candidati più votati.

Quante preferenze si possono esprimere

Nei Comuni con popolazione inferiore a 5mila abitanti si può esprimere una sola preferenza per un candidato consigliere comunale. Sopra quella soglia, non più di due preferenze per i candidati a consigliere comunale, scrivendo il cognome nelle apposite righe tratteggiate poste al di sotto del contrassegno di lista. In caso di espressione di due preferenze, queste devono riguardare candidati di sesso diverso, pena l’annullamento della seconda preferenza. Le preferenze devono essere manifestate, esclusivamente, per candidati compresi nella lista votata.

Le materie dei cinque referendum

La precondizione perché i referendum abrogativi siano validi è che si rechi alle urne la metà più uno degli aventi diritto. Nel 2016 per il referendum per le trivellazioni per l’estrazione di idrocarburi andò a votare meno di un elettore su tre, quindi il quorum non fu raggiunto, mentre cinque anni prima ai referendum sull’acqua l’affluenza fu del 54%. Ora sono cinque le questioni su cui si dovrà esprimere il corpo elettorale. Se abrogare la parte della Legge Severino che prevede l’incandidabilità, l’ineleggibilità e la decadenza automatica per parlamentari, membri del governo, consiglieri regionali, sindaci e amministratori locali nel caso di condanna per reati gravi; lo stop delle “porte girevoli” per non permettere più il cambio di funzioni tra giudici e pubblico ministero e viceversa nella carriera di un magistrato; via l’obbligo per un magistrato di raccogliere da 25 a 50 firme per presentare la propria candidatura al Csm; togliere la «reiterazione del reato» dai motivi per cui i giudici possono disporre la custodia cautelare in carcere o i domiciliari per una persona durante le indagini e quindi prima del processo; infine un quesito tende a far sì che gli avvocati, parte di Consigli giudiziari, possano votare in merito alla valutazione dell’operato dei magistrati e della loro professionalità.

Procedure anti-Covid

Come accaduto nelle scorse tornate elettorali anche in questo caso sono state previste delle procedure anti-Covid. Un decreto varato dal governo garantisce entro certi termini la possibilità di voto agli elettori positivi, ricoverati in ospedale o in isolamento a casa. Secondo Ie indicazioni concordate a suo tempo i locali destinati al seggio devono prevedere un ambiente sufficientemente ampio per consentire il distanziamento non inferiore a un metro sia tra i componenti del seggio che tra questi ultimi e l’elettore. Per quanto riguarda l’accesso dei votanti, è rimesso alla responsabilità di ciascun elettore il rispetto di alcune regole basilari di prevenzione, come evitare di uscire di casa e recarsi al seggio in caso di sintomatologia respiratoria o di temperatura corporea superiore a 37.5°C. Per accedere ai seggi elettorali, sebbene in un primo momento sia stato previsto come obbligatorio l’uso della mascherina chirurgica da parte di tutti gli elettori e di ogni altro soggetto avente diritto, quali ad esempio i rappresentanti di lista, i dispositivi di protezione saranno invece soltanto «fortemente raccomandati».


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