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Elezioni del Csm, 186 (auto)candidati, ma il Parlamento è in stallo

Camere convocate martedì, ma non c’è ancora un accordo sui 10 candidati da votare - 186 sinora le (auto)proposte per effetto della riforma Cartabia

di Giovanni Negri

3' di lettura

Voci? Parecchie. Abboccamenti? Qualcuno. Trattative? Sotterranee, come al solito. E poi, 186 (auto)candidati per, verosimilmente, nessun eletto, ma nessun candidato con concrete possibilità. E, per finire, un Parlamento convocato a oltranza. A pochi giorni da martedì 17 gennaio, data fissata dopo un precedente rinvio, per l'elezione da parte di Camera e Senato dei componenti laici (i non magistrati) del Csm, la situazione è di stallo assoluto.

Effetto Cartabia

La riforma Cartabia dell'ordinamento giudiziario, nella parte già in vigore, oltre ad avere modificato in maniera significativa la legge elettorale per il rinnovo della componente togata, è anche intervenuta sul fronte della selezione delle candidature di chi non è giudice né pubblico ministero. Dopo avere elevato a 10 il numero dei componenti del Consiglio superiore nominati dal Parlamento, la riforma ha così aperto, con l'obiettivo della trasparenza delle procedure e del rispetto della parità di genere, alla possibilità di avanzare la candidatura da parte di docenti universitari in materie giuridiche e di avvocati con almeno 15 anni di esercizio della professione. La domanda può essere presentata, entro le 9 di sabato 14 gennaio, direttamente dalla persona interessata oppure da un numero minimo di almeno 10 parlamentari, appartenenti tuttavia ad almeno due gruppi diversi, per favorire la trasversalità e aumentare le possibilità di raccogliere consenso.

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I nomi

Ebbene, a questa mattina sul sito della Camera, dove sono pubblicati i nomi, risultano essere state presentate 186 autocandidature, quasi tutte di avvocati, e nessuna da parte delle forze politiche. Fra i nomi noti, quelli di due ex parlamentari, Gaetano Pecorella (Fi) e Antonino Lo Presti (An), quello di Giuseppe Rossodivita, presidente della Commissione giustizia del Partito Radicale, quello di Ivano Iai, legale del cardinale Angelo Becciù e dell’ex procuratore generale di Catanzaro Otello Lupacchini, e quello di Lorenzo Borrè, conosciuto per i ricorsi contro la nomina di Giuseppe Conte a capo del M5S.

Manuale Cencelli

Ricordato che ogni eletto deve raccogliere il consenso di almeno i tre quinti del Parlamento riunito congiuntamente e quindi, su 600 votanti, deve contare su almeno 360 voti, le possibilità che i 10 laici del prossimo plenum del Csm possano essere scelti tra i 186 sono quasi pari a zero. Perché a contare, come sempre, saranno gli accordi tra le forze politiche e l'asegnaizone dei posti, come sempre, in base al peso di ognuna. E così, malgrado la maggioranza sulla carta abbia i numeri per potere eleggere tutti e 10 i candidati prescelti è probabile che si procederà alla consueta spartizione che dovrebbe prevedere tre posti a Fratelli d'Italia, due ciascuno a Lega e Forza Italia e tre alle opposizioni.

Maggioranza in campo

Già circolano i nomi. L'ipotesi che si avanza, in quota Lega, è quella di Francesco Urraro, ex senatore che passò dal M5S al gruppo del Carroccio e l’avvocato di Padova Fabio Pinelli. In Forza Italia si parla di Pierantonio Zanettin, attuale capogruppo in commissione Giustizia al Senato e già componente dell’organo di autogoverno della magistratura, e di Ciro Falanga, avvocato napoletano ed ex senatore. In diversi sostengono la candidatura anche di Luigi Vitali, pugliese, ex sottosegretario alla Giustizia ed ex parlamentare. Per Fratelli d'Italia prende sempre più quota il nome di Giuseppe Valentino, anche lui già sottosegretario e senatore, penalista calabrese, eletto per la prima volta nel 1996 nelle file di Alleanza Nazionale.

Tempi da rispettare

Per quanto riguarda i tempi, le Camere sono convocate per martedì, ma in caso di fumata nera il Parlamento potrebbe essere riunito a oltranza, ogni martedì, in seduta comune, sino al momento della scelta di tutti e 10 i nomi. Il tutto poi quando i 20 componenti togati sono già stati eletti da mesi e l'attuale consiliatura è in regime di proroga in attesa che il Parlamento decida di procedere. Una situazione determinata certo dalla conclusione anticipata della legislatura prima e dalle necessità della legge di bilancio poi, ma che non può essere evidentemente protratta, pena l'impasse sul funzionamento di uno dei più delicati organi costituzionali.

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