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Israele, con la vittoria della coalizione di Netanyahu il Paese vira a destra

Con quasi il 90% delle schede scrutinate, la coalizione di estrema destra guidata da Bibi ha conquistato 62 seggi ovvero la maggioranza (i seggi del Parlamento, la Knesset, sono 120). Il suo partito conservatore, il Likud, avrebbe ottenuto 33 seggi

di Roberto Bongiorni

Aggiornato alle 13.20 del 2 novembre 2022

Israele, l'ex premier Netanyahu alle urne

4' di lettura

Ieri notte, pochi minuti dopo la diffusione degli exit pools, i suoi sostenitori cantavano Re Bibi! Re Bibi! Lui, radioso, ma al contempo schernendosi, si difendeva. «Non sono un re. Non sono un re, ma sono a vostra disposizione». Forse non ha i poteri del monarca, ma nell'arte della politica, nella capacità di risorgere quando tutti lo davano per morto, Benjamin Netanyahu, 73 anni, leader indiscusso del partito conservatore, non ha rivali.

La quinta elezione in tre anni e mezzo sembra essere andata come avevano pronosticato i sondaggi. Con quasi il 90% delle schede scrutinate, la coalizione di estrema destra guidata da Bibi ha conquistato 62 seggi ovvero la maggioranza (i seggi del Parlamento, la Knesset, sono 120). Il suo partito conservatore, il Likud, avrebbe ottenuto 33 seggi. Il blocco rivale guidato da premier ad interim Yair Lapid si è fermato a 53 seggi. Il partito del premier ad interim, Yesh Atid, ha raccolto 24 seggi.

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Se confermato, il divario tra le due coalizioni e tra i due maggiori partiti è il più grande da almeno dieci anni.

Cinque elezioni in 43 mesi sono capaci di disilludere anche l'elettore più appassionato. Invece, gli israeliani hanno offerto una grande prova di democrazia. L'affluenza ha toccato il valore più alto da almeno 23 anni, avvicinando al 70 per cento. E questo è sempre un buon segno.

La vittoria della destra estrema

Netanyahu sapeva perfettamente che, se questa volta avesse vinto, lo avrebbe fatto insieme a quell'estrema destra nelle cui file militano personaggi oltranzisti mal visti perfino da diversi onorevoli Likud. Fino a qualche mese fa chi avesse osato preconizzare la scalata della formazione Sionismo Religioso (il nome è già un programma) a terza forza politica con 14 seggi, sarebbe stato bollato come un uomo disconnesso dalla realtà, o un farneticatore.

D'altronde chi poteva mai immaginare che a diventare la star di queste elezioni, rubando la scena perfino a Bibi, fosse un uomo incriminato 47 volte per incitazione al razzismo, vandalismo, disordini, sostegno ad organizzazioni terroristiche, e condannato ben otto volte?

Itamar Ben-Gvir, leader del partito Potere ebraico, che insieme ad altri due di estrema destra, sotto la regia di Netanyahu, è confluito in Sionismo religioso, è invece stato l'outsider degli ultimi dieci giorni. «Non voglio entrare nel merito. Ma va riconosciuto che i suoi messaggi erano chiari e trasparenti. Ed hanno catalizzato molti giovani. Non necessariamente tradizionali sostenitori della destra. Anche qualcuno del partito di sinistra Meretz ha votato per lui», ci ha spiegato Avid Bushinsky, ex consigliere legale di Netanyahu.

I partiti religiosi alla riscossa

Forse era più prevedibile il successo dei partiti dei religiosi ortodossi, gli haredi, una comunità che pare vivere in un mondo chiuso, caratterizzato dall'osservanza rigorosa e dallo studio delle scritture sacre. La loro affluenza è stata molto alta, perché per tutto il giorno gli attivisti hanno invitato gli abitanti dei diversi quartieri in cui abitano ad andare a votare i partiti indicati dal rabbino capo. Lo Shas ha dunque ottenuto 12 seggi, mentre lo United Torah Judaism otto.

Si salvano i laburisti ma la sinistra va ancor giù

Unità nazionale, il nuovo partito del ministro della Difesa Benny Gantz, che alcuni anni fa aveva sfidato Netanyhu con il suo partito Blu e Bianco, ha ottenuto 12 seggi, secondo le previsioni.

A conferma di come Israele stia virando con sempre maggior forza verso destra sono i risultati dei partiti di sinistra. I laburisti hanno ottenuto solo quattro seggi. Pochi per quello che storicamente era il primo partito del Paese. Ma, per come si erano messe le cose, si temeva che non potessero superare la soglia di sbarramento del 3,25 per cento. Non è andata bene a Meretz, altro storico partito della sinistra. Questa volta non ce l'ha fatta.

Lo storico errore dei partiti arabi

Gli arabi israeliani, palestinesi con passaporto dello Stato ebraico, sono quasi il 20% della popolazione. Se i loro partiti corrono uniti, come hanno fatto nell'ultima elezione, possono creare dei problemi alle coalizioni di destra. Quest'anno, tuttavia, hanno deciso all'ultimo momento di dividersi. Risultato: due sono passati, con quattro e cinque seggi, uno (Balad) no.

Questi i dati finora pervenuti dai seggi. Lapid continua a sperare. «sarà una notte che durerà due giorni», ha dichiarato ieri.

Ma dopo queste elezioni le cose non saranno più come prima. Un Governo così spinto a destra Israele non lo ha mai avuto nei suoi 74 anni di storia. Adesso bisognerà vedere se la coalizione si trasformerà in maggioranza di governo, e se in questa maggioranza Netanyahu sarà costretto a concedere dolorose contropartite, che mettono a rischio la democrazia dello Stato, oppure saprà gestire le ambizioni oltranziste dei suoi alleati in nome del governo di un Paese intero. Netanyahu ha sulle spalle tre processi per corruzione. Ben Gvir si è impegnato ad sostenere l'approvazione di una legge che arrivi in soccorso a Bibi. A patto che divenga ministro della pubblica Sicurezza.

Le premesse non sono molto incoraggianti. Appena dopo la diffusione dei dati, ieri notte un giornalista di Channel 11 ha posto una domanda a Itzhak Waserlauf, il secondo uomo del partito di Ben-Gvir: «La gente di sinistra ed gli arabi sono preoccupati. Cosa risponde loro? “Dovrebbero continuare a preoccuparsi». Se il buongiorno si vede dal mattino...

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