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Libano, Hezbollah e i suoi alleati perdono la maggioranza in parlamento

Le indicazioni preliminari giunte finora dalle 15 circoscrizioni indicano che il movimento sciita armato filo-iraniano Hezbollah e i suoi alleati hanno mantenuto e, in certi casi rafforzato, le proprie posizioni

Aggiornato il 17 maggio alle 17:17

Libano, il presidente Aoun vota nella roccaforte di Hezbollah

3' di lettura

Il movimento sciita libanese di Hezbollah sostenuto dall’Iran e i suoi alleati di Amal e del Movimento patriottico libero hanno perso la maggioranza nel Parlamento di Beirut. Lo dimostrano i risultati definitivi delle elezioni legislative che si sono svolte domenica, le prime dalle proteste del 2019 e dalle devastanti esplosioni dell’agosto di due anni fa al porto di Beirut.

La coalizione filo-iraniana perde la maggioranza

Secondo i dati definitivi diffusi dal ministero degli interni libanese, il movimento armato Hezbollah e il suo alleato sciita Amal hanno rafforzato le proprie posizioni nelle rispettive roccaforti ma la coalizione filo-iraniana ha complessivamente perso la maggioranza di 70 seggi, conquistata alle elezioni del 2018, rispetto ai 65 seggi di questa tornata elettorale.

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La sconfitta nel fronte filo-Hezbollah si è registrata nei ranghi della Corrente patriottica libera (Cpl), il partito del presidente cristiano maronita Michel Aoun e di suo genero Gibran Bassil.

Nel campo cristiano si è verificato un travaso di voti dalla Cpl al partito filo-occidentale e filo-saudita delle Forze libanesi, guidato dal leader cristiano maronita Samir Geagea.

Rispetto ai poteri tradizionali, un nutrito gruppo di 13 nuovi deputati, esponenti delle varie anime del movimento di contestazione del 2019 e del 2020, si è fatto in strada in parlamento. Analisti locali affermano che questo gruppo di deputati difficilmente riuscirà a formare un fronte comune contro l’élite dominante.

Le roccaforti dei “clan”

Di fronte alla sconfitta di alcuni notabili locali, vicini al governo siriano e per decenni deputati in parlamento, 16 deputati definiti “indipendenti” sono stati eletti ma ciascuno di essi rappresenta un potere locale facilmente cooptabile dai partiti tradizionali. I clan politici feudali dei Jumblat (drusi del Monte Libano) e dei Jemayel (maroniti del Monte Libano) hanno di fatto mantenuto le loro posizioni, mentre i loro rivali dei Frangie (maroniti del nord) hanno perso un seggio rispetto alle elezioni di quattro anni fa. L’affluenza alle urne è stata più bassa (41%) rispetto alle consultazioni del 2018.

Elezioni offuscate da compravendita voti

Il capo della missione di osservazione elettorale dell’Unione europea alle elezioni legislative in Libano, György Hölvényi, ha affermato che i preparativi elettorali sono stati influenzati da «risorse finanziarie e umane limitate» e che sul processo è calata l’ombra di compravendita di voti e di pratiche clientelari. In una conferenza stampa a Beirut, nella quale sono stati presentati i risultati preliminari della missione di monitoraggio elettorale europea, presente in Libano a partire da diverse settimane prima dell’appuntamento elettorale, Hölvényi ha affermato che, in generale, il processo è stato «offuscato da pratiche diffuse di compravendita di voti, clientelismo e corruzione... queste incidono sulla parità di condizioni e minano la scelta dell’elettore».

Secondo la relazione preliminare della delegazione dell’Ue, l’Alta commissione di vigilanza sulle elezioni «non ha disposto dei fondi, delle risorse umane e delle attrezzature di base per monitorare adeguatamente le elezioni». Inoltre, ha detto Hölvényi, «la libertà di espressione è stata per lo più rispettata durante il periodo della campagna elettorale», ma i media libanesi non hanno fornito una copertura equa a tutti i candidati, ha aggiunto.

Hölvényi ha comunque affermato che l’atmosfera nella quale si sono svolte le elezioni è stata «calma in generale» nonostante alcuni episodi di tensione in alcune località. Gli osservatori europei hanno notato, rispetto alle precedenti elezioni del 2018, alcuni miglioramenti nell’accessibilità delle stazioni elettorali alle persone con disabilità: il 51% dei seggi visitati dagli osservatori erano situati al piano terra, ma solo il 43% dei seggi è stato in realtà accessibile a persone con mobilità ridotta.

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