Oggi il vertice a Parigi

Elezioni Libia, Macron e Draghi fissano i paletti ma Erdogan diserta e Dbeibah non aiuta

Alla conferenza che si terrà oggi pomeriggio a Parigi saranno presenti una ventina di capi di Stato e di Governo delle due sponde del Mediterraneo. Il vertice sarà copresieduto da Italia, Francia, Germania, Libia e Nazioni Unite. Obiettivo: mettere dei punti fermi per rendere più agevole il percorso da qui al 24 dicembre, data delle elezioni politiche e presidenziali in Libia

di Gerardo Pelosi

Draghi: al "non-governo" contrapporre il coraggio delle riforme

3' di lettura

La scommessa non è certo di quelle facili. E tutti i soggetti a vario titolo interessati al dossier lo sanno molto bene. Rendere “più inclusivo” il processo che dovrà portare alle elezioni politiche e presidenziali in Libia il 24 dicembre è un obiettivo condiviso sulla carta da tutti ma che incontra ogni giorno qualche intoppo. Si spera quindi che la conferenza che si terrà oggi pomeriggio a Parigi presenti un ventina di capi di Stato e di Governo delle due sponde del Mediterraneo, copresieduta da Italia, Francia, Germania, Libia e nazioni Unite possa mettere dei punti fermi per rendere più agevole il percorso da qui al 24 dicembre. Ci saranno dunque Mario Draghi, Angela Merkel, Antonio Guterres e Abdul Hamid Dbeibah. Il premier italiano Draghi, non appena atterrerà a Parigi avrà, un bilaterale con il presidente francese Emmanuel Macron prima dell'avvio della conferenza per concordare una linea che è poi quella tante volte espressa dagli europei (in sintonia con la road map delle Nazioni Unite) per un cessate il fuoco duraturo, l'uscita di tutte le forze militari straniere dal Paese e la fissazione delle elezioni. Come suo primo atto la conferenza non potrà fare altro che prendere atto delle ultime decisioni della Commissione elettorale libica che prevede un calendario serrato da qui al 24 dicembre.

Capo Consiglio Stato chiede di astenersi dalle elezioni

Ma l'impostazione legislativa su cui si regge la macchina elettorale non è affatto condivisa. Basti pensare che due giorni fa il capo dell’Alto consiglio di Stato libico, Khalid Al-Mishri, vicino ai Fratelli musulmani, ha chiesto di astenersi dal partecipare alle elezioni in programma il prossimo 24 dicembre, non candidandosi né recandosi alle urne. Secondo Al-Mishri le leggi elettorali annunciate dall’Alta Commissione elettorale libica «sono imperfette» e l’accettazione di tali leggi da parte di alcuni Paesi «è simile a quanto accaduto prima del 4 aprile, il giorno in cui il generale Khalifa Haftar ha attaccato Tripoli prima dello svolgimento di una Conferenza Nazionale a Ghadames il 15 aprile 2019”. Il capo dell’Alto consiglio di Stato libico ha annunciato che sosterrà la voce di coloro che sono contrari alle elezioni presso le istituzioni pubbliche e la società civile, ritenendo che «consentire ai criminali di candidarsi alle elezioni in Libia equivale a consentire ai nazisti in Germania e ai fascisti in Italia di far parte della vita politica».

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Dbeibah e ministra degli Esteri Mangoush in rotta di collisione con Menfi

Tensioni che il primo ministro libico ad interim, Abdul Hamid Dbeibah, cercherà a Parigi di smussare anche se non mancano problemi nella sua delegazione e forti attriti con il il capo del Consiglio presidenziale Mohamed Menfi. Dbeibah dovrebbe essere accompagnato dalla ministra degli Esteri, Najla Mangoush, al centro di uno scontro tra consiglio presidenziale e Governo. Nei giorni scorsi il Consiglio ne aveva annunciato la sospensione dall’incarico con divieto di espatrio, mentre l’esecutivo aveva assicurato che Mangoush continuava ad esercitare le sue funzioni partecipando alla conferenza internazionale di Parigi. Scontro nato dalla disponibilità della ministra ad estradare un sospetto per l’attentato di Lockerbie. Dbeibah si presenta per di più come candidato di punta alle elezioni (nonostante ciò fosse escluso dagli accordi di Ginevra).

Ci sarà l’egiziano Al Sisi ma non il presidente turco Erdogan

Presente a Parigi anche un grande sponsor della Cirenaica di Khalifa Haftar, ossia il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi. Secondo quanto si legge sul sito del quotidiano Al Ahram, il leader egiziano ha accettato l’invito di Emmanuel Macron, con il quale avrà un bilaterale a margine. A Parigi il leader egiziano inconterà inoltre esponenti del governo francese e diversi presidenti e capi di governo con i quali discuterà di questioni regionali e internazionali. Sarà presente anche l'Algeria, anche se non con il presidente Abdelmajid Tebboune, con cui Macron ha ricucito l’11 novembre dopo la crisi provocata da alcune sue frasi sulla storia dell’ex colonia. Non si sarà il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, irritato per l'invito alla conferenza fatto a Grecia, Cipro e Israele (”se ci sono loro non c'è bisogno di un nostro rappresentante”) manderà il vice ministro degli Esteri Sedat Onel. L’intenzione del leader turco sarebbe stata anticipata al presidente francese Emmanuel Macron durante il G20 che si è svolto a Roma.

Marina Sereni (Farnesina) : soluzione inclusiva e a guida libica

La conferenza secondo la vice ministra degli Esteri italiana Marina Sereni «confermerà il sostegno al percorso elettorale, ribadendo la necessità, che da sempre sosteniamo, di trovare una soluzione inclusiva e a guida libica». Il Nord Africa, ha aggiunto la Sereni “è essenziale per assicurare la stabilità del Mediterraneo. A Tripoli, la Conferenza dello scorso 21 ottobre ha riunito, per la prima volta su suolo libico, i principali attori internazionali impegnati a garantire un’effettiva transizione politica nel quadro di riferimento definito dalle Nazioni Unite. L’obiettivo è «preservare la scadenza elettorale del 24 dicembre, e avviare finalmente il processo di ritiro dei mercenari e combattenti stranieri dalla Libia, in linea con il Piano d’Azione recentemente approvato dalla Commissione Militare Congiunta».

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