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Elezioni Midterm, per cosa si vota negli Usa e perché Biden rischia

I cittadini Usa vanno alle urne l’8 novembre per rinnovare metà del Congresso, anche se 39 milioni di elettori sono ricorsi al voto anticipato. Cosa c’è in palio e perché i Repubblicani sono favoriti

Elezioni midterm, Biden: "È in gioco la democrazia"

3' di lettura

Martedì 8 novembre gli Stati Uniti vanno alle urne per le elezioni di medio termine, dopo che oltre 40 milioni di persone sono già ricorse al voto anticipato.

Le «midterm» si svolgono ogni quattro anni, a metà del mandato presidenziale, quando i cittadini americani sono chiamati a rinnovare gran parte del Congresso, determinando il destino dell’agenda della Casa Bianca nei due anni successivi e in vista delle presidenziali successive.

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I pronostici sul voto in corso pendono verso un exploit della destra repubblicana, con conseguenze immediate sugli equilibri della presidenza di Joe Biden e i rapporti di forza nelle Camere statunitensi. A maggior ragione in vista di una ri-candidatura sempre più probabile di Donald Trump nel 2024.

Come funziona il voto Midterm? 

Alle elezioni di Midterm si vota l’intera Camera dei Rappresentanti (435 deputati in carica per due anni) e un terzo del Senato (35 senatori su 100, in carica per sei anni), oltre ai governatori di 36 dei 50 Stati. Nel caso della Camera bassa, il voto riflette di più la volontà popolare, con ogni Stato che elegge un numero di deputati proporzionale alla sua popolazione: in testa c’è la California, con 53 rappresentanti eletti. Per la Camera alta, invece, ogni Stato elegge due senatori, anche in date differenti. Il voto dei governatori viene gestito dai singoli stati, ciascuno in base alla propria legislazione elettorale in materia. I quattro stati rimanenti eleggeranno il proprio governatore nel 2024.

Qual è la posta in palio a livello politico?

Il voto di Midterm viene considerato una sorta di «test» sul presidente in carica, a volte con risultati poco lusinghieri per l’inquilino della Casa Bianca in carica. Lo stesso Biden parte sfavorito, complice una congiuntura economica che vede un’inflazione a livelli stellari e i timori sulla crescita di breve termine. In caso di tonfo elettorale, Biden si ritroverebbe a governare nella seconda metà del suo mandato in un parlamento controllato dai repubblicani.

Attualmente entrambi i rami del Congresso sono a maggioranza democratica. Al Senato la proporzione è di 50 a 50, ma il voto della vicepresidente Kamala Harris spezza la parità a favore dei Dem. Alla Camera il divario è più netto, con un rapporto di 222 a 212 (un seggio vacante). La situazione è frutto delle elezioni di metà mandato del 4 novembre 2018, quando la Casa Bianca era occupata da Donald Trump. I repubblicani sono proiettati ora verso la riconquista della Camera, mentre al Senato l’esito è appeso ad alcune sfide in bilico in Stati «battleground».

Tolti i 35 seggi in palio, i democratici partono da un vantaggio di 36 seggi contro i 29 dei Repubblicani. Secondo i sondaggi di Real Clear Politics, al Senato la destra potrebbe salire a 48 seggi (+19), contro i 44 dei democratici (“solo” +8). Anche alla Camera i repubblicani sono dati in vantaggio con 216 seggi, a solo due dalla maggioranza, contro i 194 dei democratici. Quanto alla sfida dei governatori, secondo il sito di sondaggi al momento il Grand old party ne potrebbe ottenere 24 contro i 15 dei Dem.

Le sfide principali, dalla Georgia alla Pennsylvania

Fra le sfide principali ci sono quelle che si giocheranno in Georgia, Nevada, Pennsylvania e Arizona. In Georgia, al Senato, si consuma una sfida tutta afroamericana fra il democratico Raphael Warnock, pastore della chiesa battista Ebenezer di Atlanta (dove ha ereditato il pulpito di Marther Luther King) e il repubblicano trumpiano Herschel Walker, ex giocatore di football anti-abortista accusato da due donne di averle spinte a interrompere le loro gravidanze pagando con assegni salati. Altra battaglia cruciale è quella per il ruolo di governatore, per il quale la democratica Stacey Abrams sfida di nuovo Brain Kemp. In Nevada la sfida decisiva è quella al Senato fra la democratica Catherine Cortez Masto, la prima latina eletta in Senato nella storia americana, e Adam Laxalt, repubblicano appoggiato da Trump e sostenitore delle elezioni rubate del 2020.

In Pennsylvania, il seggio al Senato è conteso fra il candidato appoggiato da Donald Trump, il medico star tv Mehmet Oz («Dr Oz»), e il vice governatore democratico John Fetterman. Per il titolo di governatore lo scontro è fra il senatore statale di destra Doug Mastriano, trumpiano di ferro, e l’attorney general democratico Josh Shapiro, che corre impegnandosi a difendere la democrazia e i diritti di voto.

Infine l’Arizona, teatro del duello principale per il ruolo di governatore fra la democratica Katie Hobbs e la repubblicana Kari Lake, ex star del piccolo schermo da alcuni definita una «Trump donna». La repubblicana Blake Masters si scontra per un posto in Senato con Mark Kelly, l’ex astronauta della Nasa marito della deputata Gabby Giffords.

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