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Polonia: la destra di Kaczynski vince con la maggioranza assoluta

Il partito di destra “Diritto e Giustizia” (Pis) del leader Jaroslaw Kaczynski ha ha stravinto le elezioni in Polonia. Jaroslaw Kaczynski ha così riconquistato la maggioranza assoluta in Parlamento

dal nostro inviato Luca Veronese


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Foto Reuters

3' di lettura

VARSAVIA - La destra sovranista e anti-eEuropea ha stravinto le elezioni in Polonia. Jaroslaw Kaczynski ha così riconquistato la maggioranza assoluta in Parlamento che cercava e che gli consentirà di governare senza intralci nei prossimi quattro anni.

«La Polonia deve continuare a cambiare, deve cambiare in meglio. Ci aspettano altri quattro anni di duro lavoro», ha detto il leader ultra-conservatore chiamando i polacchi a sostenerlo «per completare il lavoro», portare a termine la sua contro-rivoluzione creando «una nuova Nazione» e formando «nuove generazioni di cittadini polacchi».

Con il 91% delle schede elettorali già scrutinate, la dimensione del successo appare ormai chiara. Resta da definire la suddivisione dei seggi in Parlamento, ma il premio che il sistema elettorale polacco assegna al primo partito, permetterà quasi certamente alla destra di governare con la maggioranza assoluta.
Diritto e Giustizia, il partito di Kaczynski, ha ottenuto infatti il 44,6% dei voti che si tradurranno in almeno 240 seggi sui 460 complessivi del Sejm, la Camera bassa polacca, necessaria per governare.

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Coalizione civica, il principale schieramento dell'opposizione che ha messo assieme i centristi di Piattaforma civica e i Verdi, si è fermata al 26,7 per cento: un buon risultato per la forza centrista, fortemente pro-Europa, che tuttavia vede allargarsi il divario con la destra.

La sinistra rinata con Lewica ha raggiunto il 12,3% dei voti validi mentre i conservatori della Coalizione polacca sono all'8,6 per cento, e in Parlamento entrerebbero anche i neo-fascisti della Confederazione libertà e indipendenza con il 6,8 per cento.

La riconferma di Diritto e Giustizia - in polacco Prawo i Sprawiedliwosc abbreviato in Pis – è destinata a creare nuove tensioni con l'Unione europea. Molti osservatori internazionali temono che Varsavia possa insistere su alcune riforme anti-democratiche che puntano a tenere sotto il controllo del governo sulla magistratura e sui media. Timori anche per la sostenibilità economica delle misure di spesa a sostegno delle famiglie introdotte nell'ultima legislatura e rilanciate durante la campagna elettorale.

«Gli alti livelli di supporto per Pis non devono essere interpretati come un segno che i polacchi sono diventati nazionalisti o xenofobi. Piuttosto, rivelano l'efficacia della macchina del partito e la capacità di Pis di mobilitare gli elettori con politiche basate sui sussidi sociali diretti», dice Pawel Zerka del think tank European council on foreign relations.

«A dare la maggioranza al Pis sono state – continua Serka - le generose politiche di welfare state, l'adempimento delle promesse fatte nel 2015, sostenute dalla forte crescita dell'economia nazionale. E poi l’uso improprio di strutture statali, come la televisione pubblica, a fini elettorali».

La partecipazione al voto è arrivata fino al 61,1% , oltre dieci punti percentuali in più rispetto al 2015 ma non ha dato vantaggi alle opposizioni per la forte mobilitazione del Pis, e di Kaczynski in prima persona, nelle aree rurali, il suo tradizionale bacino elettorale. Aree nelle quali l'ideologia patria-famiglia-religione è più radicata.

Il premier Mateusz Morawiecki - banchiere gradito all'Occidente che ha abbracciato in pieno il progetto di Kaczynski – dovrà governare un'economia che continua a crescere ma deve anche rinnovarsi per non perdere competitività, e una società spaccata: tra aree rurali legate al cattolicesimo più retrivo e città che guardano alle libertà e ai diritti dell'Occidente.
«I prossimi quattro anni sono una tappa fondamentale per la costruzione di uno Stato sociale polacco per tutti», ha detto Morawiecki ai sostenitori di Varsavia. «Oggi, possiamo dire che il risultato ci dà un enorme mandato sociale».

«Le politiche non sempre prevedibili del governo e le strategie interventiste stanno cominciando a pesare sul sentimento degli investitori privati», spiega Moritz Degler di Oxford Economics. E l'incertezza generale sarebbe dovuta anche alle tensioni nella società: «L'assassinio del sindaco di Danzica, Pawel Adamowicz, nel gennaio 2019 – aggiunge Degler - ha nuovamente mostrato le profonde divisioni nella società civile polacca, che possono rendere il Paese sempre più difficile da governare».
Tuttavia, la destra di Kaczynski non avrà il potere totale sul Paese. L'opposizione potrebbe riuscire a conquistare la maggioranza al Senato che gli permetterebbe di rallentare l'azione del governo. E punta alle elezioni del presidente della Repubblica del prossimo maggio per prendersi la rivincita e compensare la forza del governo.

«Sono sicuro che, indipendentemente dalle tensioni politiche, la democrazia in Polonia è molto forte e stabile», ha detto Donald Tusk, ex premier polacco e leader di Piattaforma civica, prima di diventare presidente del Consiglio europeo. «Ma è ora importante che il vincitore non cerchi di distruggere gli avversari, e capisca che dopo una vittoria tutte le forze politiche devono vivere fianco a fianco».

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