ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIl voto del 2 ottobre

Elezioni presidenziali in Brasile, Lula ritorna e promette un nuovo riscatto

Il leader della sinistra, rinato dopo le accuse (cadute) di corruzione, ha il sostegno degli Usa. Il Covid ha tolto consensi al presidente Bolsonaro

di Luca Veronese

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4' di lettura

«Qui dobbiamo fermarci, non possiamo andare oltre, nessuno straniero, nessuna faccia nuova può passare, diventa pericoloso. Non è sempre stato così, ma da alcuni mesi i traffici, le intimidazioni e la violenza sono tornati a crescere». Mentre ci guida per le strade di Manguinhos, nella zona nord di Rio de Janeiro, Elizabeth Campos, ci spiega come la tensione che si respira nel Paese per le elezioni del 2 ottobre sia mille volte più forte nella favela. «È pieno di trafficanti e corrotti – dice – che vengono a comprare voti dalla nostra gente, in cambio di pochi reais o di qualche favore, per la casa, per i figli, per mangiare. Il Covid ha fatto danni gravissimi, la gente ha fame».

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Saluta tutti, per tutti è Beth. È nata e cresciuta a pochi metri da qui e da quasi vent’anni coordina lo Spazio Casa Viva: scuola di musica e di disegno, luogo di aggregazione che coinvolge nelle proprie attività centinaia di bambini, ragazze e ragazzi, assieme alle loro famiglie. Un progetto, quasi unico nelle comunità di Rio, portato avanti assieme a università e fondazioni, oltre che con il sostegno della Ong italiana Cesvi.

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«A Manguinhos vivono ufficialmente 35mila persone ma in realtà saremo almeno il doppio, non tutti ci vogliono bene, i trafficanti, gli spacciatori di cocaina, gli sfruttatori – racconta – ci vogliono fermare, spesso d’accordo con le forze di polizia o gli amministratori locali: non sopportano che alziamo la testa per denunciare, non vogliono che i giovani abbiamo un’istruzione, non possono accettare che in queste strade si parli di giustizia sociale». Rivendica la storia «di resistenza, affetto e conquista della favela», afferma con decisione il suo sostegno a Luiz Inacio Lula da Silva, Lula, il leader della Sinistra, presidente del Brasile per due mandati fino al 2010, poi messo in carcere per corruzione nello scandalo Petrobras, e oggi a 76 anni, dopo essere stato prosciolto dalle accuse, di nuovo in corsa per la massima carica dello Stato. In contrapposizione a Jair Bolsonaro, 67 anni, l’attuale presidente, candidato della destra populista e conservatrice.

«Sono una donna e sono negra, e questo mi ha costretta a lottare contro mille barriere, Lula è la speranza che abbiamo tutti, ma soprattutto i giovani, contro queste barriere, contro la destra elitaria, machista e razzista», dice con orgoglio.

In testa il leader della sinistra

«È molto probabile che Lula vincerà le elezioni, secondo le nostre elaborazioni c’è anche la possibilità che Lula diventi presidente già al primo turno, superando quindi il 59% dei voti, i diversi sondaggi di queste settimane offrono scenari diversi, ma il vantaggio del leader del Partito dei lavoratori sembra consistente», afferma Carolina Botelho, analista politica, esperta di flussi elettorali e di diseguaglianze, dell’Università statale di Rio de Janeiro. «Bolsonaro è in difficoltà ma è comunque riuscito a mettere assieme la destra come mai era accaduto nel Brasile democratico, e può contare su un 30% di consensi. Ha il sostegno della maggioranza degli elettori di sesso maschile, bianchi, di reddito alto. Mentre possiamo di certo dire che se votassero solo le donne e le persone di colore, Bolsonaro prenderebbe un pugno di voti».

Nelle ultime settimane – dicono nel quartier generale del Partito dei lavoratori – Lula ha avuto «diversi incontri con i diplomatici degli Stati Uniti e ha ricevuto ampie rassicurazioni: nessuna investitura, almeno ufficialmente, ma la garanzia che Washington farà in modo che i risultati del voto vengano rispettati, una sorta di risposta a Bolsonaro che, emulando il suo grande riferimento Donald Trump, potrebbe agitare i sostenitori della destra rifiutando di accettare una eventuale sconfitta. Stati Uniti ed Europa osservano con apprensione l’aumento degli episodi di violenza nei comizi e nelle manifestazioni, consapevoli del ruolo guida del Brasile, con i suoi 210 milioni di abitanti, per tutta l’America Latina.

«Ma la politica estera, la guerra in Ucraina, così come l’Amazzonia e l’ambiente sono passati in secondo piano in una campagna – dice ancora Botelho – dominata dallo scontro ideologico e dai temi economici, soprattutto dalle preoccupazioni riguardanti il lavoro, i salari e i prezzi. Oltre che dal Covid, una tragedia che ha fatto quasi 700mila morti e ha travolto tutto il Paese».

Governo deludente, povertà in crescita

La gestione incerta dell’emergenza Covid – tra negazionismo e approssimazione – è stata probabilmente determinante nel rovinare i piani di Bolsonaro. «Si è rivelato poco affidabile e molti che lo avevano sostenuto sono rimasti delusi dal suo governo», spiega Leonidio de Sousa Santos, esperto di cooperazione sociale della Fondazione Oswaldo Cruz. «Anche le grandi imprese e i media non stanno più con Bolsonaro come nel 2018 quando invece attaccavano Lula accusandolo di corruzione. Ma soprattutto – conclude de Sousa Santos – è cresciuta la povertà: i dati sul Pil e sull’inflazione sono relativamente buoni, ma non dicono che in Brasile oggi ci sono oltre 30 milioni di persone che soffrono la fame».

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