elezioni regionali

Elezioni regionali, su Puglia e Toscana in gioco il destino di Conte, Salvini, Zingaretti e Renzi

Di Maio aspetta la vittoria del sì al referendum per riprendersi il M5S.Meloni con il successo dei candidati Fdi mette a rischio la leadership di Salvini

di Barbara Fiammeri

4' di lettura

Giuseppe Conte ha tentato in tutti i modi di favorire l’alleanza tra Pd e M5S. Al di là delle dichiarazioni di rito sul voto «solo» amministrativo in cui si decidono i governi di Regioni e Comuni e non quello nazionale, il risultato che arriverà all’indomani del 21 settembre è destinato a pesare eccome sulla tenuta dell’esecutivo e quindi sulla conferma dell’attuale inquilino di Palazzo Chigi. Per questo il premier ha ripetutamente sponsorizzato l’accordo tra i suoi soci di Governo nelle Regioni dove tra un mese si voterà, a partire da quelle secondo i sondaggi più in bilico: Puglia e Marche entrambe guidate dal Pd di Nicola Zingaretti.

Un pressing infruttuoso tanto che più di qualcuno a Palazzo Chigi e non solo legge la mancata intesa come una mossa anti-Conte. In gioco però non c’è unicamente la sopravvivenza del governo e del premier ma anche il futuro di tutti gli altri leader. A partire dai soci di Governo. Ma che si estende anche a quelli del centrodestra. Una partita nella partita in cui la leadership di Matteo Salvini potrebbe tornare ad essere incontrastata o, al contrario, precipitare vertiginosamente anche qualora la sua coalizione uscisse vittoriosa dalla sfida.

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A rendere ancora più acceso il clima è poi il referendum sul taglio dei parlamentari, votato pressocchè all’unanimità ma che, se come è probabile (nonostante i ripensamenti tardivi)verrà confermato, è destinato ad alterare gli equilibri interni alle singole forze politiche e alle coalizioni.

Puglia probabile ago della bilancia della tornata elettorale

Ma torniamo a Conte. Il premier ufficialmente non scende in campo ma tifa affinché nella sua Puglia prevalga il centrosinistra del Governatore uscente Michele Emiliano. È questa la Regione che potrebbe decretare la vittoria o la sconfitta di questa tornata elettorale, come lo fu la volta scorsa l’Emilia Romagna. A gennaio la vittoria di Stefano Bonaccini sulla candidata della Lega di Matteo Salvini consentì a Conte e al suo Governo di tirare una salvifica boccata d’ossigeno. Ora ci risiamo. Se il Pd dovesse perdere, consegnando la guida della regione al candidato del centrodestra Raffaele Fitto, la responsabilità verrebbe imputata anzitutto all’alleato di Governo, i Cinquestelle. La scossa potrebbe travolgere Palazzo Chigi ma anche Nicola Zingaretti. Che quel patto con M5s ha voluto e perorato. Poco importa che proprio il leader dem un anno fa fosse tra i più freddi rispetto al Conte II. Su di lui cadrà la colpa della sconfitta. Soprattutto se a questa si sommerà anche la perdita delle Marche. Non basterebbe infatti la conferma della Toscana a salvare Zingaretti.

Toscana decisiva per tutti

Il risultato nella seconda regione rossa però è comunque decisivo. Perdere la Toscana travolgerebbe tutto e tutti: Conte, Zingaretti e anche Matteo Renzi. Il leader di Italia viva punta tutto su Firenze e dintorni per dimostrare che la scelta che lo portò circa un anno fa ad abbandonare il Pd era giusta e che Italia Viva ha un futuro. La sconfitta nella sua Regione azzererebbe questa aspirazione. E lo stesso avverrebbe anche in caso di vittoria del candidato del Pd Eugenio Giani, se Renzi e i suoi ottenessero un risultato poco lusinghiero (la soglia minima è il 5%).

Ma la sfida toscana sarà decisiva anche per Matteo Salvini. Se la sua Susanna Ceccardi dovesse farcela la stella del Capitano tornerebbe a brillare e nessuno ne metterebbe in discussione la leadership. Sarebbe un risultato clamoroso, impensabile fino a un mese fa. Salvini lo sa bene e per questo sta evitando di ripetere gli errori commessi a Bologna. Si tiene lontano dai citofoni e dal corpo a corpo verbale che piace ai suoi fan ma non aiuta a vincere. In caso di sconfitta per lui si metterebbe male. Anche perché i riflettori inevitabilmente saranno puntati su due scomodi alleati. Certamente sul plebiscito che attende in Veneto il suo compagno di partito e Governatore uscente Luca Zaia, che ormai è considerato un vero e proprio competitor. Ma anche (e non meno pericolosa) su Giorgia Meloni. Sono suoi infatti i candidati in Puglia e Marche, le due regioni più a rischio per il centrosinistra.

Invano Salvini ha provato a rimettere in discussione l’accordo siglato quando, convinto di avere il vento in poppa, aveva puntato tutto sulla conquista di Emilia e Toscana. Se i candidati di Fdi dovessero farcela, Meloni non potrà più nascondersi e nel centrodestra si aprirebbe la gara per la leadership. A cui Silvio Berlusconi ha rinunciato da tempo. L’ex premier è costretto a giocare di rimessa. I suoi voti per la coalizione sono ancora decisivi. E altrettanto potrebbero essere i suoi parlamentari se, una volta caduto Conte, dovesse riaprirsi il confronto su un Governo di unità nazionale. Comunque vadano queste regionali di tornare a votare (checché ne dicano) c’è poca voglia. E non solo nella maggioranza. A maggior ragione se passerà il referendum sul taglio dei parlamentari. Che avrà un solo vincitore: M5s e in particolare Luigi Di Maio che è l’unica battaglia identitaria che ha sempre rivendicato. L’ex capo politico è pronto a riprendersi lo scettro del Movimento e non teme neppure le conseguenze sul Governo. L’eventuale fine del Conte II potrebbe aprirgli nuove prospettive.

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