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Elezioni Regno Unito, Boris Johnson favorito con l’incognita hard Brexit

Conservatori, Laburisti, Liberaldemocratici. I principali partiti dell’Isola sono in trincea per il voto del 12 dicembre. La posta in palio è soprattutto la Brexit, ma i consensi si sposteranno anche per i rispetti manifesti politici. Ecco cosa propongono e chi è favorito

di Alb.Ma.


Brexit, Gb al voto il 12 dicembre tra stanchezza e Tories in calo

5' di lettura

Conservatori in testa, laburisti alla rincorsa, Lib Dem in terza posizione e pronti a coalizzarsi in un fronte pro-Remain. È lo scenario che si è sempre mantenuto, finora, in vista delle elezioni generali del Regno Unito del 12 dicembre 2019. Il voto è stato interpretato soprattutto come un referendum (quasi) indiretto sulla Brexit, il principale argomento di scontro fra i partiti in lizza: l’attuale premier Tory, Boris Johnson, è riuscito a indire il voto proprio per garantirsi una maggioranza di peso e finalizzare il divorzio nei tempi stabiliti.

GUARDA IL VIDEO: Brexit, lo spot elettorale di Boris Johnson è la parodia di “Love Actually”

Lo strappo con la Ue, però, non è l’unica questione in sospeso in un dibattito che spazia dalle lacune del sistema sanitario alla riconversione ecologica dell’industria. Ecco chi sono i partiti in corsa, cosa propongono e come potrebbero collocarsi dopo le urne del 12 dicembre.

Conservative Party - Partito conservatore
Il Conservative Party, partito conservatore, è la principale forza di centrodestra del Regno Unito. Il suo candidato è l’attuale premier Boris Johnson, già sindaco di Londra e ministro degli Esteri sotto il governo May.

La principale arma propagandistica dei «Tory», come vengono chiamati abitualmente, è anche l’obiettivo numero uno di Johnson: portare a termine la Brexit, il divorzio dalla Ue che ha sempre trovato i favori delle ali più euroscettiche del partito. Johnson ha cavalcato il tema nell’intera campagna elettorale, visto che la convocazione stessa del voto è figlia della necessità di garantirsi una maggioranza salda alla Camera dei Comuni e incassare l’ok entro la prossima scadenza di avvio per il divorzio (31 gennaio 2020).

Il resto del manifesto conservatore per le elezioni 2019 include la proposta di un aumento dei finanziamenti al Servizio sanitario nazionale (National health service), con un’infornata di 50mila infermieri negli ospedali dell’Isola; il potenziamento delle forze di polizia con 20mila agenti in più; un rafforzamento dei controlli di frontiera con un «sistema australiano» per gli ingressi; investimenti sull’ambiente per raggiungere la neutralità climatica entro il 2050; la promessa di non aumentare Iva e tasse sul reddito. Gli ultimi sondaggi aggregati dalla Bbc, l’emittente nazionale britannica, proiettano i Tory al 43% dei consensi, con una forbice stimata tra il 39% e il 47% dei consensi. In termini di seggi, sempre secondo Bbc, il bacino di voti dovrebbe tradursi tra i 311 e i 367 deputati alla Camera dei Comuni. La maggioranza assoluta scatta sopra i 326 seggi (il 50% dei 650 deputati più uno), ma Johnson potrebbe agire in sicurezza solo con un margine aggiuntivo di 20-25 seggi.

Labour Party - Partito Laburista
Il Labour Party, il partito laburista, è la storica sigla della socialdemocrazia britannica. Il suo leader attuale è Jeremy Corbyn, espressione dell’ala più radicale di un partito che ha ondeggiato negli anni anche su esperimenti liberal (si vedano gli anni dell’ex premier Tony Blair).

Sotto la guida di Corbyn, il partito ha calcato la mano su un’agenda molto più sbilanciata a sinistra rispetto ai suoi predecessori. Fra i punti fermi del manifesto ci sono una «rivoluzione industriale verde», con il lancio di un fondo 400 miliardi di sterline per favorire la transizione ecologica, tassazione più elevata per i redditi sopra le 80mila sterline, pesanti investimenti su sanità e istruzione pubblica (con abolizione delle rette universitarie), contrasto alla disoccupazione e un «nuovo internazionalismo» incentrato su cooperazione e difesa dei diritti umani.

Anche qui, però, buona parte dei voti saranno decisi dalla linea assunta sulla Brexit. Il partito, e lo stesso Corbyn, sono stati accusati di vaghezza sul tema, alimentando i sospetti di una venatura euroscettica del partito. La linea si è definita in vista del voto: i laburisti propongono di stilare un nuovo piano di accordo per la Brexit «entro tre mesi» e sottoporlo a un secondo referendum entro sei, offrendo anche la possibilità di esprimersi a favore della permanenza nella Ue.

Attualmente, i sondaggi citati dalla Bbc proiettano il Labour  a una quota di consensi pari al 33% degli elettori, con una fascia che va da un minimo del 29% a un massimo del 37%. L’obiettivo del gruppo, però, a coalizzarsi con altre forze favorevoli al Remain come i Lib Dem e lo Scottish National Party per creare una maggioranza di scopo e indire un secondo referendum.

I Lib Dem - Liberaldemocratici
I Lib Dem sono un partito liberaldemocratico, centrista e accesamente pro-europeo. La loro leader è la 39enne Jo Swinson, prima donna a ricoprire la carica nel partito. Il loro primo obiettivo politico è lo stop alla Brexit, con il presupposto di reinvestire in infrastrutture e contrasto alle disuguaglianze i 50 miliardi di sterline di «bonus per il Remain» (ovvero la il saldo di divorzio che Londra dovrebbe corrispondere a Bruxelles in caso di divorzio). Il partito ha sempre espresso in maniera chiara la sua ostilità allo strappo con la Ue, guadagnando una quota di consensi anche tra fronde dell’elettorato conservatore scettiche sulle pulsioni nazionaliste della premiership di Johnson.

Il resto del Manifesto è tarato su linee simili a quelle della famiglia europea di Renew Europe, attualmente casa del partito nel Parlamento europeo: arrivare a una generazione di energia elettrica derivante per l’80% da fonti rinnovabili entro il 2025, raccogliere 7 miliardi di sterline l’anno per il servizio sanitario nazionale, assumere 20mila docenti in più per le scuole britanniche, legalizzare la cannabis per «spezzare il monopolio criminale». Anche se l’agenda del partito si discosta da quella del Labour, a partire da una maggiore vocazione europeista, i Lib Dem hanno accettato di instaurare una sorta di coalizione informale con la sinistra nel nome di un obiettivo condiviso: la convocazione di un secondo referendum sulla Brexit.

Se i Conservatori di Johnson non dovessero incassare la maggioranza assoluta, fissata sull’asticella dei 326 seggi, i partiti di opposizione si coalizzeranno in un unico fronte anti-Brexit per indire una nuova consultazione sul divorzio. È in quest’ottica che va letto anche il cosiddetto voto tattico: alcuni candidati Lib Dem hanno rinunciato a correre nei collegi dove rischiano di far perdere il candidato dei laburisti, per evitare una competizione interna al fronte pro-Ue. Gli ultimi sondaggi della Bbc proiettano il partito verso una quota del 13% di consensi, con un’asticella che oscilla tra il 9 e il 17%.

Altri partiti: Snp, Brexit Party, Verdi
Fuori dalla contesa a due (o tre) sul voto, ci sono alcune forze che porteranno i propri seggi in dote al fronte pro o anti-Brexit. Lo Scottish National Party è il principale partito scozzese e il terzo alla Camera dei Comuni britannica, con una rappresentanza pari oggi a 34 seggi. Di ispirazione socialdemocratica, predica l’indipendenza della Scozia all’interno della Ue e ha sempre avversato la rottura con Bruxelles «voluta da Londra».

Ora dovrebbe rientrare nella fronda pro-Remain insieme a Laburisti e Lib-Dem. I sondaggi li proiettano intorno al 4% dei consensi complessivi. Il Brexit Party, come dice il nome, è il partito euroscettico lanciato dall’eurodeputato Nigel Farage. Iper-rappresentato a Bruxelles con 23 eurodeputati, ma nullo in patria, il «partito della Brexit» ha optato a sua volta per il voto tattico, evitando di sovrapporre suoi candidati a quelli conservatori.

I sondaggi citati dalla Bbc stimano una quota di consensi intorno al 3% del totale, lo stesso margine previsto per i Greens (i Verdi). Il partito si accoderebbe al fronte dei Remainer con laburisti, Lib dem e indipendentisti scozzesi, oltre a proporre un’agenda di intonazione socialdemocratica ed ecologista: dal progetto di investimenti per 100 miliardi di sterline l’anno per raggiungere la neutralità climatica entro il 2030 all’abolizione delle rette universitario e il potenziamento della sanità pubblica.

Per approfondire:
Johnson o Corbyn? Tutti gli scenari per il voto
Gli ultimi sondaggi, le incognite e i fattori di disturbo
Italiani nel Regno Unito: cosa devono fare se vince Johnson e la Brexit diventa realtà

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    Alberto MagnaniRedattore

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: inglese, tedesco

    Argomenti: Lavoro, formazione, esteri, innovazione

    Premi: Premio "Alimentiamo il nostro futuro, nutriamo il mondo. Verso Expo 2015" di Agrofarma Federchimica e Fondazione Veronesi; Premio giornalistico State Street, categoria "Innovation"

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