domattina alle 7 lo spoglio

Sardegna, exit poll: Centrodestra 37-41%, Centrosinistra 36-40%. Nuovo flop M5S

di Nicola Barone

Il tour di Salvini in Sardegna: "Grazie di tanto affetto"

5' di lettura

In testa il candidato del centrodestra Solinas, con una forbice che va dal 37 al 41%, seguito a breve distanza dal candidato del centrosinistra Zedda (36-40%): sarebbe questa la prima tendenza del voto alle Regionali in Sardegna secondo i primi exit poll su dati parziali per la Rai del consorzio Opinio Italia.Terzo il candidato del M5S: Desogus otterrebbe tra il 13 e il 17%.

Più marcato il divario fra le coalizioni se si guarda il voto di lista: il centrodestra si attesterebbe al 42-46%, il centrosinistra (28-32%). M5S si collocherebbe sotto il 20% (14-18%). Questo, almeno, dicono i primi exit poll.

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Si potrebbe profilare un testa a testa in Sardegna tra il candidato governatore del centrodestra, Christian Solinas, e quello del centrosinistra, Massimo Zedda.
Secondo i primi exit-poll, su dati parziali, commissionati dalla Rai, il senatore e leader del Partito Sardo d'Azione sarebbe in vantaggio sul sindaco di Cagliari con una forchetta tra il 37 e il 41%. Quella di Zedda sarebbe tra il 36 e il 40 per cento, una differenza minima e tutta da verificare nelle prossime ore.
Mentre risulterebbe staccato di parecchi punti il candidato presidente del Movimento 5 stelle, Francesco Desogus, con una forbice tra il 13 e il 17%. L'ultimo dato sull'affluenza dei votanti si è fermato al 43,8 per cento, con un miglioramento di oltre 2 punti rispetto alle precedenti consultazioni del 2014.

Più netti i numeri, sempre in base ai primi exit poll elaborati sui dati parziali, per i voti di lista delle coalizioni che accrediterebbero il centrodestra tra il 42 e il
46 per cento, il centrosinistra tra il 28 e il 32. Mentre i 5 stelle viaggerebbero tra il 14 e il 18%. I pentastellati rimarrebbero il primo partito ma nell'isola appena un anno fa alle politiche arrivarono addirittura al 42%. Il Pd si attesterebbe in una forchetta tra il 13 e 17%, la Lega tra il 12 e il 16.

Al momento la partita sembrerebbe circoscritta tra Solinas e Zedda. Speranze quasi a zero, sempre in base a questi exit poll parziali, per Desogus e per gli altri quattro candidati: l'ex parlamentare e già presidente della Regione nel 2001, Mauro Pili (Sardi liberi), Andrea Murgia con Autodeterminatzione, Paolo
Maninchedda del Partito dei sardi e Vindice Lecis di Sinistra sarda. Tutto ciò in quadro di forte tensione politica dopo le nuove
polemiche per le dichiarazioni del vicepremier e leader della
Lega Matteo Salvini, che anche oggi ha rotto il silenzio
elettorale. “Abbiamo vinto in Abruzzo, in Molise, a Trento, a
Bolzano. Oggi vinciamo in Sardegna e sarà una giornata storica
per i sardi, ma per il governo non cambia niente. Si va avanti
per cinque anni”, ha detto il ministro dell'Interno in
un'iniziativa elettorale a Recco, in Liguria, scatenando
l'indignazione del candidato alle primarie Pd, Maurizio Martina:
“Anche oggi Salvini viola il silenzio elettorale e se ne frega
delle regole. Che vergogna. Deve proprio sentirsi tanto insicuro
di quello che fa e che dice per arrivare a tanto”.
Giornata carica di tensione anche per la “guerra del latte”.
Si temevano azioni di protesta ai seggi da parte dei pastori.
L'attenzione era massima, in tutta la Sardegna. Non ce ne sono
state, ma di prima mattina si è registrato l'ennesimo assalto a
un'autocisterna, sulle strade del Nuorese, che stava
trasportando un carico di latte al caseificio Pinna di Thiesi
(Sassari), una delle principali aziende del settore in Sardegna,
che esporta pecorino in tutto il mondo. Due individui, armati di
fucile, hanno costretto l'autista a fermarsi, scendere e gettare
sull'asfalto tutto il latte. Alcuni pastori, invece, hanno
preferito non andare a votare, restituendo la scheda elettorale
come gesto di protesta.
La questione del prezzo del latte, piombata improvvisamente
sulla campagna elettorale, non è ancora risolta. Per martedì il
prefetto di Sassari e Nuoro, Giuseppe Marani, che è anche
Commissario della filiera, ha convocato la prima riunione del
tavolo tecnico per “la definizione di una metodologia relativa
ai prezzi finali dei prodotti correlando il prezzo del latte
alle dinamiche del mercato del formaggio (Dop sarde)”, mentre
dalla Procura arrivano i primi avvisi di garanzia per i
manifestanti coinvolti in blocchi stradali o azioni di violenza.

Sono stati chiusi alle 22 i 1840 seggi elettorali delle otto circoscrizioni della Sardegna per le elezioni regionali. Le operazioni di spoglio inizieranno domani mattina, dalle 7. La proclamazione del vincitore è attesa nella tarda mattinata, mentre ci vorrà più tempo per conoscere i nomi dei 60 consiglieri regionali eletti. Alle 19 in tutta l’isola ha votato il 43,78% degli elettori, con un aumento di quasi tre punti (2,7) rispetto alla stessa ora delle Regionali del 2014. L'affluenza finale, alle regionali di cinque anni fa, fu del 52,2 per cento. Un voto, quello in Sardegna, contrassegnato dalla proteste dei pastori sardi sul prezzo del latte che ha visto in mattinata anche un clamoroso assalto a una cisterna del latte.

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Nessuna tregua intanto da parte dei pastori sardi che protestano per il prezzo del latte. Stamattina nei pressi di Orune (Nuoro), due uomini armati e travisati hanno assaltato un'autocisterna che stava per essere trasportato al caseificio dei fratelli Pinna di Thiesi (Sassari). I due hanno costretto l'autista a fermarsi e a sversare il latte sull'asfalto facendo perdere le loro tracce. Per molte ragioni il significato del voto in Sardegna va oltre l’aspetto meramente amministrativo. Il risultato potrebbe avere ripercussioni in chiave nazionale e non tanto sulla tenuta dell’alleanza M5S-Lega, quanto per i rapporti di forza all’interno della stessa. Sul voto rischiano di pesare anche le vicende recenti di cronaca e le diverse vertenze: alla protesta dei pastori si aggiunge la questione industriale giunta a un punto cruciale per la filiera dell’alluminio e il possibile rilancio, ma per risolvere la quale manca ancora “l’ultimo miglio”.

Sono 1.470.463 i sardi chiamati al voto. In lizza sette candidati a presidente della Regione, 24 liste e 1.440 candidati per i 60 seggi in Consiglio regionale. Gli aspiranti governatori sono Francesco Desogus (M5s), Massimo Zedda (centrosinistra), Christian Solinas (centrodestra), Mauro Pili (Sardi liberi),
Andrea Murgia (Autodeterminatzione), Paolo Maninchedda (Partito dei Sardi), Vindice Lecis (Sinistra sarda). Non è previsto il ballottaggio, verrà eletto presidente il candidato che ottiene la maggioranza dei voti. I cittadini si confronteranno con una novità: la doppia preferenza di genere e potranno indicare nella scheda due nomi di candidati, un uomo e una donna della stessa lista. È previsto anche il voto disgiunto: si può votare per una lista e allo stesso tempo scegliere un candidato presidente di un altro schieramento.

Infine ci sono state polemiche intorno alle parole di Salvini e Di Maio. Niente silenzio elettorale, infatti, come dovrebbe essere di regola, per i due vice premier. Parlando a una iniziativa elettorale a Recco, si è fatto sentire il leader della Lega. «Abbiamo vinto in Abruzzo, in Molise, a Trento, a Bolzano. Oggi vinciamo in Sardegna e sarà una giornata storica per i sardi, ma per il governo non cambia niente. Si va avanti per cinque anni». Anche Di Maio è intervenuto su Facebook: «Buon voto a tutti i sardi! Oggi deciderete chi deve governare la regione, ma sono contento che l'affluenza sia in aumento rispetto al 2014. Andate a votare! Così si vince tutti!».

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