toghe e politica

Elezioni: solo tre magistrati in Parlamento, finita epoca iniziata con Mani Pulite

di Andrea Gagliardi

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(Pierpaolo Scavuzzo / AGF)


2' di lettura

Ormai è divorzio tra toghe e Parlamento. Nelle nuove Camere siederanno solo in tre tra ex e magistrati ancora in servizio. Erano nove le toghe nella legislatura appena conclusa. E addirittura 18 in quella precedente. Il Pd, dopo un feeling durato oltre trent’anni, ha consumato con Renzi una separazione evidente: niente giudici candidati. No toghe in lista neppure per Liberi e uguali, a parte Pietro Grasso, peraltro dimessosi dalla magistratura. Mentre in casa M5S va registrata la marcia indietro sull’ipotesi di Nino Di Matteo (pm nel processo trattativa Stato- mafia) quale potenziale ministro della Giustizia o dell’Interno.

Le consultazioni del 4 marzo segnano dunque la fine della corsa degli opposti schieramenti a candidare magistrati, cominciata negli anni Novanta sull’onda di Mani Pulite e che ha visto nel tempo approdare sugli scranni di Montecitorio e Palazzo Madama una nutrita rappresentanza di toghe: da Antonio Di Pietro a Giuseppe Ayala; da Gerardo D’Ambrosio a Felice Casson; da Alfredo Mantovano, sino a Gianrico Carofiglio, solo per citarne alcuni.

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I tre magistrati eletti
A parte il leader di LeU Pietro Grasso, che ha lasciato la magistratura a fine 2012 in occasione della sua candidatura alle elezioni politiche del 2013 con il Pd, gli altri due nuovi parlamentari sono magistrati in aspettativa. Uno è Cosimo Ferri, sottosegretario alla Giustizia nei governi Letta, Renzi e Gentiloni, eletto con il Pd come indipendente nel proporzionale ad Arezzo, Siena e Grosseto. L’altra eletta è una debuttante della politica: la magistrata siciliana Giusi Bartolozzi, il cui ultimo incarico è di giudice alla Corte d’appello di Roma, capolista nel proporzionale alla Camera per Forza Italia nel collegio di Agrigento.

«Bocciati» Palma e Ingroia
Non ce l’hanno fatta a entrare in Parlamento due ex pm: Nitto Palma, che in passato è stato ministro della Giustizia ed era candidato in Sicilia con Forza Italia; e Antonio Ingroia , che dopo il flop alle elezioni del 2013 con la lista Rivoluzione civile (2,2% e quorum non raggiunto) ha fatto ancora peggio in questa tornata elettorale (con la lista del Popolo per la Costituzione ha preso lo 0,02% alla Camera e lo 0,03% al Senato) e ha visto svanire per la seconda volta il sogno di approdare in Parlamento.

Gli altri magistrati in uscita
Oltre a Palma, si apprestano a lasciare il Parlamento tanti magistrati: la dem Anna Finocchiaro (ministra per i rapporti con il Parlamento), dopo una carriera politica durata trent’anni; i senatori di LeU Felice Casson e Doris Lo Moro; il questore della Camera Stefano Dambruoso (Civici e Innovatori), Donatella Ferranti (Pd) presidente della Commissione Giustizia della Camera. In uscita anche l’azzurro Giacomo Caliendo (vicepresidente della Giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari) e il verdiniano Ignazio Abrignani, in passato giudice tributario ma di fatto avvocato civilista.

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