ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùil voto DEL 27 OTTOBRE 

Elezioni in Umbria, la posta in gioco per ciascun leader

Sono le prime elezioni dalla nascita del Governo giallorosso: un test per tutti, dai partiti di maggioranza a quelli di opposizione

di Manuela Perrone


In Umbria Di Maolo rinuncia, Bianconi in campo per Pd-M5s

3' di lettura

Mai finora l’Umbria, con i suoi 884mila abitanti e amministrazioni di sinistra dai tempi del Pci, era diventata un termometro così importante della temperatura politica nazionale. Lo sarà invece domenica 27 ottobre , quando gli umbri voteranno con un anno di anticipo il rinnovo del Consiglio regionale dopo l’inchiesta che ha travolto la Giunta di Catiuscia Marini. Sono le prime elezioni dalla nascita del Governo giallorosso: un test per tutti, dai partiti di maggioranza a quelli di opposizione.

Matteo Salvini è sicuramente il leader che più ha battuto il territorio quasi casa per casa, nelle ultime settimane. Chiuderà venerdì 25 a Terni la campagna elettorale a supporto della senatrice leghista Donatella Tesei, sostenuta dal centrodestra che pare tornato unito, seppur con Giorgia Meloni che scalpita e Silvio Berlusconi che prova a tenere a bada le “campagne acquisti” aperte nei confronti dei suoi parlamentari.

Se Salvini riuscisse a strappare la Regione alla nuova alleanza Pd-M5S otterrebbe due piccioni con una fava: si prenderebbe la rivincita rispetto all’esito della crisi della scorsa estate e potrebbe gridare al fallimento del Conte 2, nato nei Palazzi e bocciato nel Paese. Senza contare che potrebbe tentare la scalata a Palazzo Chigi puntando alla conquista delle Regioni, una dopo l’altra. Una sconfitta, al contrario, sarebbe cocente: significherebbe aver sbagliato tutte le mosse dall’8 agosto in poi.

L'ex alleato Luigi Di Maio è nella condizione più rischiosa perché il verdetto che uscirà dalle urne sarà necessariamente anche un verdetto sulla bontà delle scelte complessive dei vertici M5S: la scelta nazionale di sostenere un Governo Conte 2 con Pd e Leu, dopo la rottura con la Lega, e quella locale di aprirsi alle alleanze, indigesta per molti attivisti locali e per quasi tutti i parlamentari del territorio.

In Umbria Di Maolo rinuncia, Bianconi in campo per Pd-M5s

In Umbria il Movimento cambia pelle: ha accettato per la prima volta un’intesa elettorale e per giunta proprio con quel Pd che la scorsa primavera aveva duramente attaccato in Regione. È vero che in cambio Di Maio ha ottenuto il via libera al candidato “civico” Vincenzo Bianconi, ma la scommessa resta enorme.

Se Bianconi vince, bisognerà capire quale forza sarà stata determinante ma si potrà comunque sventolare la bandiera di un placet alla nuova “cosa” giallorossa e imboccare la stessa strada nelle altre Regioni. Se Bianconi perde, Di Maio corre il serio pericolo di un processo interno. Molto dipenderà dai numeri: alle elezioni politiche del 2018 i Cinque Stelle in Umbria erano arrivati da soli al 27,5%. Se ora dovessero scendere sotto il 10%, come peraltro già avvenuto in Sardegna, sarebbe una batosta. Legna sul fuoco degli antidimaiani.

Il premier Conte palleggia con l’imprenditore Cucinelli

“Contarsi” è un imperativo anche per Nicola Zingaretti. Il segretario Pd è quello che meno credeva all'alleanza di Governo con il M5S ma quello che, una volta siglata, più convintamente ha sostenuto l'esigenza dei patti locali e svolto il ruolo di “responsabile” nella coalizione nazionale. Senza accordarsi con il M5S - è la tesi - il centrodestra non può essere battuto. Una vittoria di Bianconi per Zingaretti sarebbe un capolavoro politico: significherebbe scongiurare la perdita di una roccaforte rossa e regalare ai dem una nuova prospettiva di crescita anche nelle altre Regioni. Un'affermazione della candidata leghista certificherebbe invece la debolezza del Pd e insieme dell'asse con i Cinque Stelle. Per i già fragili equilibri all'interno del Governo potrebbe essere un terremoto.

C'è un unico giocatore che ha poco da perdere in ogni caso: Matteo Renzi. La sua nuova creatura, Italia Viva, è fuori dalla corsa in Umbria e per ora confida di espandersi in Parlamento. Nel frattempo sta alla finestra. Un trionfo del centrodestra a trazione leghista darebbe a Renzi altri argomenti per attaccare il Pd e pungere gli alleati di Governo, cui contende i voti più moderati. Ma un successo dell'alleanza Pd-M5S rafforzerebbe l'Esecutivo, che Renzi ha voluto far sorgere e dove vuol restare, lavorando per affermarsi, appunto, come alternativa al blocco dei due partiti maggiori.

È in fondo sempre a Palazzo Chigi e alla poltrona dove siede Giuseppe Conte che tutti guardano. Lui, il premier, si è premurato soprattutto di avvisare che «l'Umbria non è un test per il Governo», incappando anche in una gaffe per la fretta di mettere le mani avanti: «Con tutto il rispetto per la popolazione umbra, popolazione che è pari a quella della provincia di Lecce - ha detto ospite di Eurochocolate a Perugia - non può essere determinante per le sorti del Governo». Deciderne il destino forse no, ma condizionare il tasso di litigiosità nella maggioranza sicuramente sì.

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