VOTO DI METÀ MANDATO

Elezioni Usa di midterm: come reagirà Wall Street

di Morya Longo

Duello Trump-Obama per elezioni midterm


3' di lettura

A giudicare da quanto le aspettative sui super stimoli fiscali di Donald Trump abbiano galvanizzato Wall Street nel 2017 e da quanto la pseudo-guerra commerciale stia pesando nel 2018, c'è da scommettere che anche le elezioni di metà mandato (che rinnovano la Camera e un terzo del Senato Usa) non sono a impatto zero sui mercati finanziari. I listini aspettano il dato finale per rispondere a una sola domanda: alla Casa Bianca nei prossimi due anni ci sarà un Trump forte oppure un Trump indebolito?

Perché un Presidente forte significa - nelle aspettative degli investitori - nuovi stimoli fiscali e investimenti infrastrutturali. Ma anche qualche rischio in più. Un Presidente indebolito, invece, potrebbe significare minori stimoli fiscali e maggiore aggressività in politica estera. Ma forse ugualmente maggiori investimenti infrastrutturali, perché questo è l'unico punto su cui i programmi di Repubblicani e Democratici convergono. La reazione di Wall Street, alla luce dei risultati usciti questa notte, sarà in quest'ottica: Trump forte o Trump debole?

Casa Bianca debole
In realtà la risposta non arriverà subito. Perché, oltre ai risultati delle elezioni di midterm, bisognerà vedere gli equilibri che si andranno a delineare. Attualmente l'ipotesi più probabile - che potrebbe avere giocato un ruolo nel calo di Wall Street a ottobre - è quella del Parlamento diviso in due: la Camera dovrebbe tornare ai Democratici e il Senato dovrebbe restare ai Repubblicani. In tal caso i Democratici avrebbero forza sufficiente per ostacolare la politica di Trump, ma non sufficiente per arrivare all'estremo dell'impeachment. Trump uscirebbe indebolito rispetto alla situazione attuale. Notizia che Wall Street non accoglierà con favore.

Primo scenario: Democratici concilianti
In questo caso - sottolineano gli analisti di Amundi - si possono però delineare due scenari, che potrebbero avere due impatti diversi sui mercati finanziari nei prossimi mesi. Il primo è che i Democratici risultino concilianti con i Repubblicani e riescano a trovare un accordo almeno sull'unica parte del programma che davvero hanno in comune di due partiti: le infrastrutture. Questo potrebbe dare impulso favorevole all'economia, dunque a Wall Street: stima infatti Hsbc che un aumento annuo della spesa infrastrutturale di 30 miliardi di dollari farebbe salire nel 2019 la produzione di ingegneria civile di circa 9 punti percentuali e il consumo di cemento di circa 6. Trump dovrebbe rinunciare a nuovi stimoli fiscali, ma il piano infrastrutturale compenserebbe in parte il suo passo indietro: l'economia potrebbe dunque continuare a crescere e con essa gli utili aziendali.

Secondo scenario: i Democratici fanno ostruzionismo
Il secondo scenario, invece, è che i Democratici facciano ostruzionismo su tutto e facciano partire inchieste aggressive sul Presidente e sui suoi collaboratori. Questo impedirebbe a Trump di varare gli stimoli all'economia e dirotterebbe le sue forze soprattutto sul fronte della politica estera dove ha mano più libera. Dunque anche sulla guerra commerciale che tanta paura fa alle Borse. Inutile dire che questo sarebbe lo scenario peggiore per i mercati.
Casa Bianca forte

L’ipotesi di una vittoria di Trump a Camera e Senato
In caso di vittoria dei Repubblicani sia al Senato sia alla Camera, Trump avrebbe invece mano libera per portare avanti ulteriori stimoli all'economia. Per Wall Street questo sarebbe probabilmente lo scenario migliore. Ma - sottolineano in tanti - solo nel breve termine. Nel medio potrebbero presentarsi infatti due problemi. Il primo è l'eccessivo surriscaldamento dell'economia, che potrebbe costringere la Fed ad essere più aggressiva sul rialzo dei tassi. E in un Paese iper-indebitato come gli Stati Uniti non è un bene.

Il secondo rischio - sottolineato da Marco Piersimoni, senior investment manager di Pictet Am - è che Trump usi i sui poteri per assoggettare il più possibile la Federal Reserve alla politica. Dal 2015 è infatti in Parlamento una proposta di riforma della banca centrale Usa che - sottolinea Piersimoni - «prevede misure la cui logica è di mettere la Fed sotto tutela del Congresso e delle Autorità Governative». Questo è un pericolo che - se si concretizzasse - porterebbe il mercato ad aumentare i premi per il rischio soprattutto su dollaro e sui bond Usa.

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