lo scandalo delle poste federali

Elezioni Usa, il mistero dei 300mila voti scomparsi

Le schede di cui si è persa traccia sono abbastanza da influenzare l'esito finale

di Marco Valsania

Usa 2020, proteste in tutti gli Stati: "Che ogni voto sia conteggiato"

2' di lettura

Più di trecentomila voti postali mancano all’appello, forse smarriti nei centri di distribuzione, e rischiano di non essere mai contati. Oltre 80mila di questi sono stati spediti in Stati contesi, abbastanza da poter influenzare il risultato finale nel duello per la Casa Bianca.

Le schede via posta negli Stati Uniti sono state quasi 65 milioni, due terzi di un voto anticipato che ha superato i cento milioni e ha spinto l’affluenza complessiva alle urne al record di 160 milioni. Le 300mila schede all’apparenza svanite esistono, sono state ricevute e scannerizzate nelle sedi dello United States Postal Service. Ma non esiste traccia della loro uscita e del recapito agli uffici elettorali dove avrebbero dovuto essere scrutinate.

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Non è detta l’ultima parola: alcuni Stati hanno scadenze prolungate, anche di oltre una settimana, per ricevere voti postali. Altri, 28 su 50, prescrivono però il conteggio solo dei voti arrivati entro il 3 novembre. Non basta: la Pennsylvania ha sì esteso di tre giorni la scadenza, fino a oggi, per ricevere schede, ma ha separato i voti arrivati tardi nel timore di ricorsi legali li squalificassero. A infittire ulteriormente il mistero è l’ipotesi che una parte di voti svaniti possa esser stata in realtà consegnata e non registrata.

Poste Usa in difficoltà

Lo scandalo ha scosso le Poste americane, controllate dal governo federale e sotto assedio perché le loro carenze potrebbero avere un impatto squilibrato sull’esito delle urne, dato che il voto “remoto” ha favorito il candidato democratico Joe Biden su Donald Trump. Da giugno lo USPS è guidato da un controverso finanziatore del partito repubblicano e fedelissimo di Trump, il Postmaster General Louis DeJoy, che ha fatto scattare tagli dei costi e frenate nel lavoro, rallentando la gestione dei crescenti volumi di voti nelle mani dei postini. Le schede processate con puntualità nel solo giorno delle elezioni sono state stimate al 93,3% contro obiettivi del 97%, vale a dire che il 7%, oltre ottomila voti, è rimasto comunque paralizzato troppo a lungo. Nei giorni precedenti simili percentuali di puntualità erano state anche nettamente inferiori, sotto il 90% e in numerose regioni attorno all’80 per cento.

DeJoy è finito in tribunale per la nuova debacle. Martedì un giudice federale aveva ordinato a ispettori postali di perquisire 12 centri che servono 15 Stati a caccia dell’esercito di schede perdute. DeJoy ha ignorato l’ordine con la protezione del Dipartimento della Giustizia. Il magistrato, Emmett Sullivan, ha risposto definendo «scioccante» il comportamento e affermando che «qualcuno dovrà pagare» per quanto avvenuto.

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