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Eliminare il bollettino giornaliero non farà sparire la pandemia. Quali numeri contano oggi

È utile discutere di quali dati siano oggi necessari per raccontare la pandemia, ma ne servono di più, non meno, e di migliore qualità

di Luca Salvioli

Coronavirus: bollettino dell'11 gennaio 2022

5' di lettura

Il modo in cui vengono quotidianamente diffusi da protezione civile e ministero della Salute i numeri che fotografano la diffusione dell’epidemia di coronavirus in Italia è diventato oggetto di discussione all’interno del governo.

Il sottosegretario alla Salute Andrea Costa ha detto all’Ansa che «il numero dei contagi di per sè non dice nulla. Ho proposto anche al ministro della Salute di fare una riflessione sull’attuale sistema di report», sottolineando come nella situazione attuale «sia necessario soffermarsi essenzialmente sui dati delle ospedalizzazioni e occupazione delle terapie intensive».

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L’infettivologo e membro del Cts, Donato Greco, si è detto favorevole ai microfoni di Rai Radio1, ospite di Un Giorno da Pecora: «Sarebbe un’ottima idea far diventare settimanale il bollettino dei contagi, mi sembrerebbe naturale farlo. Noi del Cts stiamo discutendo se parlarne col governo». Più prudente il sottosegretario alla Salute Sileri: «Ritengo comunque utile una comunicazione puntuale e trasparente di tutti i dati disponibili».

Quali dati servono ora

A due anni dal primo bollettino una riflessione su quali siano i dati adeguati per la comprensione di questa fase è necessaria. La premessa è però questa: abbiamo bisogno di dati per capire quello che sta succedendo. Più dati, non meno. Di qualità migliore, aperti, in formato accessibile, e di questo si doveva discutere molto prima a livello governativo, senza lasciare il dibattito agli esperti di dati.

Una lettura non schiacciata esclusivamente sul numero giornaliero è invece certamente necessaria, e lo è da inizio pandemia. Questo però non significa che i dati giornalieri non siano utili. A fare la differenza è piuttosto la lettura che ne viene data per valutare l’impatto e l’andamento del contagio. Il dato quotidiano letto su base settimanale, e non dato solo una volta a settimana, ha ancora un grosso valore.

È finalmente utile discutere di quali informazioni possano servire nel contesto odierno, ma con l’obiettivo di un racconto più puntuale e approfondito di quello che sta succedendo. Una fotografia capace di far prendere decisioni più informate ai cittadini e al governo.

Far sparire il bollettino giornaliero non farebbe sparire la pandemia.

Cosa è cambiato: il ruolo dei vaccini

Da quel marzo 2020 sono cambiate molte cose. La più importante è la vaccinazione del 78,9% della popolazione italiana. Anche il susseguirsi di varianti virali ha avuto un ruolo, e in particolare la Omicron, che ha caratteristiche diverse dalla Delta, per quanto ancora oggetto di indagine.

Il risultato è che la percentuale di casi gravi rispetto al totale è calata notevolmente, e questo nonostante le misure di mitigazione attualmente in campo non siano paragonabili a quelle decisamente più stringenti che abbiamo avuto l’autunno scorso.

Lo si vede bene con il grafico sotto dove viene confrontata la situazione di oggi con un anno fa. A fronte di un numero di casi enormemente superiore, quasi 10 volte, abbiamo meno della metà dei decessi giornalieri (entrambi i dati sono in media mobile a 7 giorni). Stesso fenomeno per i ricoveri in terapia intensiva.

Molti lettori ci scrivono perché vorrebbero sapere la distribuzione giornaliera di casi, ricoveri e decessi tra vaccinati e non vaccinati. Non sono disponibili nel bollettino giornaliero del ministero della Salute, ma lo sono su base settimanale nel report dell’Istituto superiore di sanità, del quale diamo conto nella sezione l’efficacia dei vaccini. I dati dell’Iss purtroppo non sono resi disponibili in formato digitalmente leggibile, ma solo in pdf.

CONFRONTO 2020-2021

Nuovi casi giornalieri, tasso di positività ai tamponi molecolari, decessi e numero di persone ricoverate in terapia intensiva oggi e 12 mesi fa. Dati in media mobile a 7 giorni a eccezione dei ricoveri

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Il ruolo della variante Omicron

Da quando la variante Omicron si è diffusa nel nostro paese, come prima successo in Sudafrica e Inghilterra, il numero di casi si è impennato su livelli mai visti. Il 23 dicembre i nuovi contagi giornalieri sono stati 44.595, il dato più alto mai registrato in quasi due anni. L’11 gennaio hanno superato i 220mila. E la curva è ancora in crescita.

La Omicron è ancora oggetto di studio, ma è ormai evidente la sua enorme contagiosità, capace di prendere il posto della Delta. Alcune ricerche indicano inoltre come abbia un inferiore rischio di ospedalizzazione. A fronte di un numero enorme di casi, la percentuale di quelli che finiscono in ospedale o muoiono è inferiore. Come ha però detto in conferenza stampa Franco Locatelli, coordinatore del Comitato tecnico scientifico, «è un messaggio non corretto quello secondo cui la variante Omicron sarebbe incapace di provocare una malattia grave: è meno pericolosa ma può provocare patologie grave e anche fatali».

A proposito di informazioni mancanti: sarebbe d’aiuto avere il dato degli ospedalizzati suddiviso per variante. Di recente lo ha introdotto la Assistance publique - Hôpitaux de Paris, il consorzio di ospedali universitari di Parigi: Omicron risulta associata a ricoveri mediamente più brevi (nel 43% dei casi meno di un giorno, contro il 19% di Delta) e meno gravi.

Perché i nuovi contagi contano ancora

La correlazione tra nuovi casi giornalieri, ricoveri e decessi con la vaccinazione e la variante Omicron non è sparita. I casi gravi sono meno, ma a una forte crescita dei contagi ancora oggi corrisponde un aumento dei decessi e dei ricoveri in ospedale, per quanto inferiore al passato. Lo stiamo vedendo in Italia, come si può notare dal grafico con l’occupazione dei reparti ospedalieri.

TERAPIE INTENSIVE E RICOVERI

Il numero di ricoveri giornalieri, quelli in terapia intensiva, e la crescita percentuale giornaliera.

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Lo stiamo vedendo nel Regno Unito, investito prima di noi dalla Omicron: il numero di persone ricoverate oggi è 18.600, inferiore al picco di 40mila registrato lo scorso gennaio ma vicino ai quasi 22mila di aprile 2020. A essere molti meno, sempre in Uk, sono i ricoveri gravi che necessitano di ventilazione meccanica: oggi sono 844, erano 4mila lo scorso gennaio, 3.230 ad aprile 2020.

Questa è una prima ragione per cui il conteggio dei nuovi positivi ha ancora senso, in termini preventivi. Una crescita nei contagi si tradurrà una o due settimane dopo in un aumento dei ricoveri e dei decessi.

L’andamento settimanale, non giornaliero

Il dato giornaliero, invece, da solo conta poco. Come minimo va considerata la media mobile a 7 giorni. Vale lo stesso per il confronto del numero secco dei contagi, o dei decessi, con il giorno precedente. Per avere una idea dell’andamento dell’epidemia si è dimostrato utile in questi mesi osservare la variazione percentuale rispetto allo stesso giorno della settimana precedente (vedi il grafico sotto, con lo storico). Per avere una idea più indicativa della tendenza è ancora più d’aiuto confrontare la somma degli ultimi 7 giorni con la settimana precedente, come facciamo nei testi che compaiono tra le prime informazioni della pagina Lab24, appena sotto i numeri giornalieri.

CRESCITA NUOVI CASI SU BASE SETTIMANALE

I puntini sono: casi giornalieri del giorno/casi giornalieri dello stesso giorno della settimana precedente. La curva rappresenta la media mobile a 7 giorni. Se il dato è superiore a 1 vuol dire che i contagi sono in crescita

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Il dato sui ricoveri

Il dato sulla occupazione dei reparti ospedalieri è uno dei più importanti, perché l’obiettivo dei vaccini e delle misure di contrasto alla pandemia è, oltre ridurre la mortalità, ridurre la pressione sugli ospedali permettendo la cura delle altre malattie. Questi dati vengono forniti e indicano i posti letto occupati. Le percentuali di occupazione sono inoltre quelle che determinano il passaggio delle regioni da una fascia di colore all’altra, insieme all’incidenza dei casi.

La variazione giornaliera non ci dice però quante persone sono entrate nei reparti, ma quante ce ne sono in più al netto di chi è nel frattempo uscito, per guarigione o decesso. Anche questo spiega l’importanza del dato dei contagi per valutare preventivamente l’andamento dell’epidemia.Soltanto da dicembre 2020 viene comunicato anche il numero di ingressi giornalieri nelle terapie intensive.

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