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Elisa Palazzi: «Un’alleanza globale per incoraggiare le ragazze verso le Stem»

La climatologa e docente di Fisica mette in guardia dai pregiudizi che ancora scoraggiano le studentesse a scegliere percorsi scientifici e tecnici

di Federico Taddia

4' di lettura

«Amare la scienza significa saper osservare il mondo con il proprio sguardo che è “unico”, essere curiosi e porsi sempre domande, ancora prima di trovare le risposte. La scienza si muove continuamente in uno spazio molto grande, dove c’è posto per tutte e per tutti, con le proprie diversità e inclinazioni. Ragazze e ragazzi, indistintamente». Elisa Palazzi, 44 anni, climatologa e docente di fisica del clima all’Università degli Studi di Torino, autrice e divulgatrice, è una delle voci protagonista dello speciale di Radio3Scienza di venerdì 20 gennaio 2023.

Le Stem incuriosiscono il 54% delle studentesse

Una diretta voluta per celebrare il ventennale del programma e dedicata a una delle sue ideatrici, l'indimenticabile Rossella Panarese: insieme a Palazzi (dalle 15 alle 16:45, in onda dalla Sala A di Via Asiago), Ilaria Capua, virologa dell'Università della Florida, Samantha Cristoforetti, astronauta Esa, Amalia Ercoli Finzi, Ingegnera del Politecnico di Milano e Licia Troisi, astrofisica e scrittrice fantasy, racconteranno la propria esperienza e si confronteranno con gli studenti su Stem, questione di genere e futuro. «Tante volte mi chiedono se alle ragazze la scienza piaccia o non piaccia – spiega Palazzi – La domanda di per sé mi pare frutto di retaggi antichi, ma la risposta arriva direttamente dai dati: di una ricerca realizzata da Ipsos e diffusa nel 2022 in occasione della Giornata internazionale per le donne e le ragazze nella scienza, che si celebra l’11 febbraio. Secondo questo studio le materie Stem incuriosiscono il 54% delle studentesse, ma resta la tendenza da parte delle ragazze a considerare le materie tecnico-scientifiche “poco adatte” a loro, a indicare che molti pregiudizi e stereotipi di genere hanno ancora un forte peso. E infatti fonti Miur per l’anno accademico 2020/21 indicano che su 100 studentesse italiane inscritte all'università, solo 21 hanno scelto corsi di laurea Stem. Le ragazze dunque sono sicuramente incuriosite dalla scienza ma non necessariamente scelgono quella strada».

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Tutto il peso dei pregiudizi culturali

Pregiudizi culturali, già. Ma non solo. L'attitudine – o meglio, la non abitudine – di pensare la scienza e la tecnologia non come un qualcosa “anche da femmine” rimane ancora troppo radicata nei genitori. E sovente solo gli stessi insegnanti – anche inconsapevolmente – a orientare le ragazze verso altre strade. «Che sia una ragazza o un ragazzo, se c’è la passione, se la scienza ha mosso qualcosa in loro, allora non ci sono particolari differenze nell’avvicinamento. Il problema può arrivare dopo che ci si sono avvicinate: per decenni la nostra società ha fatto credere che essere scienziati fosse una roba da uomini e che le ragazze dovessero occuparsi di materie diverse. E anche se questo tipo di pensiero oggi è presente in modo meno eclatante che in passato - pur restando in forma più sottile, celata e per questo spesso anche più subdola e più difficile da eliminare - l'idea di non essere all’altezza può arrivare alla mente di una ragazza e diventare pesante, trasformandosi in mancanza di fiducia in se stessa, e rinuncia».

«Vanno coinvolti tutti i livelli: dalla scuola alla famiglia»

Scuola, famiglia, divulgatori, musei e comunicazione, oltre all'incontro e confronto con i protagonisti della ricerca: per estirpare – finalmente – posizioni stantie e oramai fuori tempo massimo, serve davvero un lavoro congiunto, con un approccio nuovo, contemporaneo e sistemico capace di proporre la scienza in tutta la sua inclusività. «Credo che vadano coinvolti tutti i livelli – aggiunge Palazzi - Sono sicura che i genitori giochino un ruolo importante attraverso le loro ideologie o le loro aspettative, nell’incoraggiare o scoraggiare il percorso delle proprie figlie nelle discipline Stem. I genitori inoltre possono avere la tendenza ad educare i figli in maniera diversa, se femmine o maschi, enfatizzando gli stereotipi. Anche la scuola deve avere un ruolo importante nell’evitare che il divario di genere si fossilizzi fin dai primi cicli di istruzione. Il mondo dei mass media può portare un contributo al superamento degli stereotipi interpellando un maggior numero di esperte donne. Infine il mondo accademico e scientifico può e deve fare molto, sia a livello di scelte individuali, ad esempio cominciando a manifestare il proprio dissenso davanti a particolari occasioni che non garantiscono parità di genere, come rifiutarsi di andare convegni/panel in cui la maggioranza dei relatori sia uomo - in alcuni casi è eclatante, che a più alto livello, ad esempio nella rappresentatività nelle commissioni di valutazione per alte cariche».

Il ruolo fondamentale della testimonianza

E poi la testimonianza, la divulgazione, il confronto con i giovani: quella terza missione che porta uomini e donne di scienza a mettersi in gioco per rendere il sapere accessibile a tutti. «La mia – conclude Palazzi - è una storia semplice, la storia di una persona che fa un mestiere che le piace e la appassiona e che forse riesce a trasmettere quella passione, e in questo senso posso essere di ispirazione. Non faccio parte di quel tipo di persone che hanno saputo fin da subito, fin da piccole, cosa volessero fare da grandi. Io l’ho capito via via, passo dopo passo, col tempo, mentre facevo le cose. Sono partita con un interesse nato alle scuole superiori per la Fisica, materia nella quale andavo bene, che mi piaceva studiare e capire. Ma so anche che la scelta di proseguire all’università su quella strada è stata merito del mio insegnante di Fisica, che ha saputo dirmi la parola giusta al momento giusto. Quel professore è stato un maestro, uno dei classici incontri importanti della vita, come poi ne sono seguiti altri, per me. Non ho avuto dei veri e propri modelli da seguire, non li ho cercati: direi piuttosto che mi sono sempre lasciata ispirare dalle scienziate e dagli scienziati che ho incontrato e che mi sono piaciuti per il loro modo di affrontare i problemi, di lavorare, di pensare e soprattutto di saper fare squadra. Questo mestiere si è tramutato in una esperienza di vita ricca che mi regala qualcosa ogni giorno, mi trasforma e mi permette di nutrirmi, anche nei momenti più intensi e complicati, come donna e come scienziata».


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