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«Elisabetta personaggio irripetibile, per questo è stata molto amata»

L’erede dell’impero degli hotel ricorda la Regina, spesso ospite dei suoi alberghi: dall'incontro con Pavarotti alla sera della finale tra United e Bayern Monaco.

di Simone Filippetti

3' di lettura

Un pomeriggio di inizio giugno, dentro al Brown’s, l'hotel più antico di Londra, nel cuore di Mayfair, era stato organizzato uno speciale tea-time - tradizione britannica a base di sandwich e scone, dolcetti con panna e fragole - in onore della Regina Elisabetta II, per il Giubileo dei 70 anni di regno. Il ricevimento non era stato organizzato da uno dei tanti facoltosi clienti dell’albergo, ma dal proprietario in persona: Sir Rocco Forte, l’erede dell’impero dei Forte Hotels, fondato da suo padre Lord Charles Carmine Forte, Barone Forte, scozzese-italiano figlio di emigrati italiani di umilissime origini. Ai primi del ’900, il bisnonno di Sir Forte era partito dal piccolo villaggio di Monforte, tra i monti di Frosinone, non lontano da dove nacque Cicerone, per stabilirsi in Scozia, a nord di Edimburgo.

Il Baronetto e Pavarotti

Alla Regina, il 77enne imprenditore italo-britannico, deve il titolo di Sir, tecnicamente “Cavaliere dell’ordine dell’Impero”: lo ricevette nel 1995, uno degli unici due italiani viventi a sfoggiarlo (l’altro è Claudio Ranieri, ex allenatore del Leicester). Nato a Bournemouth, città di mare in quella che per gli inglesi è la Riviera, Sir Forte è anche uno dei privilegiati ad aver vissuto anche sotto Giorgio VI, il padre di Elisabetta. Un recente sondaggio demografica ha rivelato che il 75% dei sudditi ha conosciuto solo Elisabetta come sovrano nella sua vita. Lui e la sua famiglia, distribuita negli affetti negli interessi, tra Italia e Regno Unito, hanno incontrato la defunta sovrana più di ogni altro cittadino italiano, più anche dei Presidenti della Repubblica. Dalla presunta “gaffe” di Luciano Pavarotti alla Coppa dei Campioni vinta dal Manchester United, il Baronetto ricorda momenti privati dei suoi incontri, che gettano una luce di umanità e raccontano l’altra regina, quella dietro le quinte; la persona, più della compassata e intoccabile sovrana.

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Una sera di Coppa del 1999

Come la sera del 26 maggio del 1999, quando la Regina era a Cardiff, per l’inaugurazione del Parlamento. Sono gli anni del New Labour e del governo di Tony Blair (salito al potere nel 1997) e al Galles viene riconosciuto un governo locale. Sir Forte mise a disposizione della sovrana una suite del suo St. Davids, lussuoso cinque stelle della città, per riposarsi e appoggiarsi durante la lunga giornata. Coincidenza, quella sera stessa si disputava, a Barcellona, la finale di Coppa tra lo United e il Bayern di Monaco. La Regina non volle perdersela: tornò in stanza per vederla. Il finale è da libri di storia.

Che ricordo ha della Regina Elisabetta?

È stata un personaggio irripetibile. Davvero, come ha detto la premier Liz Truss, una roccia per il paese. Nessuno capo di stato ha incarnato il senso del dovere come lei. Per questo è stata molto amata, in tutto il mondo.

Lei è l’italiano che ha incontrato più volte la sovrana. Quando è stata la prima?

La prima volta fu quando avevo 8 anni (sorride). Era il giorno dell’incoronazione: mio papà gestiva all’epoca il Criterion Hotel e dal terrazzo del famoso palazzo di Piccadilly Circus, peraltro di proprietà della corona, vidi passare la carrozza con la giovane regina. Ho avuto la sovrana molte volte ospite nei miei hotel: sarebbe sbagliato dire che fossi un amico o un suo conoscente, ma ho avuto di modo di incontrarla in tante occasioni ufficiali

L’occasione che ricorda di più?

Di sicuro quella dell’ “incidente” con mio padre. La Regina era ospite dell’Ambasciata Italiana. C’erano tanti ospiti famosi: a un certo punto Lord Forte si trova in un gruppetto con Sua Altezza e Luciano Pavarotti. Il famoso tenore, per mostrare simpatia, le disse che aveva un “sorriso incredibile”. Mio padre ritenne che avesse fatto un commento inadatto e non ammesso dal protocollo, (forse anche memore della spiacevole gaffe del presidente Sandro Pertini, Ndr) e allora intervenì per dirottare la conversazione. La Regina ascoltò con attenzione tutto quello che lui le disse, senza interromperlo, e poi come se nulla fosse si rivolse di nuovo a Pavarotti: “Cosa stava dicendo sul mio sorriso, maestro?”. Regina sì, ma anche una donna non insensibile ai complimenti

In effetti, vista da fuori, la Regina, così calata nel suo ruolo, appariva distante anni luce dalla vita dei comuni cittadini, come uno si immagina che sia un sovrano…

Assolutamente. Ma in privato era una persona molto arguta e seguiva anche il calcio. La sera di Cardiff, quando uscì dalla stanza dopo aver visto la partita, commentò con il nostro Direttore dell’albergo come lo United fosse stato bravo a vincere negli “Injury Time”: intendeva i tempi supplementari. Il Direttore si permise di correggerla: “Extra Time, Ma’am”. Lei non disse nulla, ma quando entrò in ascensore, dove l’aspettava Blair che usò pure lui il temine “Injury Time”, la Regina lo apostrofò benevolmente: “Extra Time, signor primo ministro”.

Anche le regine ascoltano e imparano dai sudditi.

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