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Elizabeth Warren, l’intellettuale Dem che sfida Trump con 20 piani sociali

Per «The Donald» è Pocahontas, in virtù dell’origine nativo americana. Per i colleghi di partito è una secchiona di grandi competenze ma carisma modesto. Eppure potrebbe sparigliare nella corsa alla candidatura democratica per la presidenza

di Marco Valsania


Trump contro Fed: tagli i tassi

9' di lettura

Si chiama Elizabeth Warren ma per Donald Trump è semplicemente Pocahontas. Il Presidente le ha scagliato contro i suoi strali, tra toni e soprannomi perfettamente attinenti all’immaginario di un certo populismo di destra. Per i colleghi di partito è una egghead, irritante testa d’uovo, una wonk, secchiona e grillo parlante che avrebbe autorità intellettuale da vendere ma inadeguata stoffa da candidato. Anche il caso a volte le sembra voltare le spalle.

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Nel sorteggio per il primo dibattito a Miami in Florida tra candidati democratici alle primarie, è finita nella prima serata, assieme ai nomi meno gettonati: da Corey Booker a Beto O’Rourke e al sindaco di New York Bill de Blasio. Mentre i big - Joe Biden, Bernie Sanders, Kamala Harris e il sorprendente 37enne «Mayor Pete» Buttigieg - si sfidano giovedì notte. La Warren, 70enne senatrice del Massachusetts e bandiera progressista che rivendica qualche lontano antenato indigeno suscitando le battute trumpiane, è emersa ugualmente con imprevista prepotenza tra gli affollati ranghi degli aspiranti democratici al mantello di sfidante di Trump alle urne del 2020. Warren scuote il partito democratico e, chissà, forse domani l’intera politica americana con la forza di un nuovo, imprevisto terremoto.

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Ha scalato i sondaggi, protagonista di un testa a testa con l’amico-rivale Sanders alle spalle di un Biden che brilla finora anzitutto di luce riflessa, quella di Barack Obama di cui è stato vice-presidente. E lo ha fatto a modo suo: non ha inondato i social media di curiosità e vacui presenzialismi, né ha tenuto fede al dogma che gli elettori vogliono solo slogan e che bisogna armarsi anzitutto di affermazioni generiche. Ha piuttosto schiacciato gli avversari sotto il peso d’una valanga proposte aggressive quanto chiare, ben spiegate, argomentate e seriamente documentate.

Sono già almeno una ventina le proposte dettagliate che ha sfoderato e pubblicatoo integralmente su Medium - contro una media di cinque o sei dei rivali diretti e due soltanto di Biden - attingendo ad un vasto network di esperti e studiosi veri dei problemi, che va ben al di là della tradizionale «industria» dei lobbisti. I suoi piani sono sicuramente controversi - e a volte attaccati come impraticabili o demagogici - ma una cosa è certa: sono impossibili da ignorare. «Warren has a plan for that», Warren ha un piano per questo: è diventata una onnipresente maglietta «virale» da campagna elettorale. E qualunque sia il destino della sua campagna hanno già ottenuto un evidente risultato: domina il dibattito, è diventata il politico al quale tutti devono rispondere e del quale tutti devono tenere conto. I suoi progetti parlano di cambiamento reale: dalle imposte sui grandi patrimoni alla scuola materna universale, dalla rottura dei monopoli hi-tech alla sanità per tutti dal cambiamento climatico e la green economy fino a quello che forse è oggi assurto a suo tratto distintivo, il suo invito alla mobilitazione dell’elettorato più giovane in difesa del suo futuro: la cancellazione dei giganteschi debiti degli studenti universitari e il diritto al college pubblico gratuito per gran parte degli americani. Tutto questo Warren ha messo nero su bianco abbracciando una sorta di populismo di sinistra ma evitando il terreno minato del «socialismo» in America. Un’etichetta che Sanders ha provato a sposare e che lei invece respinge affermando d’essere una «capitalista convinta» e sostenitrice del mercato, con le dovute e necessarie correzioni e controlli, come insegna il suo presidente preferito nella storia, il repubblicano ma leone antitrust Teddy Roosevelt.

Le tracce della sua influenza politica sono ormai ovunque, ultima tappa d’una lunga e accidentata strada che dall’infanzia piccolo borghese, disagiata e conservatrice a Oklahoma City l’ha vista trasformarsi in campione di dibattito al liceo e all’università, l’ha portata a una improbabile quanto brillante carriera accademica in legge impegnata in un movimento che sposava diritto e economia, studiando e lavorando sulle bancarotte delle famiglie, e l’ha infine convinta a correre e farsi eleggere senatore nel 2012 quale difensore dei ceti medi in crisi e alfiere della protezione dei consumatori. Un rapido viaggio tra i “titoli” che si sta adesso conquistando sui mass media mostra la sua meteorica ascesa da allora: «Elizabeth Warren is completely serious». È totalmente seria, tuona la rivista settimanale del New York Times in un lungo profilo appena uscito che cita la sua missione contro la «diseguaglianza di reddito, potere delle corporations, corruzione politica» e l’ambizione di diventare il «prossimo Presidente» degli Stati Uniti. La rivista Politico le ha dedicato molteplici storie quale protagonista della battaglia dei cervelli in corso nell’opposizione. Fuori dai media, le idee di Warren hanno ricevuto l’esplicito benestare di un gruppo dei più riflessivi tra i leader del business: una recente lettera a firma di una ventina di super-ricchi da Warren Buffett il co-fondatore di Facebook Chris Hughes, eredi della dinastia Disney e di quella degli alberghi Hyatt invoca più imposte sulla ricchezza citando proprio il piano Warren. Ma vediamoli i principali piani di Warren, a cominciare proprio da quello cruciale su imposte e fisco - indispensabile a finanziare la sua intera agenda.

Tasse
Warren alzerebbe le tasse sui patrimoni oltre i 50 milioni di dollari, interessando 75.000 famiglie - una ogni 1.700 - e rastrellando 2.750 miliardi di dollari in dieci anni. Una sovrattassa del 2% verrebbe applicata sugli asset sopra quella soglia e un addizionale prelievo dell’1%, portando la percentuale al 3%, su chi ha oltre un miliardo. L’idea è stata sviluppata dagli economisti Emanuel Saeza e Gabriel Zucman, dell’Università della California a Berkeley, noti per i loro studi sulla diseguaglianza. Per fare esempi, Buffett dovrebbe sborsare 2,5 miliardi l’anno in più; i discendenti dei Walton, eredi della fortuna di Wal-Mart, 1,3 miliardi ciascuno. «Per due centesimi per ogni dollaro potremmo pagare per l’assistenza sanitaria universale al bambini, l’asilo per tutti, l’università gratuita e l’eliminazione del debito studentesco per 43 milioni di americani e avanzerebbero mille miliardi», ha dichiarato.

Tech breakup
Il suo progetto prevede una legge che classificherebbe i colossi del settore con oltre 25 miliardi di entrate annuali come «plalform utilities», servizi di piattaforma, soggette a regolamentazioni e breakup per via antitrust. Nelle maglie della riforma cadrebbero di certo gruppi quali Amazon, Alphabet e Facebook. «Amazon Marketplace e Basics, l’exchange pubblicitario di Google, i suoi business e il motore di ricerca verrebbero separati». Apple finirebbe a sua volta nel mirino, ad esempio separando proprie app dalla gestione dell’App Store. Più in dettaglio alle piattaforme tech verrebbe proibita la partecipazione nel proprio marketplace, ad esempio Amazon che copia prodotti di aziende piu' piccole. E verrebbero disfatti merger considerati anti-concorrenziali: le acquisizioni di Whole Foods e Zappos da parte di Amazon; quelle di WhatsApp e di Instagram da parte Facebook e quelle di Waze, Nest e DoubleClick da parte di Google. Questo, nella sua visione, creerebbe pressione sulle grandi società tech per rispondere agli utenti dalle loro preoccupazioni, privacy compresa.

Infanzia
Prevede una rete di strutture per l'infanzia, con sussidi e controlli governativi, aperte a tutti i bambini in età pre-scolare. Il costo per le famiglie sarebbe proporzionale alla loro possibilità di pagare. Warren denuncia come l’assistenza ai bambini oggi divori tra il 9% e il 36% del reddito familiare, il 10% in media secondo Moody’s ma con grandi disparità a seconda del reddito.

Università e debito studentesco
Warren cancellerebbe, per un costo complessivo da 1.250 miliardi in dieci anni, il debito accumulato da studenti fino a 50.000 dollari per tutti coloro con un reddito famigliare entro i centomila dollari l’anno. Questo aiuterebbe subito il 95% dei 45 milioni di americani che oggi soffrono per i debiti contratti all'universita'. La candidata propone anche ingenti nuovi investimenti nell'istruzione per rendere gratuita l’iscrizione a corsi di laurea di due e quattro anni in università pubbliche, con nuovi aiuti anche per coprire costi abitativi, libri di testo e di altra necessaria assistenza per i redditi inferiori e le minoranze etniche. Il piano è stato elaborato con Thomas Shapiro, docente della Brandeis University e esperto di sperequazioni razziali nell’educazioni.

Sanità
Qui Warren si distingue meno dagli altri candidati, suscitando alcune critiche da ambienti progressisti che la vorrebbero più in prima linea: sostiene il progetto di legge Medicare-for-All sottoscritto da numerosi candidati democratici a cominciare da Bernie Sanders, una proposta di fatto di creare una sorta di sistema sanitario nazionale che assista tutti e abbia costi contenuti considerando la sanita' un diritto di base. Warren sottolinea come i costi medici siano casa di molte bancarotte familiari, tema a lei caro.

Industria verde
Il suo Green Manufacturing e il tassello essenziale del suo piano per economia e lavoro che ha battezzato come «Piattaforma per il patriottismo economico». E primo passo per il Green New Deal sostenuto dall’ala di sinistra del partito democratico, che coniuga sviluppo sostenibile e lotta al cambiamento climatico. L’industria verde richiederebbe investimenti per duemila miliardi in un decennio in ricerca, manifattura e esportazioni di tecnologia energetica ecologica. Un programma battezzato Green Apollo riceverebbe 400 miliardi per l'energia pulita. Contatti federali per 1.500 miliardi garantirebbero la domanda di innovativi prodotti made in Usa e cento miliardi verrebbero destinati a sostenere l’export di free tech all’estero come parte di un Marshall Plan per il clima che combatta le emissioni a livello globale.

Agricoltura
Warren seder anche qui anzitutto l'antitrust per aiutare i piccoli agricoltori. «Il consolidamento strangola le aziende agricole familiari», ha detto in un clima che vede i fallimenti delle fattorie aumentati del 30% nel Midwest l’anno scorso e il loro reddito dimezzarsi dal 2013 a oggi. E garantisce a colossi «immenso potere sul mercato». Ha promesso di disfare fusioni già avvenute nell'agri-tech quali Bayer-Monsanto, «che non avrebbe mai dovuto essere approvata», come anche Dow-Dupont e Syngenta-ChemChina. Nel mirino sono anche i colossi dei mattatoi e del trattamento delle carni, dove quattro società controllano il 53% del mercato. Warren ha attaccato in particolare Tyson Foods, leader nel pollame e derivati, che proprio in queste ore è stata messa sotto inchiesta da parte del Dipartimento di Giustizia per sospetto di manipolazione dei prezzi. Warren non chiede tuttavia l’abolizione dei sussidi al settore, circa 20 miliardi l’anno spesso criticati da analisti indipendenti come propagatori di nepotismo e distorsioni del mercato.

Imprenditori di minoranze etniche
Il suo piano prevede sette miliardi spesi attraverso u neonato Small Business Equity Fund parte di un inedito ministero, il Dipartimento per lo Sviluppo Economico. Fondi verrebbero elargiti sulla base di criteri federali ma con la partecipazione di stati e municipalità per assicurare che rispondano alle necessità delle comunità locali.

Casa
Il suo American Housing and Economic Mobility Act, fondato su una proposta di legge che ha già depositato in Congresso, prescrive investimenti da 500 miliardi in dieci anni per costruire, preservare, risanare appartamenti e palazzi a costi contenuti e destinati a famiglie con redditi bassi. Prevede di incentivare con qui capitali anche investimenti privati e un'analisi di Moody’s ha trovato che il piano ridurrebbe gli affitti - che oggi spesso consumano oltre il 30% del reddito familiare - del 10% in dieci anni e darebbe lavoro a 1,5 milioni di persone nel periodo considerato. I soldi per pagare il piano derivano da un tassa sulle eredità superiori ai 7 milioni di dollari, anziché oltre la soglia attuale di 22 - un cambiamento che riguarderà 14.000 famiglie l’anno.

Elezioni
Faciliterebbe la partecipazione al voto prescrivendo una registrazione automatica nelle liste degli elettori. Il giorno dell’apertura delle urne verrebbe dichiarato giorno di vacanza nazionale, sarebbe prescritto un periodo di almeno 15 giorni di voto anticipato, verrebbero allungate le ore con urne aperte e consentito il voto via posta. Il voto sarebbe consentito grazie a una autocertificazione, una dichiarazione giurata di identità, senza bisogno di altri documenti. Sarebbe vietato il gerrymandering, la possibilità per gli stati di ridisegnare le circoscrizioni elettorali per favorire un partito politico, una pratica adottata anzitutto dai repubblicani. Gli stati dovranno usare commissioni indipendenti per modificare le circoscrizioni parlamentari.

Il brain trust
La forza alle spalle di questa agenda è quella di un insolito «think tank» assemblato da Warren. Le sue proposte fanno leva su studi realizzati o pubblicati dai piu' diversi diversi centri accademici, che vanno dal Dusseldorf Institute for Competition Economics all’Upjohn Institute, dal Journal of Applied Business and Economics all’American Journal of Sociology. Si contano anche testi della Federal Reserve, come nel caso dell'Agricoltura. Il cuore del team vede protagonista come responsabile della squadra per le proposte politiche Jon Donenberg. Consulente dietro le quinte per i piani domestici è Ganesh Sitaraman, amico di lunga data e docente a Venderbilt. Ci sono poi Sasha Baker, ex vice capo di staff del Segretario alla Difesa di Barack Obama, Ash Carter, per la sicurezza nazionale. E Bharat Ramamurti, da sempre suo assistente al Senato ed esperto di Sec per le questioni finanziarie. È una squadra flessibile e che non teme di chiedere collaborazioni esterne. Ma soprattutto che dipende dalla dedizione ai dettagli e alla passione per le proposte politiche dell’ex campionessa di dibattiti, ex avvocato e docente e attuale aspirante alla Casa Bianca, Elizabeth Warren.

Riproduzione riservata ©
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    Marco ValsaniaGiornalista

    Luogo: New York, Usa

    Lingue parlate: Italiano, Inglese

    Argomenti: Economia, politica americana e internazionale, finanza, lavoro, tecnologia

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