Editoria

Elkann vuol comprare Repubblica: trattativa con Cir dei De Benedetti per rilevare Gedi

Il gruppo editoriale che pubblica, fra gli altri, La Repubblica, l'Espresso, la Stampa, Il Secolo XIX, 13 quotidiani locali e un polo radio pronto a passare di mano con la cessione di quote di Cir a John Elkann, attuale azionista con Exor al 6,26%

di Andrea Biondi


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Marco De Benedetti e John Elkann

3' di lettura

I fratelli De Benedetti pronti a vendere Gedi. Il gruppo editoriale che edita, fra gli altri, La Repubblica, l'Espresso, la Stampa, Il Secolo XIX, 13 quotidiani locali e un polo radio, si prepara a passare di mano con la cessione di quote di Cir a John Elkann, attuale azionista con Exoral 5,99% di quota sul capitale ordinario.

«Sono in corso discussioni con Exor concernenti una possibile operazione di riassetto dell’azionariato di Gedi che condurrebbe all’acquisizione del controllo su Gedi da parte di Exor. Il Consiglio di Amministrazione di Cir è convocato per il prossimo lunedì 2 dicembre per l'esame di tale possibile operazione e all’esito dello stesso saranno fornite al mercato le opportune comunicazioni», è il contenuto di una nota emessa da Cir in tarda serata.

A lanciare l’indiscrezione è stato il sito Dagospia segnalando un incontro avvenuto giovedì fra John Elkann e i fratelli Marco De Benedetti, presidente di Gedi, e Rodolfo De Benedetti, presidente della controllante Cir. Un incontro, questo, in cui si sarebbe giunti al finale di una trattativa cheavrebbe come punto di approdo il passaggio di tutta la quota Cir: vale a dire il 43,78% sul capitale ordinario.

Insomma ore febbrili per il destino del gruppo editoriale frutto dell’integrazione della Itedi di Fca e famiglia Perrone che portava in dote La Stampa e Il Secolo XIX, nel gruppo Espresso. Una fase finale di una trattativa che l’altroieri è stata preceduta da una visita di John Elkann a La Stampa, e da un colloquio con il direttore Maurizio Molinari.

Circostanza che unitamente all’indiscrezione ha portato il comitato di redazione a chiedere spiegazioni. Allo stesso modo gli organismi sindacali delle varie testate del gruppo Gedi si sono mossi dopo le indiscrezioni del pomeriggio che hanno dato corpo a voci che sul mercato circolavano da tempo.

In questa trama il momento di rottura è arrivato un mese e mezzo fa, con l’ingegner Carlo De Benedetti che ha fatto pervenire a Cir un’offerta per il 29,99% (quindi senza Opa) a un prezzo di 0,25 euro per azione.

Prezzo ritenuto irricevibile con uno strascico di polemiche fra padre e figli, con il presidente di Gedi, Marco De Benedetti a rispondere in maniera dura nel comunicato sui dati dei primi nove mesi del gruppo.

Sul fronte dei numeri al 30 settembre la società ha visto i ricavi in calo (-6%) a 441,5 milioni a causa della flessione di vendite (-4,8%) e pubblicità (-7%).

Il risultato netto è stato in rosso, con una perdita di 18,3 milioni dovuta alla cessione di Persidera e agli oneri di ristrutturazione. Al netto proprio di Persidera e oneri straordinari il risultato netto consolidato sarebbe positivo per 2,2 milioni .

L’operazione che vedrebbe Exor acquisire il controllo di Gedi con questo schema dovrà necessariamente passare attraverso un’Opa. Da qui poi occorrerà vedere il destino del gruppo e capire quanto reali siano le voci di uno spacchettamento.

Ad analizzare Gedi al primo semestre ci si trova davanti a una realtà in cui è la parte radio a far sorridere, al contrario di Repubblica e periodici (L'Espresso, National Geographic, Limes, Micromega e le Guide de L'Espresso) riuniti nella divisione “Stampa Nazionale”.

In mezzo la divisione “News Network”, con La Stampa, Il Secolo XIX e le testate locali che, come per la “Stampa nazionale”, mostra la corda sul fatturato, ma con risultato operativo positivo, seppur in forte calo. Il titolo Gedi ieri ha chiuso a 0,28 euro, in calo del 18,16% da inizio anno.

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