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Elliott interviene sul Credito Fondiario. Aumento di capitale da 120 milioni

L’operazione a supporto dell'intesa con BancoBpm su sofferenze e piattaforma. Il servicer al bivio tra fusioni e partnership industriale: tavolo aperto con Banca Ifis

di Carlo Festa


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Paul Singer CEO di Elliott Management Corp (Reuters)

2' di lettura

Elliott inietta altri 120 milioni di euro in Credito Fondiario. Il gruppo finanziario americano della famiglia Singer interviene con una robusta ricapitalizzazione sulla controllata italiana, che gestisce ben 45 miliardi di crediti problematici. L’operazione di aumento di capitale, secondo quanto risulta a Il Sole 24 Ore, è avvenuta nelle settimane scorse a supporto dell’operazione con la quale il gruppo Banco Bpm ha ceduto, nel dicembre scorso, a Credito Fondiario ed Elliott un portafoglio di non performing loan di valore compreso tra i 7 e i 7,8 miliardi di euro e il 70% della piattaforma di gestione dei crediti deteriorati.

Il fondo attivista guidato da Paul Singer, proprietario fra l’altro del Milan e titolare di una quota in Telecom Italia dove ha una rappresentanza di peso nel consiglio di amministrazione, dunque investe un’altra bella fetta di capitali sulla banca dove è entrato nel 2016 e dove attualmente possiede l’82 per cento del capitale mentre la quota restante fa capo a Tages e al management.

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Proprio su Credito Fondiario, ormai da qualche mese, sono focalizzati i riflettori del mercato. Il gruppo è infatti uno degli attori protagonisti del consolidamento, che è in atto nel settore dei grandi player attivi sul mercato dei crediti problematici. Nel mese scorso Credito Fondiario ha incaricato due advisor (cioè Goldman Sachs e Deutsche Bank) di valutare tutte le opzioni possibili (dall’Ipo, alle fusioni fino all’M&A) per la crescita: tanto che il dossier di Credito Fondiario è sul tavolo di tutti i maggiori player del settore. Alcuni operatori finanziari (circolano in particolare i nomi di Bain Capital Credit e Apollo) avrebbero mostrato interesse ad Elliott per acquisirne il controllo.

Tuttavia al momento nulla sarebbe stato ancora deciso in modo definitivo da Elliott, anche se un’ipotesi è in corso di esplorazione da parte di Credito Fondiario.

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L’opzione allo studio è infatti quella della creazione di una società comune con Banca Ifis, nella quale fare confluire le rispettive attività nei non performing loan: le due società hanno così sottoscritto due settimane fa una lettera di intenti non vincolante finalizzata a studiare la realizzazione di una partnership nei settori dell’acquisto e gestione dei crediti problematici.

Ora bisognerà vedere se le discussioni con Ifis saranno finalizzate o meno. In particolare, nella lettera d’intenti si delinea la possibile creazione di una nuova piattaforma in grado di operare lungo tutta la catena del valore della gestione dei portafogli di crediti deteriorati e presente in tutte le asset class in grado di competere con i principali player del mercato.

Le parti hanno assunto un impegno di esclusiva della durata di 60 giorni, durante il quale le stesse intendono proseguire negli approfondimenti e nelle valutazioni in corso, al fine di pervenire alla sottoscrizione di accordi vincolanti.

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