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Elliott investe 3,2 miliardi $ in AT&T e chiede cambio di strategia. Trump festeggia e attacca Cnn

Elliott, che ha in gestione 38 miliardi di dollari di asset, ha indicato che il suo investimento - e scommessa - in AT&T è il maggiore di sempre

di Marco Valsania


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3' di lettura

NEW YORK - Elliott Management, il grande fondo “attivista” che opera su scala globale - dagli Stati Uniti all'Europa e all'America Latina 3 all'Asia - ha oggi preso di mira con la sua più grande campagna di sempre il marchio della Corporate America AT&T, nella sua nuova forma di colosso multimediale nato dalla fusione del protagonista storico delle telecomunicazioni con il prestigioso contenuto di Time Warner.

Elliott, guidato dal finanziarie Paul Singer, ha reso noto di avere accumulato una quota di 3,2 miliardi di dollari nel gruppo e di volersi battere per dismissioni di asset considerati non strategici definendo la socoietà «profondamente sottovalutata». A Wall Street il titolo di AT&T ha guadagnato fino all'8% in risposta a ipotesi di riorganizzazione drastica delle attività.

Investimento record
Elliott, che ha in gestione 38 miliardi di dollari di asset, ha indicato che il suo investimento - e scommessa - in AT&T è il maggiore di sempre. Anche se non è certo il solo: ha condotto campagne efficaci in passato su scala internazionale che hanno coinvolto aziende quali EBay, SAP e Telecom Italia.

Le richieste e la strategia del fondo hedge a AT&T sono contenute in una missiva spedita ai vertici della società di Tlc e media, capitanati dal Ceo Randall Stephenson, e resa pubblica oggi, lunedì: Elliott indica di voler cercare di conquistare seggi nel consiglio di amministrazione con l'obiettivo di spingere il gruppo a concentrarsi sui cosiddetti «asset core» essenziali, che comprendono i servizi wireless.

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Tv satellitare in bilico
In gioco, stando a quanto indicato da Elliott, appare invece il destino in particolare della televisione satellitare DirectTv e della divisione messicana nella telefonia mobile, operazioni che non ricoprirebbero un rilievo strategico. Oltre alle cessioni, Elliott vuole che AT&T migliori i propri margini di profitto dando vita a tagli dei costi per almeno 5 miliardi, grazie a outsourcing, consolidamenti e ripensamenti di attività retail. E accusa l'organizzazione interna di AT&T di essere «burocratica». Il fondo stima anche l'impatto che a suo avviso le mosse che propone avrebbero sulle quotazioni azionarie: entro la fine del 2021, se realizzate, i titoli potrebbe valere più di 60 dollari, quasi il doppio rispetto ad oggi.

I dubbi sull’operazione Time Warner
Se Elliott è duro nelle critiche rivolte ad una delle grandi passate acquisizioni di AT&T, appunto quella di DirectTv, non è tenero neppure sulla più recente e teoricamente trasformativa conquista di Time Warner da 108 miliardi di dollari (debito compreso). Che vorrebbe fare entrare AT&T appieno, con l'arrivo in dote di case cinematografiche e del canale premium Hbo come del canale di informazione Cnn, nel settore caldo dei new media e dello streaming. La nuova divisione nata dalla fusione è stata ribattezzata Warner Media. Parlando dell'aquisizione, ha affermato che «AT&T deve ancora articolare una chiara ragione strategica perché deve possedere Time Warner». Di sicuro AT&T è reduce da cinque trimestri di delusioni nel fatturato durante gli ultimi otto bilanci.

Il gruppo è oggi diventato troppo vasto e con troppe differenze interne, stando a Elliott, per essere efficiente. «AT&T è un’eccezione nei termini della sua strategia di fusioni e acquisizioni. La maggior parte delle società oggi non cercano di costruire conglomerate», ha accusato. L'insieme delle acquisizioni realizzate da AT&T ha in particolare appesantito i bilanci dell'azienda con oltre 170 miliardi di debito netto a fine anno scorso.
Elliott accuse la societa' di deludente performance anche sul mercato azionario proprio a causa della sua strategia di acquisizioni, che l'avrebbero trasformata in una «disordinata collezione di business in lotta con concorrenti finanziariamente solidi, in mercati nuovi, con diverse regolamentazioni, e appesantita dalle ripercussioni finanziarie delle sue scelte». AT&T non ha al momento risposto al duro guanto di sfida lanciato da Elliott.

Singer e il suo fondo, come ricordato, sono saliti alla ribalta ripetutamente negli anni per le loro crociate nei confronti di aziende e per operazioni aggressive. Solo nell'ultimo anno il Wall Street Journal ha calcolato che hanno lanciato in media una campagna ogni due settimane, con obiettivi sul palcoscenico globale da Sempra Energy a Nielsen Holdings a Pernod Ricard.

Anche il Presidente Donald Trump ha deciso di intervenire nella vicenda vista l'alta posta in gioco: da sempre un critico di AT&T e della Cnn - l'amministrazione aveva cercato senza successo di fermare il merger con Time Warner per ragioni antitrust - si e' complimentato con Elliott. In un tweet ha detto che “e' un'ottima notizia vedere che un investitori attivista e' adesso coinvolto in AT&T”.

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