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Elliott in manovra su Telecom. Scende al 7% ma non molla la presa

Il fondo Usa riduce la quota del 2,7% ma conferma il sostegno al management

di Antonella Olivieri

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(Imagoeconomica)

Il fondo Usa riduce la quota del 2,7% ma conferma il sostegno al management


3' di lettura

Elliott scende appena sotto il 7% in Telecom (esattamente al 6,97%) dal 9,72% denunciato in precedenza. La variazione è stata comunicata alla Consob e segnala un’operazione realizzata lo scorso 18 marzo, quando il titolo aveva concluso la seduta poco sotto i 36 centesimi.

A quanto risulta il ridimensionamento della quota in Telecom è dovuto a un ribilanciamento del portafoglio del fondo attivista Usa che, prima della pandemia da coronavirus, aveva investito in asset per un controvalore di circa 40 miliardi di dollari.

Tuttavia, non sono attese ulteriori limature della quota che, nelle valutazioni fatte dal fondo di Paul Singer, consentirebbe di mantenere la posizione nelle assemblee della compagnia, come quando la partecipazione era superiore.

Non si tratta comunque, a quanto si apprende, del venir meno della fiducia nei confronti dell'ad Luigi Gubitosi (tra l’altro nominato in consiglio proprio dalla lista Elliott), né delle strategie impostate sia sul piano ordinario che straordinario.

Elliott nel suo manifesto aveva indicato quattro obiettivi chiave: sistemazione della governance, ritorno al dividendo, valorizzazione della rete e conversione delle risparmio. Può rivendicare di averne centrati due e mezzo su quattro.

Da questa estate tra Vivendi, primo azionista con una partecipazione di quasi il 24% nel capitale ordinario, e il fondo Usa è tregua. Telecom si è rivelata una partita complicata anche per un finanziere non certo di primo pelo come Vincent Bollorè. Vivendi, pur con l’etichetta di azionista strategico di lungo periodo, condivide con Elliott l’obiettivo di rivalutare l’investimento e anche sulla gestione dell’azienda è da tempo che da Parigi non arrivano più critiche.

Il ritorno al dividendo – 1 centesimo per le azioni ordinarie – è stato voluto da Gubitosi per dare al mercato un segnale di “normalità”, anche se ormai di normale nel contesto attuale è rimasto ben poco.

Quanto alla rete, la considerazione generale è che l’esplodere del coronavirus, che ha costretto tutti a casa, ha dimostrato quanto sia importante avere un’infrastruttura efficiente, che la fibra è il futuro, ma che la copertura nazionale è ancor affidata all’incumbent. Su Open Fiber la posizione dell’Enel, azionista al 50% della società sfidante con il restante 50% in mano a Cdp, non ha facilitato un accordo.

E nel frattempo Telecom ha trovato nel fondo di private equity Usa KKR un interlocutore interessato alla rete secondaria della compagnia, ancora prevalentemente in rame, da accompagnare alla transazione verso la fibra nell’arco di 15 anni a fronte di un rendimento più che allettante (prima del coronavirus si parlava del 9% annuo). KKR ha ottenuto l’esclusiva, ma è chiaro che in questa situazione non si sta spingendo per chiudere l'operazione che comunque necessita del passaggio preliminare dello scorporo societario della rete.

La conversione in ordinarie delle azioni di risparmio è invece un punto che non si è riusciti a toccare. Per un certo periodo, recentemente, la quotazione dei titoli senza diritti di voto è stata addirittura superiore a quella dei titoli ordinari.

Mentre dunque Elliot alleggeriva la sua quota, senza l'intenzione di ridurre l’impegno sulla partita Telecom, in Borsa il titolo è stato protagonista di un'evoluzione da brivido. Il 16 marzo le quotazioni erano scese addirittura sotto i 29 centesimi, mentre ieri – prima dell'aggiornamento Consob arrivato a mercati chiusi – Telecom aveva iniziato la seduta col piede sull'acceleratore superando in avio quota 42 centesimi per chiudere poi in progresso del 2,99% a 39,6 centesimi.

Considerazione generale: mentre in una prima fase lo sciacquone ha travolto l’intero listino, senza fare distinzioni, ultimamente c’è qualche segnale di maggior selettività. Le tlc europee con lo smart working hanno registrato un boom di traffico e per questo sono state “riscoperte”. Ciò detto, c’è chi non si stupirebbe se nell’azionariato di Telecom spuntasse qualche altro investitore rilevante, magari un operatore di tlc internazionale in grado di valutare l’opportunità industriale meglio di un finanziario. La Consob ha però abbassato all’1% la soglia informativa e comunicazioni in tal senso non sono ancora arrivate, mentre comunque su Telecom, oggi più che mai, insiste il golden power.

Per approfondire:
Telecom ci riprova sulla rete unica: avanti con Open Fiber e con Kkr
Coronavirus e smart working: raddoppia il traffico telefonico. Giga illimitati dalle Tlc

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    Antonella Olivieriinviato

    Luogo: Milano

    Lingue parlate: inglese, tedesco, olandese (familiare), comprensione di testi scritti in francese, spagnolo e portoghese

    Argomenti: finanza corporate, M&A

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