MEDIA

Elliott, primo successo del fondo attivista in AT&T: verso uno scorporo di DirectTv

La crociata di Elliot Management per costringere AT&T a rivedere la sua strategia di diversificazione nei media dà forse i primi risultati: i vertici del colosso di telecomunicazioni e media sarebbe pronto a sbarazzarsi di almeno una delle sue grandi acquisizioni degli ultimi anni, quella da 49 miliardi di dollari della televisione satellitare DirectTv completata nel 2015

di Marco Valsania


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3' di lettura

New York - La crociata di Elliot Management per costringere AT&T a rivedere la sua strategia di diversificazione nei media dà forse i primi risultati: i vertici del colosso di telecomunicazioni e media sarebbe pronto a sbarazzarsi di almeno una delle sue grandi acquisizioni degli ultimi anni, quella da 49 miliardi di dollari della televisione satellitare DirectTv completata nel 2015. Lo scorporo, o in alternativa un accordo per i merger del marchio con la rivale satellitare Dish Network, rappresenterebbe una drammatica marcia indietro per il chief executive Randall Stephenson, che ne aveva fatto un pilastro dell'espansione di AT&T. DirectTv, nonostante il declino del settore televisivo tradizionale, porta tuttora in dote significativo cash flow e abbonati.

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Elliott e il suo fondatore, il finanziere Paul Singer, hanno attaccato esplicitamente l'acquisizione di DirectTv, oltre a mettere in dubbio il valore delle piu' recenti conquiste di AT&T - il gruppo di content Time Warner per oltre 80 miliardi. Il grande hedge fund attivista, noto per le sue dure sfide al management di aziende in difficolta', ha di recente rivelato di aver accumulato una quota da 3,2 miliardi di dollari in AT&T e in una lettera al board ha chiesto proprio la dismissione di DirectTv. La considera una zavorra che pesa sulla valutazione del business, un'operazione dai “risultati dannosi”.

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Elliott vorrebbe che AT&T puntasse anzitutto sulla telefonia mobile e sul rafforzamento delle sue reti di tlc, un modello piu' simile a Verizon, anziche' scommettere su ambizioni multimediali, compresi progetti di sbarcare in grande stile nello streaming grazie all'arrivo delle produzioni targate Time Warner. Parlando dell'integrazione di Time Warner ha affermato che AT&T deve ancora evidenziare gli esiti positivi promessi.

    L'abbandono di DirectTv non e' cosa da poco. Finora i dirigenti di AT&T avevano considerato il marchio satellitare parte integrante delle strategie di diversficazione mediatica. L'operazione aveva trasformato il gruppo in un leader della PayTv e tuttora e' componente essenziale di un'attivita' che conta per il 27% delle entrate totali del gruppo, pari a 173,3 miliardi di dollari l'anno scorso. Ha milioni di abbonati - un buon numero dei 23 milioni di clienti di servizi di PayTv che comprendono anche canali in fibra ottica e online - sui quali AT&T vorrebbe far leva per battersi oggi con concorrenti del calibro di Netflix e Disney, reduce dall'acquisto di 21st Century Fox, nell'entertainment, come anche di Alphabet con la sua Google nella raccolta pubblicitaria.

    La convizione del valore di DirectTv era ancora forte nei mesi scorsi: il ceo Stephenson aveva rifiutato seccamente cessioni del provider satellitare nel corso della battaglia con l'antitrust federale per concludere la fusione con Time Warner. A DirectTv e' al momento legato anche il futuro dei vertici di AT&T: Stephenson, alla guida del gruppo da dodici anni, nei giorni scorsi ha segnalato di essere disposto uscire di scena l'anno prossimo promuovendo John Stanley, suo stretto collaboratore nonche' ex responsabile proprio di DirectTv, a direttore operativo, in pole position per la successione.

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    Elliott lancia numerosissime operazioni ogni anno, da investimenti in aziende a scommesse sul debito sovrano di interi paesi in affanno. Spesso sono iniziative aggressive, ma non sempre. A volte appaiono avere un atteggiamento piu' amichevole e cooperativo, legato alla convinzione che il management delle imprese sia quantomeno sulla strada giusta. E' il caso di un recente investimento per una quota inferiore al 3% nella Cnh, controllata della finanziaria degli Agnelli, la Exor. Elliot crede in una creazione di valore attraverso i piani di scorporo di Iveco.

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