telecomunicazioni

Elliott: status quo insostenibile, è tempo di cambiamenti per Tim

di Simona Rossitto

(REUTERS)

4' di lettura


Botta e risposta tra Vivendi e Elliott nello scontro per Telecom Italia. Dopo le dichiarazioni della media company francese del 17 aprile, il fondo americano scende in campo nuovamente: ribadisce che quello che serve al gruppo di tlc italiano è un «board di indipendenti», dice no a “un cda diviso per colpa di Vivendi” e afferma che per Telecom è arrivato il momento di cambiare registro. «Quando le autorità italiane affermano pubblicamente che Vivendi è un pessimo azionista, è chiaro – chiosa Elliott - che lo status quo è insostenibile. E’ tempo di cambiare in Telecom Italia». Dopo che Vivendi ha agito «nel suo esclusivo interesse a detrimento dei soci di Tim», ora ci vuole un «cda composto da amministratori veramente indipendenti che mettano al primo posto gli interessi degli azionisti».

Il fondo ribadisce: attuale ceo Amos Genish resti a guidare l’azienda

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Elliott vuole l’attuale ceo, Amos Genish, alla guida dell’azienda. Il fondo, che più volte ha ribadito di non ritenere responsabile l’attuale management della situazione in Telecom, anche oggi ha ribadito che la gestione «dovrebbe essere guidata dall'attuale ceo e da un consiglio di amministrazione piuttosto che da un singolo azionista»". E precisa di non essere riuscito a «identificare alcun esempio precedente di una societa' di telecomunicazioni che richiedesse a una societa' di media di controllare il proprio consiglio di amministrazione al fine
di creare valore per gli azionisti».

Oggi Amos Genish, in un’intervista al Sole 24 Ore, ha sottolineato che è «molto rischioso e dannoso per la società un conflitto prolungato tra gli azionisti». Ed ha aggiunto di essere pronto a restare ceo se il piano industriale verrà confermato.

Vivendi «ha fallito con governo italiano e autorità, anche nel caso Mediaset»

Nel j’accuse di Elliott nei confronti di Vivendi si sottolineano i problemi che la compagnia francese ha incontrato nel suo operato in Italia. In particolare Vivendi, secondo Elliott, non solo «non e' riuscita a cooperare con il regolatore e il governo italiano per Telecom Italia, ma anche nel suo precedente tentativo di acquisizione ostile di Mediaset». Peraltro, sottolinea il fondo, «il governo e le autorita' di regolamentazione italiane rappresentano una parte importante nel garantire che Telecom Italia sia ben gestita e in grado di svolgere il suo ruolo di spina dorsale delle infrastrutture di comunicazione italiane».
L'approccio industriale del gruppo Vivendi, in particolare, «ha avvantaggiato se' stesso» e le sue società. Inoltre, prosegue il fondo, «ci sono numerosi esempi che mostrano come Vivendi abbia agito nel suo unico interesse: incluso il blocco della conversione delle azioni di risparmio, le violazioni del 'golden power' e della Legge Gasparri, la nomina di amministratori non indipendenti,la nomina di manager con ruoli conflittuali come Michel Sibony».

Per il fondo «il cda e' gia' diviso a causa di Vivendi»

Una delle carenze individuate da Vivendi nel piano Elliott riguarda la possibilità che la strategia del fondo sia realizzata senza l’apporto di un cda compatto. Elliott oggi risponde che in realtà il cda è già diviso proprio a causa di Vivendi. «L'attuale consiglio - prosegue il fondo - e' tutt'altro che unito come dimostra il recente voto 10-5 sul contenzioso con i sindaci (i 10 amministratori che hanno votato a favore sono stati nominati da Vivendi)». Elliott «è d'accordo sul fatto che un consiglio di amministrazione diviso sia dannoso per la società e i suoi azionisti. Questa divisione rafforza dunque la proposta di Elliott di sostituire sei dei consiglieri nominati da Vivendi con nuovi consiglieri indipendenti e altamente qualificati nell'assemblea del 24 aprile».

«Vivendi è socio più grande, non 'principale'»
Elliott, tra l’altro, sottolinea anche come Vivendi, che ha il 23,9% di Telecom, non sia «il principale azionista» di Telecom, come si definisce la media company francese, ma sia solo «il socio più grande». Il fondo ritiene che gli interessi di Vivendi «non siano piu' importanti di quelli di altri azionisti di Tim». Elliott sostiene ancora che «gli azionisti necessitino di un consiglio congiunto, non di uno diviso e impantanato in un contenzioso con i propri sindaci. Gli azionisti meritano l'opportunita' di sbloccare un valore significativo sostenendo la proposta di Elliott, che inizia con l'elezione di un consiglio di amministrazione veramente indipendente il 24 aprile».

Le accuse di Vivendi

Martedì scorso la media company francese, in un position paper su Telecom Italia, ha affermato che Elliott, con il suo piano, vuole smantellare il gruppo italiano. Inoltre ha sottolineato come, a differenza del fondo, abbia «una visione di lungo termine» su un gruppo dove ha investito quattro miliardi di euro. Tra le criticità individuate nella strategia proposta dal fondo, l’azionista francese sottolineava come «Elliott non spieghi come quel piano possa essere implementato con un cda diviso. Non spiega neppure come intende imporre una nuova strategia ad Amos Genish e al suo team senza il supporto del principale azionista della società». Accuse oggi ribattute punto per punto da Elliott. Oggi, intanto, è in corso l'assemblea degli azionisti di Vivendi.

(Il Sole 24 Ore Radiocor)

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