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Elliott vince la sfida Usa su AT&T. In Italia stretta sulla rete unica

Dopo aver scalzato nel board Telecom il primo azionista Vivendi, nel maggio dell’anno scorso, grandi risultati ancora non li ha incassati, mentre il titolo si è adagiato poco sopra i 50 centesimi

di Antonella Olivieri


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(AFP)

3' di lettura

In meno di due mesi l’attivismo di Elliott ha pagato sul fronte AT&T, dove il fondo di Paul Singer ha già portato a casa un accordo di reciproca soddisfazione con il management. Ben diversa la storia - almeno nei tempi - sulla partita italiana delle tlc, dove Elliott dopo aver scalzato nel board Telecom il primo azionista Vivendi, nel maggio dell’anno scorso, grandi risultati ancora non li ha incassati, mentre il titolo si è adagiato poco sopra i 50 centesimi contro gli 86 centesimi che aveva raggiunto all’esordio in consiglio del fondo americano. Eppure anche da questa parte dell’Atlantico qualcosa si sta muovendo.

A settembre Elliott era entrata nel capitale del gigante Usa delle tlc, che capitalizza in Borsa oltre 280 miliardi di dollari, investendo (per una quota intorno all’1%) 3,2 miliardi di dollari, un bell’impegno - il maggiore di sempre - anche per un fondo che ha una dote di 38 miliardi di dollari. E aveva criticato la sua politica di acquisizioni - in particolare le “onerose” Time Warner e Direct Tv - riflessasi in un elevato indebitamento, oltre che la struttura di leadership e la governance. L’accordo raggiunto a inizio settimana è stato salutato dal presidente e ceo di AT&T, Randall Stephenson, come un «allineamento al 100%» degli interessi della società con quelli del fondo. Stephenson resterà alla guida del gruppo almeno fino a tutto il 2020, ma alla sua uscita l’organigramma di vertice sarà rispacchettato con un presidente e un ceo. In aggiunta, entreranno due nuovi consiglieri nel board, in sostituzione di due membri in scadenza di mandato nell’arco del prossimo anno e mezzo. Il primo, con esperienza nel campo della tecnologia e nel taglio dei costi, più a breve termine e l’altro, con competenze nei media, l’anno prossimo. Sia AT&T che Elliott starebbero vagliando i nomi di possibili candidati.

Ma le sollecitazioni del fondo si sono tradotte anche in un nuovo piano triennale di AT&T che promette la revisione del suo portafoglio di attività con dismissioni - tra i 5 e i 10 miliardi di dollari già il prossimo anno - e aiutare così il rientro del debito che ha raggiunto 153,5 miliardi di dollari alla fine del terzo trimestre. C’è l’impegno anche a cancellare nell’arco del triennio la parte del debito relativa all’acquisizione di Time Warner. Per ora non è in predicato invece la cessione dell’operatore satellitare Direct Tv.

Sul fronte Telecom, invece, le cose vanno ancora per le lunghe. Qualcosa però comincia a muoversi. In Italia ci sono segnali di accelerazione sul versante di Open Fiber, i cui azionisti - Cdp e Enel - stanno esplorando con la compagnia guidata da Luigi Gubitosi la possibilità di combinare le reti in fibra. Solo pochi giorni fa il sottosegretario allo Sviluppo economico, Stefano Buffagni, è tornato a sollecitare: «Serve andare avanti con la rete unica, senza farci condizionare da pochi manager, non si può fermare tutto». Già a settembre Telecom aveva sottoposto ai due azionisti della controparte una lista di fondi infrastrutturali contattabili per la società della fibra e disponibili eventualmente a rilevare la quota di Enel. Ultimamente, a quanto risulta, anche Cdp avrebbe sondato il settore degli investitori infrastrutturali per verificarne l’interesse. Un tentativo - così è stato interpretato - di accelerare sulla partita, considerato anche che Cdp, che ha il 50% di Open Fiber, ha anche quasi il 10% di Telecom per favorire il progetto rete unica e tuttora non è rappresentata nel board dell’incumbent. In Brasile, invece, il ceo di Tim Brasil ha dichiarato l’interesse a esaminare il dossier Oi, il travagliato gruppo nazionale delle tlc, che potrebbe mettere in vendita il suo operatore mobile, quarto sul mercato, che, per questioni di limiti regolamentari, potrebbe essere spartito tra i concorrenti.

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