marchiati a gesso i non idonei

Ellis Island, l’isola che accolse 12 milioni di migranti in arrivo negli States

di Nicoletta Cottone


L'accordo Ue sui migranti: accoglienza volontaria e navi Ong controllate speciali

3' di lettura

L’accordo raggiunto dai 28 nella nottata di giovedì al termine di una serrata trattativa prevede la creazione di piattaforme regionali di sbarco. Ancora non è chiaro se in paesi terzi o sul territorio Ue. Nasceranno, insomma, delle Ellis Islands del Mediterraneo, dove i migranti saranno portati, controllati e selezionati: dietrofront per i migranti irregolari e porte aperte per i rifugiati. Europa come America dunque? Con tante Ellis Islands? Ellis Island, all’ombra della Statua della libertà, è un’isoletta artificiale che dal 1892 al 1954 è stata la porta dei migranti per gli Stati Uniti. Oltre 12 milioni di uomini, donne e bambini a caccia del sogno americano.

Quasi la metà degli americani ha nella storia familiare una persona passata per Ellis Island
È stato stimato che quasi la metà degli americani di oggi può rintracciare nella propria storia familiare almeno una persona passata per Ellis Island. L’isolotto nella baia di New York, alla foce del fiume Hudson, è stato ampliato con i detriti degli scavi per la costruzione della metropolitana della Grande Mela e con le discariche provenienti dalla zavorra delle navi. Quando Samuel Ellis divenne il proprietario, intorno al 1770, l’isola aveva cambiato molte volte nome (Kioshk, Oyster, Dyre, Bucking e Anderson's Island). Ellis Island si sviluppò da un'isola sabbiosa a malapena sopra l’alta marea fino a diventare un sito sospeso per difendersi dai pirati, un porto fortificato pieno di munizioni e depositi di ordinanza: Fort Gibson.

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La stazione di ispezione dei migranti
Poi si trasformò nel 1892 in una stazione di ispezione per l’immigrazione per i milioni di migranti che arrivano negli Stati Uniti in fuga da guerre e fame, tutti tenuti ad esibire i documenti di viaggio che li avevano portati a New York. Ora l’isolotto è la sede dell'Ellis Island Immigration Museum, che racconta la storia delle migrazioni che hanno attraversato i Continenti per giungere negli States. Prima di allora, per circa 35 anni, lo Stato di New York aveva fatto transitare 8 milioni di immigrati per il Castle Garden Immigration Depot in Lower Manhattan.

La prima migrante una ragazza di 17 anni
Il primo migrante a passare da Ellis Island fu una ragazza di 17 anni, Annie Moore, irlandese di Cork, la prima dei 700 migranti che arrivarono il giorno dell’inaugurazione di Ellis Island, il 1° gennaio 1892. L’anno più impegnativo fu il 1907 con oltre un milione di persone approdate.

I passeggeri di prima e seconda classe esaminati sulle navi
Quando arrivavano le navi a New York i passeggeri di prima e seconda classe venivano esaminati a bordo delle navi, considerati abbastanza ricchi da non essere un peso per lo Stato. Molti all’arrivo indossavano i costumi popolari delle città d’origine. Negli anni '20 furono imposte restrizioni sulla percentuale di immigrati provenienti da vari paesi.

Il test dell’alfabetismo
Gli immigrati dell’Europa meridionale e orientale erano considerati inferiori a quelli provenienti dall'Europa settentrionale e occidentale. Fu previsto il test dell'alfabetismo e dal 1924 vennero approvate le quote d'ingresso: 17mila dall’Irlanda, 7.400 dall’Italia, cento di più dal Regno Unito, 2.700 dalla Russia. Il 1929 con la Depressione diede un taglio netto agli arrivi che scesero dai 241.700 del 1930 ai 97mila del 1931, fino ai 35mila nel 1932. Ellis Island fu anche un centro di detenzione per i rimpatri forzati.

Marchiatura a gesso per chi aveva bisogno di ulteriori accertamenti
I passeggeri più poveri delle navi, quelli in terza classe, venivano inviati sull’isolotto per le visite mediche e le ispezioni burocratiche. Alle prime visite mediche dei dottori del servizio immigrazione chi doveva subire ulteriori accertanenti veniva marchiato con un segno sulla schiena fatto con un gesso: PG per le donne incinte, K per l’ernia, X per problemi mentali e così via. Venivano inviati in locali ad hoc per accertamenti più radicali.

Vecchi, deformi e ciechi respinti
Secondo le regole «i vecchi, i deformi, i ciechi, i sordomuti e tutti coloro che soffrono di malattie contagiose, aberrazioni mentali e qualsiasi altra infermità sono inesorabilmente esclusi dal suolo americano». Risulta che solo il 2% degli immigranti furono respinti. Anche perché era immediato il reimbarco sulla stessa nave che li aveva portati negli Stati Uniti, che, in base alla legislazione americana, aveva l’obbligo di riportarli nel porto dal quale erano partiti.

I fortunati accompagnati al traghetto per Manhattan
Quelli che superavano il primo esame passavano alla sala dei registri per espletare la parte burocratica: nome, luogo di nascita, stato civile, destinazione, disponibilità di denaro, professione, eventuali carichi penali, riferimenti a conoscenti già presenti negli Stati Uniti. I fortunati ricevevano alla fine il permesso di sbarcare e venivano accompagnati al traghetto per Manhattan. Per vivere l’American Dream.

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