La svolta

Elmec, stampa 3D in aiuto alla rianimazione

Prima centro meccanografico, poi rivenditore di computer il gruppo varesino diventa provider Ict e scatta a nuovi record di fatturato

di Luca Orlando

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Il passaggio da rivenditori a fornitori di servizi ha necessitato parecchi investimenti soprattutto nelle risorse umane con l’assunzione di molti giovani.

Prima centro meccanografico, poi rivenditore di computer il gruppo varesino diventa provider Ict e scatta a nuovi record di fatturato


3' di lettura

«In effetti a quelle produzioni non avevamo pensato. Ma quelle mascherine ora servono e mi pare giusto provare a dare una mano». La rapida riconversione del reparto 3D di Elmec Informatica alla realizzazione di protezioni per i reparti di rianimazione è certo inattesa. E tuttavia, per l’azienda che Rinaldo Ballerio presiede, rappresenta solo l’ultima evoluzione all’interno di un percorso dove cambiamento e aggiornamenti strategici rappresentano più la regola che non l’eccezione.

Fondata nel 1971 dal padre di Rinaldo, Clemente Ballerio e da Cesare Corti, Elmec nasce per l’attività di elaborazione meccanografica, per trasformarsi in seguito in distributore di prodotti informatici. Progressivamente ha però cambiato pelle per aggiungere servizi alla propria offerta e diventare provider di soluzioni Ict per le aziende.

Scelta vincente, che ha portato il gruppo varesino a crescere fino a superare i 300 milioni di ricavi, realizzati da 700 addetti. «Ora al 98% in smart working - precisa Ballerio - eppure pienamente operativi per affrontare una domanda in crescita, in alcuni momenti persino esplosiva».

L’avvio della quarantena forzata per migliaia di aziende ha infatti spinto la domanda di connettività e reti smart che il gruppo è in grado di fornire, con un vero e proprio “assalto” alle ultime forniture di personal computer, diventati una sorta di Panda dopo lo stop produttivo in Cina. «Il fatturato di questi tempi non è un problema - aggiunge Ballerio - e se devo fare una stima il primo trimestre è anche oltre il budget, caso mai bisogna vedere cosa accade ai pagamenti. Ma ci penseremo più avanti. Intanto la nostra assistenza sta gestendo chiamate di supporto triple rispetto al normale: la priorità per noi è consentire alle aziende di continuare a lavorare, come stiamo facendo noi».

Per la spa la crescita continua ininterrotta da anni, con ricavi arrivati al record di 130 milioni di euro, che quasi certamente, nonostante la crisi, verranno superati nel 2020. Esito di un percorso che ha visto un’accelerazione degli investimenti, 40 milioni negli ultimi tre anni. Per realizzare tra l’altro una nuova sede “smart” con gli accorgimenti più evoluti in termini di domotica (le stanze ad esempio “sentono” la presenza delle persone misurano l’anidride carbonica, regolando di conseguenza luci e areazione) così come per ampliare il proprio data center, che al momento ospita dati di oltre 300 clienti.

«Per molti anni siamo stati soprattutto dei rivenditori - spiega Ballerio - e cambiare pelle per passare ai servizi ha richiesto una trasformazione profonda. Realizzata attraverso investimenti ma anche inserendo nuove competenze, soprattutto giovani. Fino a ieri mattina stavamo continuando ad assumere, per gestire la nostra crescita. Adesso si vedrà». Orizzonte incerto che tuttavia non ferma i progetti di sviluppo, che si orientano in direzioni diverse rispetto al core business. Ad esempio nella manifattura additiva. «L’obiettivo della nostra Fabbrica 3D - spiega - è quello di rappresentare una sorta di hub produttivo per le Pmi e non solo. Anche se la quota di ricavi qui è ancora marginale stiamo già lavorando con oggetti reali, ad esempio vaschette per insacchettare gli alimenti, oppure parti di occhiali. E a breve lanceremo un progetto ad hoc dedicate alle Pmi, in modo da avvicinarle ad un mondo che sta cambiando il modo di produrre». Come dimostra la stessa attività emergenziale appena attivata, per realizzare mascherine in poliuretano termoplastico da indirizzare in prima battuta al reparto di rianimazione dell’Ospedale locale di Busto Arsizio, dispositivo adattabile ad un filtro antivirale.

Così come certamente non prevista nella strategia è l’ultima iniziativa avviata insieme alla controllata Eolo, per fornire a bambini ospedalizzati o che comunque devono trascorre un lungo periodo di degenza a casa un collegamento in video streaming attraverso un tablet. Quando le scuole riapriranno sarà un piccolo robot (il progetto si chiama “Ivo va a scuola”) partecipare all’attività in classe e grazie alla connessione il bambino “remoto” potrà partecipare alla lezione come se fosse in aula.

Attività dettate dall’emergenza che si innestano in un percorso di sviluppo ampio, che vede nuovi investimenti nell’area della cybersecurity così come dei data center, per cui il gruppo continua a registrare una domanda crescente.

«La tecnologia è una delle chiavi per superare questa crisi - aggiunge Ballerio - e devo dire ad esempio che lo smart working è stata una sorpresa positiva. In un certo senso anche per noi, che dalla sera alla mattina abbiamo dovuto mandare tutti a casa, scoprendo però che le strutture funzionavano, così come l’organizzazione. Il paese da questo punto di vista resta spaccato in due, con molte aziende già pronte al mondo smart, anche culturalmente. E altre che invece non lo erano affatto. Ci sarà però a mio avviso una grande accelerazione: la sensazione è che dopo questa crisi, anche da questo punto di vista, potremo trovarci di fronte ad un mondo cambiato».

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