vivissime condoglianze

Elogio del contante (bis)


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1' di lettura

La settimana scorsa siamo scesi in campo in difesa del contante. Ma la battaglia ancora infuria. Ahinoi! Si crede, si spera e si è certi che farà emergere qualche evasore, ma il prezzo di codesta trasparenza sarà la perdita di gran parte della nostra libertà. Non soltanto per chi frequenta le signore e/o signorine di larghe vedute morali e di discrete pretese economiche (non crediate di abolirle: Sant’Agostino, ripreso da San Tommaso, avvertiva che senza di esse la società sarebbe ancora più marcia, come le case che cercassero di mondarsi abolendo la fogna). Il danno colpirebbe anche le piccole liberalità. Che so?, se si pagasse anche il caffè con il bancomat, questo Stato vampiro e imprevedibile potrebbe togliere l’assistenza sanitaria o aggiungere un lucroso ticket cardiaco a chi ne prendesse più del numero stabilito da lor signori. E lo stesso potrebbe fare contro merendine o bibite gassate. E gli oggetti da collezionismo? Altra catastrofe. Bisogna ammetterlo: troppe mogli, fidanzate, conviventi sono nemiche di libri, francobolli, trenini, monete e cose simili. Organizzerebbero un controllo spietato sugli estratti conto e addio innocenti passioni. Ma forse la prova più convincente della impareggiabile utilità del contante giunge dalla religione cristiana. Giuda non avrebbe mai accettato un pagamento elettronico perché sperava di farla franca incassando in nero i trenta denari (Matteo 26, 14-16). Certo, era anche un infame evasore, ma da quel contante nacque un progetto di fratellanza universale. Che ora si vorrebbe distruggere cominciando a monitorare anche la questua in chiesa, che i precisini del momento chiedono sia anch’essa versata per mezzo di un Pos.

(Modesto Michelangelo Scrofeo)

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