Lo spettatore

Elogio dell’alleanza tra allievi e maestri

Le «Istituzioni di diritto civile» di Alberto Trabucchi è diventato un classico con il contributo dei custodi e prosecutori

di Natalino Irti

(Drivepix - stock.adobe.com)

3' di lettura

Non è il consueto pensiero domenicale, ma piuttosto la celebrazione di un libro, giunto a cinquanta edizioni: libro, caro fin dagli anni remoti della giovinezza: le «Istituzioni di diritto civile» di Alberto Trabucchi, ora curato, con affettuosa devozione e consonante metodo, dal figlio Giuseppe. Sempre per i nitidi caratteri della vecchia Cedam.La «premessa» alla prima edizione reca: «Venezia, Pasqua del 1943». Appena entrato in vigore il nuovo Codice civile; oscura e dolorosa la tempesta della guerra; incerto il cammino politico del nostro Paese.

Alberto Trabucchi, allora sui trentacinque anni, raccoglie le lezioni svolte ai «volenterosi e vivaci studenti di questa Ca' Foscari, che ospita giovani eccellenti di molte regioni d'Italia». Libro, nato dalla scuola e concepito per la scuola, ma, come è destino delle pagine che attraversano il tempo, venuto ad allargarsi e arricchirsi: dapprima per mano dell'autore, poi con il contributo dei preziosi custodi e prosecutori.E così il manuale, pensato e dettato sulla laguna, assume fisionomia e prestigio di un “classico”. Una chiarezza assoluta, che talvolta cede (o cedeva) al bonario e all'ironico, su un ordito di alta dottrina e rigore concettuale.

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Nulla di banalmente divulgativo, nulla di volgare ed empirico. I giovani allievi o lettori sono messi dinanzi alla scienza del diritto, che è scienza, e non pratica mercantile o mistica intuizione, soltanto se viene costruita sul terreno del diritto positivo e ridotta a sistema di concetti. Altro modo di pensare non è dato all'autentico giurista.Fra le pagine del libro sembra di scorgere il volto sereno e saggio di Alberto Trabucchi, il quale ebbe ufficî pubblici di alto rilievo, ma si tenne sempre fedele all'immagine di maestro universitario. Quando si scorrono i trenta nomi di allievi, che «hanno contribuito all'aggiornamento del Manuale», si avverte il caldo sentimento di una scuola: sintesi di tempi diversi, linea continua tra l'oggi e l'ieri, voci l'una all'altra congiunte in coerenza di metodo e di vocazione.

Come famosi dipinti si attribuiscono a scuole o botteghe di grandi artisti, e se ne scoprono e accertano il tratto del disegno o i colori delle figurazioni, così è dei libri di scienza, sui quali è impressa l'orma di una scuola. Ciascun autore esprime e rivela sé stesso, e protegge la propria autonomia e libertà di pensiero, ma – per dirla con un motto di Goethe, altra volta rammentato su queste colonne - camminano nello stesso senso. Non percorrono vie opposte e contrastanti, ma la vecchia strada, che, nella sua lastricata saldezza, tocca nuovi paesi e si affaccia su nuove pianure. I giovani, formatisi sul «Trabucchi», o su altri rari classici, non abbandonano il libro dopo la prova d'esame, quasi oggetto o strumento ormai disutile, ma lo conservano con intima affezione: è parte della nostra vita, ne rileggiamo le pagine, ne risentiamo nella memoria le frasi più nette e incisive.

Si crede a torto che questa gelosa custodia riguardi soltanto manuali o antologie letterarie, a cui spesso ci rivolgiamo per conforto o consiglio dell'animo, ma non diverso è il rapporto con opere di scienza, che hanno lasciato traccia di modi logici e schemi argomentativi. Amava Leonardo definirsi «omo sanza lettere», e chiamava unica maestra la «sperientia», la quale prende forma diversa nelle singole discipline ed è racchiusa nei libri di fisici, chimici, ed altri studiosi della natura. Ma libri di scienza sono, come di sopra si è avvertito, anche i libri giuridici, nei quali si raccoglie la concreta «sperientia» delle leggi.

E dunque a essi, e alle Istituzioni cinquantenni del Trabucchi, si rivolge il nostro pensiero e pone ancora le ardue domande sulla convivenza.Nascosto, per dir così, dietro il genetliaco di un libro, questa meditazione domenicale ricanta l'elogio della scuola, e la feconda continuità, che stringe antichi o vecchi maestri e allievi capaci di sciogliersi dai lacci del presente, di guardare indietro e di trarre energie e incitamento dal passato.

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